Al termine del Consiglio dei Ministri di ieri, il Governo Meloni ha annunciato l’abolizione del bollo auto. “A sorpresa”, secondo molti, seppur la misura rientri pienamente fra le politiche liberali del centrodestra. L’abolizione del bollo auto vale per un veicolo a testa, di piccola e media cilindrata. Non è un regalo indiscriminato: chi possiede una luccicosa Mercedes non avrà problemi a versare poche centinaia di euro l’anno, e infatti la misura non lo riguarda. Chi invece fatica ad arrivare a fine mese, con una utilitaria in famiglia, si vedrà alleggerire concretamente la busta. Se marito e moglie hanno due auto intestate separatamente, la famiglia risparmia su entrambe. Una misura pensata per i ceti medi e popolari, non per chi il bollo lo paga senza nemmeno accorgersene.
Il precedente Berlusconi e la logica della tassa senza servizio
Chi ha buona memoria ricorderà un altro caso simile: l’abolizione dell’IMU sulla prima casa, promessa da Berlusconi in campagna elettorale nel 2006 (elezioni perse), poi realizzata davvero nel 2008 (elezioni vinte). Anche in quel caso l’abolizione fu parziale, limitata alla prima casa e non a seconde e terze abitazioni, proprio come oggi il bollo auto viene cancellato per un solo veicolo a famiglia. La logica è identica: tassare il semplice possesso di un bene, senza che questo comporti alcun servizio in cambio. Il bollo auto, di fatto, funziona come l’Imu: paghi perché possiedi qualcosa (un’auto, una casa), non perché ricevi qualcosa in cambio. Cancellarla, dunque, non è un capriccio elettorale ma un intervento su una delle tasse più odiate e più considerate ingiustificate nel sistema fiscale italiano.
Le critiche (assurde) e la risposta del Governo
Siamo tutti d’accordo che pagare meno sia qualcosa di positivo. Tutti, tranne chi, in ogni caso pagherà meno, ma deve muovere critiche che, mai come in questo caso, risultano ideologizzate. Dalla sinistra si sono levate parecchie voci contrarie. Fra le obiezioni più gettonate c’è quella riguardo la durata: “un anno solo“, somiglia più a una sospensione con vista sulle prossime elezioni, che a un’abolizione, secondo Silvio Lai (PD) che l’ha definita “un’ingannevole operazione propaganda“.
Se davvero fosse una misura da capitalizzare in termini di voti alle prossime elezioni, nel caso in cui il centrosinistra dovesse vincere, potrebbe abolirla facilmente. Premesso questo, misure come queste (si pensi al taglio del cuneo fiscale sull’Irpef) nascono sempre con validità annuale, per poi essere prorogate e diventare strutturali. La stessa Meloni ha già chiarito la questione senza lasciare spazio a dubbi: “l’abolizione del bollo auto non vale solo per il 2027. Come il Governo ha già ampiamente garantito e ribadito, la misura è pensata per essere strutturale, quindi definitiva”.
Altra critica cavalcata con enfasi apocalittica dall’Opposizione: il presunto disastro per i conti delle Regioni, che incassavano il bollo auto. Anche qui, basta leggere quanto confermato dal Consiglio dei Ministri: lo Stato compenserà le Regioni per i mancati incassi con dei ristori. Le Regioni incassano di meno, ma quei soldi – che sono dei cittadini, non dello Stato – restano in tasca agli italiani.
Volevano “abolire la povertà”, hanno abolito la voglia di lavorare
Dal centrosinistra stanno facendo le pulci al governo Meloni perchè intende lasciare 3-400 euro in più nelle tasche delle famiglie normali, con auto di piccola e media cilindrata. A criticare sono le stesse identiche persone che, qualche anno fa, festeggiavano dal balcone di Palazzo Chigi l’approvazione del Reddito di Cittadinanza, con Luigi Di Maio che annunciava trionfante di aver “abolito la povertà“.
Peccato che il Reddito di Cittadinanza costasse quattro volte tanto l’attuale abolizione del bollo auto e che non abbia abolito assolutamente nulla, se non forse la voglia di alcuni beneficiari RDC di cercare un lavoro. Una misura enormemente più dispendiosa, enormemente meno efficace, celebrata con tanto di coriandoli mediatici.
Pasquale Tridico (M5S) si è preso la paternità della proposta, puntando il dito contro Meloni. Angelo Brutto (FdI) gli ha spiegato la differenza fra lanciare una proposta in campagna elettorale e renderla effettivamente operativa.
Un’altra scoppola l’ha presa Renzi. L’ex premier ha tirato in ballo la sua proposta datata 2016 e la critica della Meloni che scriveva: “è stato appena arrestato un sindaco PD e Renzi prontamente si collega a Facebook per annunciare che vuole abolire il bollo auto e tagliare l’Irpef. Il mago della distrazione di massa. È o non è un venditore di pentole?“. La risposta della Meloni è stata caustica: “bravo Matteo, oggi hai scoperto la differenza fra annunciare e realizzare“.
Potremmo continuare all’infinito. In Italia non si riesce a essere d’accordo bipartisan nemmeno su una norma che permette di far risparmiare i cittadini. Se poi a sinistra il bollo vogliono continuare a pagarlo, per ideologia, liberissimi di farlo.

