“L’accordo raggiunto negli Stati Uniti sul caso Meta conferma quanto la tutela dei minori nell’ambiente digitale sia diventata una priorità che non può più essere affidata soltanto alle famiglie. Occorre agire contemporaneamente su educazione, prevenzione e responsabilità delle piattaforme”. Lo afferma Fulvio Scarpino, Presidente del Corecom Calabria e Vice Coordinatore nazionale dei Presidenti Corecom con delega al cybercrime, rilanciando l’esperienza di Corecom Academy in Tour, progetto nato in Calabria con l’obiettivo, previsto sin dall’origine, di costruire un modello replicabile su scala nazionale. Il protocollo tra Consiglio regionale, Corecom Calabria e Università Magna Graecia ha infatti strutturato il progetto come percorso di ricerca, sperimentazione e formazione sulla media education.
“La prima sperimentazione ha coinvolto circa 800 studenti”
“La Calabria ha avuto il merito di sperimentare per prima un percorso che affianca al patentino digitale una vera educazione affettivo-relazionale. Non rivendichiamo un primato fine a se stesso: abbiamo aperto una strada che vogliamo mettere a disposizione dell’intero Paese. La prima sperimentazione ha coinvolto circa 800 studenti; da settembre siamo pronti ad avviare una nuova fase destinata a raggiungere migliaia di bambini, ragazzi e famiglie e, contemporaneamente, a portare il modello fuori dalla Calabria”, rimarca. La vocazione nazionale era già contenuta nella programmazione del progetto, che prevedeva espressamente la sua estensione alle altre Regioni. Il percorso di diffusione nazionale è già stato avviato e la Campania rappresenta il primo territorio indicato per la progressiva replicazione dell’esperienza calabrese. Parallelamente prosegue la parte scientifica. Dopo la conclusione del primo ciclo nelle scuole, è stata avviata l’elaborazione dei questionari somministrati agli studenti, finalizzata a misurare l’impatto del percorso e a fornire dati utilizzabili nella costruzione delle future politiche di tutela dei minori. Il progetto è stato prorogato dal Corecom e l’Università Magna Graecia ha avviato nel luglio 2026 ulteriori procedure per le attività di ricerca.
“L’educazione non basta se le piattaforme non sono responsabilizzate”
“Il caso Meta rafforza anche un’altra nostra convinzione: l’educazione non basta se le piattaforme non sono responsabilizzate. Per questo rilanciamo la necessità di sistemi effettivi e rispettosi della privacy per la verifica dell’età dei minori. Il patentino deve educare, non diventare una patente per entrare nei social; alle piattaforme deve invece spettare il dovere di sapere quando stanno offrendo i propri servizi a un minore e di garantirgli conseguentemente un livello superiore di protezione”, spiega.
“Dalla Calabria è partita una sperimentazione. Ora deve diventare una rete. Da settembre vogliamo passare da centinaia a migliaia di ragazzi e, nello stesso tempo, dalla dimensione regionale a quella nazionale. È questo il contributo che la Calabria può offrire al Paese: non proclamare un primato, ma mettere a disposizione un’esperienza nata qui, verificarne scientificamente i risultati e farla crescere insieme agli altri Corecom”, rimarca.
