Una nuova rete di servizi dedicati alle persone con disabilità prende forma in Calabria con il progetto “Centri Aperti. Vite Libere”, presentato questa mattina alla Cittadella regionale di Catanzaro dall’assessore al Welfare Pasqualina Straface. La misura strategica prevede la pubblicazione dell’avviso pubblico sul portale Calabria Europa per l’avvio e il potenziamento di 20 Centri Polivalenti distribuiti sul territorio regionale, con una dotazione finanziaria complessiva superiore ai 10,3 milioni di euro. L’obiettivo è creare una presa in carico globale e personalizzata, superando un approccio esclusivamente sanitario e puntando su autonomia, competenze, inclusione sociale e qualità della vita.
Durante la conferenza stampa, l’assessore Straface ha evidenziato il cambio di prospettiva alla base del progetto: non più soltanto servizi sanitari frammentati, ma una rete capace di accompagnare le persone nel loro percorso di vita. “Non più soltanto centri di salute mentale, non più prestazioni sanitarie frammentate o trattamenti clinici che considerano la persona un semplice paziente da riabilitare, ma una presa in carico globale, personalizzata e centrata sull’approccio bio-psico-sociale che restituisce dignità, attitudini, competenze, desideri, autodeterminazione e il pieno diritto di essere un cittadino protagonista della propria vita. Con l’avvio della rete dei Centri Polivalenti abbattiamo un muro storico e manteniamo una promessa solenne fatta alle famiglie calabresi”.
Ventidue? No, venti Centri Polivalenti: servizi diffusi in tutti i distretti sociosanitari
La nuova misura nasce dall’impegno assunto dall’assessore Straface insieme al presidente della Regione Calabria Roberto Occhiuto con le associazioni dei genitori e punta a garantire una maggiore equità nell’accesso ai servizi. I 20 Centri Polivalenti saranno collegati alle macroaree corrispondenti ai Distretti sociosanitari regionali, con il coinvolgimento dei Comuni capofila e delle realtà territoriali per raggiungere anche i centri più piccoli e le aree interne della Calabria.
Alla presentazione hanno partecipato la dirigente generale del Dipartimento per l’Inclusione sociale, la sussidiarietà e il welfare di Comunità Iole Fantozzi, la dirigente del Settore Disabilità e non Autosufficienza Maria Gabriella Rizzo e il dottor Giuseppe Geraci, rappresentante dell’assistenza tecnica che ha supportato la definizione dei bandi. Presenti inoltre il consigliere regionale Daniela Iiriti, il dirigente del Dipartimento Salute Francesco Lucia, la presidente di FISH Calabria Nunzia Coppedè, insieme ai rappresentanti degli Ambiti Territoriali Sociali, delle Aziende Sanitarie Provinciali, dei Comuni, degli enti del Terzo Settore, delle associazioni, degli operatori, delle persone con disabilità e delle loro famiglie.
Il progetto punta alla fascia 16-40 anni: “risposte concrete dopo la scuola”
Uno degli aspetti centrali del progetto riguarda la fascia d’età compresa tra i 16 e i 40 anni, spesso caratterizzata da una fase particolarmente delicata nella vita delle persone con disabilità. I nuovi Centri Polivalenti intendono infatti colmare il vuoto che frequentemente si crea dopo il termine della scuola dell’obbligo e nel passaggio dai servizi di Neuropsichiatria infantile a quelli dedicati all’età adulta, momento in cui molte famiglie si trovano ad affrontare da sole difficoltà organizzative e assistenziali.
La sfida principale sarà costruire una vera integrazione tra servizi sanitari e sociali. Le ASP garantiranno il contributo del personale sanitario per le attività abilitative e riabilitative, mentre gli Ambiti Territoriali Sociali, insieme agli enti del Terzo Settore, svilupperanno percorsi dedicati alle autonomie abitative, all’orientamento pre-lavorativo, allo sport, alle attività artistiche e teatrali, alle competenze informatiche, al parent training e al sostegno ai caregiver. Previsti anche accordi con istituti professionali, Centri per l’Impiego, enti di formazione, oratori, musei e strutture sportive.
Strutture aperte alla comunità, non luoghi di isolamento
I Centri Polivalenti saranno concepiti come spazi semiresidenziali aperti, pensati per favorire la partecipazione alla vita sociale e non come luoghi di isolamento. La Regione punta infatti a costruire ambienti nei quali le persone con disabilità possano sviluppare capacità e relazioni, offrendo allo stesso tempo un sostegno concreto alle famiglie e ai caregiver che quotidianamente affrontano il percorso di assistenza.
L’assessore Straface ha ribadito la volontà di superare un modello nel quale le famiglie erano spesso costrette a muoversi autonomamente tra difficoltà burocratiche e carenze territoriali. “Vogliamo superare per sempre un modello rigido in cui le famiglie dovevano combattere battaglie solitarie contro la burocrazia e dipendere dalle proprie possibilità economiche per garantire un diritto: da oggi sono i servizi a muoversi verso i cittadini e non viceversa”.
Nel suo intervento l’assessore ha sottolineato anche il valore umano del progetto, richiamando la necessità di guardare alla persona oltre la diagnosi. “Un ragazzo con autismo o neurodivergenza non è la sua diagnosi e non può essere confinato in una dimensione esclusivamente clinica. Conosciamo il carico quotidiano dei genitori e quella domanda che attanaglia la loro vita: ‘Che cosa accadrà a mio figlio quando io non potrò più occuparmene?’”.
“Centri aperti” e “Vite libere”: l’obiettivo è autonomia e futuro
Secondo Straface, il progetto deve essere valutato non soltanto sulla base delle risorse investite, ma soprattutto sui risultati prodotti nella vita quotidiana delle persone coinvolte. La finalità è accompagnare gli utenti verso maggiore autonomia, partecipazione e inclusione, attraverso percorsi costruiti sulle caratteristiche e sui bisogni individuali.
“A questo interrogativo le istituzioni non possono rispondere soltanto quando diventa un’emergenza, ma devono costruire risposte molto prima, aiutando le persone ad acquisire competenze, autonomia e dignità. ‘Centri aperti’ significa strutture spalancate allo sport, alla cultura, al volontariato e alla comunità; ‘Vite libere’ significa misurare il successo di questa politica non solo dalle risorse stanziate, ma dal coraggio di progettare e fare innovazione da parte degli Ambiti Territoriali, delle Aziende Sanitarie, dei Comuni e del Terzo Settore: costruiamo insieme risposte personalizzate per capire quante persone saranno realmente uscite dall’isolamento, conquistando un percorso di autonomia, partecipazione e futuro”.
Con la nascita della rete dei Centri Polivalenti, la Regione Calabria punta dunque a rafforzare il sistema di welfare territoriale, creando nuovi strumenti di sostegno per le persone con disabilità e per le loro famiglie. Un percorso che mette al centro la persona, la sua autodeterminazione e il diritto a vivere pienamente all’interno della comunità.
