Le suppletive di Reggio Calabria? L’ennesima prova di forza: Cannizzaro mostra i muscoli (e non ha nulla da dimostrare)

Quando si è candidato personalmente - ed è inutile citare l'elezione a Sindaco, dove il successo è stato incredibile - o quando ha candidato qualcuno mettendoci la faccia, non c'è mai stata storia. Anche per questo, oggi, qualcuno scherza sul fatto che per le suppletive possa vincere il nome scelto da lui, chiunque esso sia, anche Topo Gigio

Una prova di forza continua, sin dai tempi delle elezioni provinciali. Poi la Camera, le Europee, le Regionali, le Comunali. La vita di Francesco Cannizzaro, perlomeno quella recente, è un continuo di prove di forza. Sempre, tutte, vinte. E anche in modo schiacciante. Soprattutto le ultime. Da quella per l’elezione a deputato alle scelte Giusi Princi e Salvatore Cirillo per Europee e Consiglio Regionale. Quando si è candidato personalmente – ed è inutile citare l’elezione a Sindaco, dove il successo è stato incredibile – o quando ha candidato qualcuno mettendoci la faccia, non c’è mai stata storia. Anche per questo, oggi, qualcuno scherza sul fatto che per le suppletive possa vincere il nome scelto da lui, chiunque esso sia, anche Topo Gigio.

Ah, sia chiaro: ovviamente Fabio Roscioli non è Topo Gigio. Non è l’ultimo arrivato, è amministratore di Forza Italia. Una scelta che ha stranito i vertici del partito a livello nazionale, ha detto Cannizzaro nel punto stampa odierno. Una scelta, altresì, che all’inizio ha stupito anche lo stesso Roscioli, il quale pensava – al momento della proposta – che il segretario regionale scherzasse. Ma, tornando all’incipit iniziale, questa per Cannizzaro è l’ennesima prova di forza.

Una prova di forza che, va detto, è inserita all’interno di un contesto in cui Cannizzaro non ha proprio nulla da dimostrare. O, perlomeno, non dovrebbe essere così. Anche se, in politica, è come nello sport: segni 30 gol in un anno, 33 l’anno dopo, 35 l’anno dopo ancora, ma se al quarto anno ne segni “solo” 20 hai fallito. Certo, poi c’è chi ha sempre il dito puntato: “eh, ma Roscioli non è del territorio”. Vero. Ma, se qualcuno mai volesse mettere a paragone questa scelta con quella che fu allora di Nino Minicuci – la decisione per il candidato alle penultime Comunali arrivò direttamente dalla Lega, da Roma – non è affatto così. Cannizzaro lo ha ribadito, ricordato, confermato. Anche più volte. Almeno tre in mezz’ora.

La scelta non è calata dall’alto, non è di Roma, non è di Tajani, non è dei vertici nazionali. E’ di Cannizzaro. Anche perché, e questo è un dato di fatto, Cannizzaro è tra i vertici nazionali del partito. E’ tra coloro che più contano, soprattutto in un’area, quella calabrese, in cui Forza Italia ha tantissimo consenso. Quella di Roscioli è una strategia, voluta. Anche questo Cannizzaro lo ha ribadito: avrebbe potuto dimettersi tra qualche settimana, evitando così le suppletive. Non lo ha fatto per scelta. Dimissioni prima, voto, chi lo sostituisce lo farà solo per qualche mese. Perché in Primavera ci sono le politiche e, lì sì, non ci saranno candidati “esterni”, in Forza Italia (neanche Claudio Lotito, concetto ribadito rispetto all’operazione Reggina). Saranno tutti calabresi. E a deciderlo, ancora, sarà Cannizzaro, segretario regionale. Che, ribadiamo, non ha nulla da dimostrare.

Certo, l’irruzione di Futuro Nazionale, nello scenario politico nazionale, ha di certo un po’ sparigliato le carte, ma la scelta degli azzurri oggi è chiara: prendere le distanze dalle posizioni di Vannacci, oggi definite “sovraniste” da Cannizzaro. Però, se c’è qualcuno che ha qualcosa da dimostrare, di certo quello è proprio Futuro Nazionale. E’ sulla scena da poco e le suppletive a Reggio sono il primo vero banco di prova. Se dovessimo pensare al candidato, beh, qualche dubbio sovviene. E non per la persona o il politico Giannetta, né per la sua scelta, bensì per i valori del partito stesso. Un uomo storicamente legato a Forza Italia, partito moderato e democristiano, negli ultimi anni anche vicino a posizioni più aperte e progressiste – basti pensare ai ragionamenti su unioni civili o migranti – che viene scelto come candidato dal partito di Destra radicale, anche più a Destra di Meloni e Salvini. Qualcosa non torna. Chi ha fatto parte da una vita di Forza Italia ora appoggia un partito il cui leader si è definito contrario all’aborto e a determinati diritti omosessuali. Sì, ribadiamo: qualcosa non torna.