In Calabria cresce la voglia di mettersi in proprio. Tra il 2022 e il primo semestre 2026 il numero dei lavoratori autonomi è passato da 122 mila a 148 mila: +21,7%. Una crescita che ha contribuito per oltre la metà all’incremento complessivo dell’occupazione regionale, portando il lavoro indipendente dal 23,3% al 26% del totale degli occupati, al di sopra della media del Mezzogiorno (24,2%) e di quella nazionale.
A confermare il dinamismo del settore è anche l’aumento delle nuove partita IVA, cresciute nel 2025 del 6,8% rispetto all’anno precedente, a fronte di una media nazionale dello 0,4%. È quanto emerge dal report di Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, “Il mercato del lavoro in Calabria: numeri e tendenze”, i cui risultati saranno presentati questo pomeriggio nel corso della Convention Nazionale, in programma a Reggio Calabria fino al 25 settembre.
Interessante notare che la crescita del lavoro indipendente – accanto a settori più tradizionali come commercio agricoltura e artigianato – coinvolge anche attività a elevato contenuto professionale: il 13,8% delle nuove partite IVA riguarda le attività professionali, scientifiche e tecniche e il 10,8% la sanità e l’assistenza.
Parallelamente, si rafforza la stabilità del lavoro dipendente: tra il 2022 e il 2025 i rapporti a tempo indeterminato sono aumentati del 14,5%, mentre quelli a termine si sono ridotti del 20,7%. Nel complesso il mercato del lavoro calabrese ha registrato tra il 2022 e il primo semestre del 2026 una crescita di quasi il 9% degli occupati complessivi, passati da 523 mila a 570 mila, più della media del Mezzogiorno (8,3%) e di quella nazionale (5,6%). La crescita occupazionale non cancella, tuttavia, i divari strutturali. Il tasso di occupazione si attesta, infatti, al 47,5%, il 16% in meno rispetto alla media italiana.
La regione continua così a registrare, insieme alla Campania, il tasso di occupazione più basso del Paese, a conferma delle difficoltà che ancora caratterizzano l’accesso al lavoro. Segnali incoraggianti arrivano, tuttavia, anche dal fronte giovanile: tra il 2022 e il 2025, la quota dei Neet tra i 15 e i 34 anni è scesa dal 32% al 24,3%.
Aumentano anche i giovani che scelgono di tornare in Calabria: nel periodo 2021-2025, per esempio, i rientri da Paesi diversi dall’Italia sono cresciuti del 37,5% rispetto al quinquennio precedente. Un segnale positivo che però non basta a invertire il saldo migratorio, con le partenze verso l’estero o altre regioni, che continuano a superare i rientri. La sorpresa del 2026 arriva, infine, dal lavoro femminile.
Nel periodo 2022-2026 le occupate calabresi sono cresciute di quasi il 12%, più della media del Mezzogiorno (10,5%) e del resto d’Italia (6,8%). Il dato che spicca, però, è l’incremento del 6% registrato nei primi sei mesi di quest’anno. Un’accelerazione che dovrà trovare conferma nei prossimi mesi e che, pur rappresentando un segnale importante, non cancella l’elevata inattività femminile.
“Il balzo del lavoro autonomo in Calabria racconta un territorio che torna a investire sulle proprie capacità e a creare nuove opportunità, non solo nei settori più tradizionali ma anche in quelli a più alta specializzazione. I numeri dell’occupazione giovanile e femminile, a loro volta, sono il segnale di un importante cambiamento in atto nel mercato del lavoro della regione. Per consolidare questi trend è necessario continuare a investire sul territorio, per creare ancora più opportunità. Solo così sarà possibile far crescere nuove generazioni di imprenditori, professionisti e lavoratori calabresi che punteranno sulla loro regione per una nuova stagione di crescita e sviluppo”. ha sottolineato Rosario De Luca, Presidente del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Consulenti del Lavoro.
