Si è conclusa nella serata di Ferragosto l’edizione 2026 della Vara di Messina, uno degli appuntamenti religiosi e popolari più sentiti dalla città dello Stretto. Una lunga processione, accompagnata da una folla imponente, ha condotto la monumentale “machina” votiva lungo il tradizionale percorso fino all’arrivo in piazza Duomo, davanti alla Basilica Cattedrale. Una giornata carica di immagini, emozioni e significati, raccontata anche attraverso le immagini di Strettoweb della Vara, capaci di restituire la forza visiva di una tradizione che ogni anno richiama migliaia di fedeli, cittadini, curiosi e visitatori.
Una Vara 2026 segnata dal lutto per la tragedia di Pistunina
La processione ha conservato intatta tutta la propria forza simbolica, ma il clima è stato profondamente condizionato da quanto accaduto a Pistunina. Il ricordo delle vittime e dei dispersi ha attraversato diversi momenti della giornata e ha trovato spazio anche nelle parole pronunciate al termine della processione. La festa religiosa si è così intrecciata con il dolore di una comunità colpita da una tragedia che ha inevitabilmente modificato il tono delle celebrazioni. La decisione di non far esplodere i fuochi d’artificio ha rappresentato uno dei segni più evidenti di questa scelta. Nessun finale pirotecnico, dunque, per un Ferragosto vissuto nel rispetto del lutto e nella vicinanza alle persone coinvolte nella tragedia.
La lunga marcia della “machina” votiva verso piazza Duomo
Il cammino della Vara di Messina 2026 è stato particolarmente lento in diversi tratti. Uno dei momenti più attesi è stato quello della cosiddetta “girata”, la delicata manovra che consente alla “machina” di imboccare via I Settembre e dirigersi verso il tratto conclusivo della processione. L’avvicinamento all’incrocio tra via Garibaldi e via I Settembre è avvenuto lentamente. Prima della manovra è stato necessario predisporre le corde e organizzare i tiratori, chiamati a coordinarsi in uno dei passaggi tecnicamente più impegnativi dell’intera giornata. Attorno alle 21:30, con ritardo rispetto alla consueta tabella di marcia, la Vara è riuscita a completare la “girata” verso via I Settembre, aprendo così la strada all’ingresso in piazza Duomo.
Il ricordo delle vittime e dei dispersi di Pistunina
Davanti alla Cattedrale sono risuonate anche le parole di padre Angemi, rivolte alle vittime e ai dispersi di Pistunina. Un riferimento che ha riportato al centro dell’attenzione la tragedia che ha segnato profondamente questa edizione della Vara e l’intera giornata di Ferragosto a Messina. Il momento è stato seguito dal canto di Emy Spadaro, che ha accompagnato l’arrivo del cippo davanti al Duomo. La conclusione della processione ha assunto così un significato ancora più intenso: alla gioia per l’arrivo della Vara si è sovrapposto il dolore per quanto accaduto, trasformando il tradizionale finale in un momento di partecipazione collettiva e memoria.
Niente fuochi d’artificio per la Vara di Messina 2026
Tra gli elementi che hanno distinto maggiormente l’edizione di quest’anno c’è stata la scelta di rinunciare ai fuochi d’artificio. Lo spettacolo pirotecnico, tradizionalmente associato alle celebrazioni di Ferragosto, non ha avuto luogo a causa della tragedia di Pistunina. Una decisione che ha cambiato il finale della giornata, rendendolo più sobrio e concentrando l’attenzione sul valore religioso della processione e sul ricordo delle persone coinvolte nella tragedia. La Vara di Messina 2026 si è quindi conclusa senza il tradizionale fragore dei fuochi, lasciando spazio alle campane, alle preghiere, ai canti e al raccoglimento.
La Vara continua a essere uno dei simboli più forti di Messina
Al di là delle circostanze eccezionali che hanno caratterizzato questa edizione, la processione del 15 agosto ha confermato ancora una volta il fortissimo legame tra Messina e la sua Vara. La monumentale macchina votiva continua a rappresentare molto più di un semplice appuntamento del calendario religioso. Attorno alla Vara si incontrano devozione, memoria, identità cittadina e partecipazione popolare. Lo dimostrano le migliaia di persone che anche quest’anno hanno seguito il percorso, aspettato gli strappi, osservato la “girata” e accompagnato l’arrivo finale in piazza Duomo. Ogni tratto del percorso diventa parte di un racconto collettivo che si rinnova di generazione in generazione, mantenendo intatto il proprio valore simbolico.
