La crescita degli arrivi turistici in Calabria è un dato positivo, ma non può essere considerata automaticamente la prova del successo del modello regionale. È questa la posizione espressa dalla Filcams Cgil Calabria in una nota firmata dal segretario generale Giuseppe Valentino, che interviene sulle recenti dichiarazioni dell’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese e, più in generale, sulle politiche messe in campo per il settore. “La Calabria registra una crescita degli arrivi turistici. È un dato. Trasformarlo automaticamente nella prova che il modello turistico regionale funzioni è, invece, una conclusione che la Filcams Cgil Calabria non condivide. Le ultime dichiarazioni dell’assessore regionale al Turismo Giovanni Calabrese, secondo cui la Regione avrebbe addirittura «messo la Calabria al centro del mondo», ripropongono una narrazione nella quale aeroporti, voli low cost, promozione e aumento delle presenze diventano la misura quasi esclusiva del successo”. Comincia così la nota del sindacato.
Il punto centrale sollevato dalla Filcams riguarda la capacità del turismo di generare ricadute reali e durature sul territorio, a partire dall’occupazione, dai salari e dalla possibilità per i calabresi di costruire il proprio futuro nella regione. “Ma più turisti non significa necessariamente più sviluppo. La domanda che poniamo è un’altra: quanto di questa crescita rimane realmente in Calabria e quanto migliora la vita di chi in Calabria vive e lavora? Perché mentre aumentano gli arrivi, i calabresi continuano ad andare via. Nel 2025 la Calabria ha registrato il più alto tasso del Mezzogiorno di trasferimenti verso il Centro-Nord. Mentre celebriamo chi arriva per trascorrere qualche giorno nella nostra terra, migliaia di persone continuano a lasciarla perché qui non trovano salari, lavoro e opportunità sufficienti per costruire il proprio futuro.
C’è poi un’altra contraddizione che non può essere ignorata. Secondo le recenti elaborazioni di Federconsumatori Calabria, una settimana a Tropea può arrivare a costare diverse migliaia di euro considerando soggiorno, trasporti e servizi. Nello stesso tempo diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie e si contraggono i consumi reali. Rischiamo così di costruire località turistiche nelle quali chi vive e lavora in Calabria non può più permettersi di essere turista a casa propria. È questo il modello che vogliamo? Una Calabria sempre più accessibile per chi arriva dall’Europa con un volo low cost, ma sempre meno accessibile economicamente per chi la abita? Una terra da promuovere, vendere e consumare per qualche giorno oppure un territorio nel quale il turismo diventa occasione di sviluppo duraturo, ricchezza diffusa e buona occupazione?”
Il richiamo alle imprese e le dichiarazioni di Occhiuto
Nel documento il sindacato registra con interesse anche le ultime dichiarazioni del presidente della Regione Roberto Occhiuto, che ha richiamato il sistema delle imprese turistiche alle proprie responsabilità dopo gli investimenti pubblici realizzati nel comparto. “Anche per questo registriamo con interesse il cambio di passo nelle ultime dichiarazioni del Presidente Roberto Occhiuto, quando richiama le imprese turistiche alle proprie responsabilità e sostiene che, dopo gli investimenti pubblici, anche il sistema privato debba fare la propria parte.
È esattamente uno dei punti che sosteniamo da anni. Ma la responsabilità delle imprese non può essere misurata soltanto attraverso nuovi alberghi, ristrutturazioni o servizi rivolti ai visitatori. Ed è proprio qui che la propaganda della Regione comincia a mostrare tutti i suoi limiti. L’assessore Calabrese continua a raccontare sui giornali una Calabria turistica trasformata, arrivando a sostenere che avremmo ‘messo la Regione al centro del mondo’. Il problema è che questo racconto viene fatto senza mai confrontarlo con chi quel turismo lo vive e lo fa funzionare ogni giorno. Non basta convocare gli imprenditori quando bisogna distribuire risorse o costruire misure per le strutture ricettive. Governare significa anche avere il coraggio di mettere a confronto interessi diversi e affrontare le contraddizioni che i numeri degli arrivi non raccontano. Abbiamo l’impressione che questo confronto venga evitato proprio perché, entrando nel merito, la propaganda rischierebbe di sciogliersi come un ghiacciolo al sole.”
Lavoro povero, contratti pirata e ricchezza che resta sul territorio
Secondo la Filcams Cgil, il vero banco di prova non è soltanto il numero delle presenze, ma la qualità dell’occupazione generata dal settore e la capacità della ricchezza prodotta di rimanere sul territorio. Il sindacato pone quindi una serie di interrogativi sul lavoro stagionale, sulle irregolarità e sulla redistribuzione economica. “Bisognerebbe infatti spiegare perché alla crescita degli arrivi non corrisponda una crescita altrettanto evidente della qualità e della durata del lavoro. Perché continuino a proliferare lavoro povero, irregolarità e contratti pirata. Perché i calabresi continuino ad andare via. Perché famiglie e lavoratori facciano sempre più fatica persino a permettersi una vacanza nelle località turistiche della propria regione. E soprattutto bisognerebbe misurare quanta della ricchezza prodotta dal turismo rimanga davvero nei territori e venga redistribuita nell’economia calabrese.
Sono queste le domande alle quali dovrebbe rispondere una politica regionale del turismo. Per questo non siamo interessati né alle celebrazioni né alla polemica politica. Contestiamo un modello. Un modello che misura il successo contando chi arriva, ma non guarda chi parte. Che finanzia l’offerta turistica senza interrogarsi abbastanza sulla qualità del lavoro che la sostiene. Che rende la Calabria sempre più raggiungibile da fuori senza chiedersi se stia diventando più vivibile per chi ci abita. Se davvero la Regione è convinta di avere realizzato una rivoluzione, smetta di raccontarsela da sola”, si chiude la nota firmata dal segretario generale della Filcams Cgil Calabria Giuseppe Valentino.
