L’aumento dei costi energetici che sta investendo le imprese italiane rischia di produrre effetti ancora più pesanti in Calabria, dove un tessuto imprenditoriale composto prevalentemente da micro e piccole imprese deve fare i conti con margini più ridotti, minore capacità finanziaria e un mercato interno strutturalmente più debole. A lanciare l’allarme è Confesercenti Calabria, dopo i dati diffusi a livello nazionale dall’associazione. Tra giugno e agosto 2026, rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, la maggiore spesa sostenuta dalle imprese del commercio, della somministrazione e dell’accoglienza viene stimata in circa 870 milioni di euro, con aumenti delle bollette elettriche superiori al 40% e punte vicine al 50% per ristoranti e alberghi.
In alcuni casi gli incrementi hanno raggiunto addirittura il 90%.
“Questi numeri sono preoccupanti per tutto il Paese, ma dobbiamo essere consapevoli che lo stesso aumento percentuale non ha lo stesso peso in tutti i territori“, dichiara Claudio Aloisio, presidente di Confesercenti Calabria. “In Calabria partiamo da condizioni strutturali più difficili. Il nostro sistema produttivo è costituito in larghissima parte da imprese di piccole e piccolissime dimensioni, spesso sottocapitalizzate, che hanno una capacità molto inferiore di assorbire aumenti improvvisi dei costi. Per un’attività commerciale, un bar, un ristorante o una struttura ricettiva, migliaia di euro di spesa energetica aggiuntiva possono rappresentare la differenza tra riuscire a mantenere un equilibrio economico e trovarsi in seria difficoltà“.
Il problema, sottolinea Confesercenti Calabria, non riguarda però soltanto le imprese. L’aumento dell’energia investe contemporaneamente le famiglie e rischia quindi di produrre un effetto a catena sull’intera economia regionale. “È questo l’aspetto che ci preoccupa maggiormente“, prosegue Aloisio. “Da una parte aumentano i costi delle imprese, dall’altra diminuisce il reddito disponibile delle famiglie. E quando le famiglie sono costrette a destinare una quota maggiore del proprio bilancio alle bollette, inevitabilmente riducono altri consumi. Per il commercio, la ristorazione e i servizi significa subire contemporaneamente l’aumento dei costi e la possibile diminuzione dei ricavi“.
Una dinamica particolarmente pericolosa per una regione nella quale la debolezza della domanda interna rappresenta già uno dei principali limiti alla crescita. Sul fronte delle misure da adottare interviene Francesco Baggetta, direttore regionale di Confesercenti Calabria. “Non possiamo pensare di affrontare una situazione di questo tipo affidandoci esclusivamente alla capacità di resistenza delle singole imprese“, sottolinea Baggetta.
“Servono strumenti concreti, rapidi e facilmente accessibili, soprattutto per le micro e piccole attività che hanno minori possibilità di assorbire questi aumenti. Occorre intervenire sul costo dell’energia, sulla fiscalità e sugli oneri che gravano sulle bollette, ma nello stesso tempo bisogna rafforzare gli strumenti che consentono alle imprese di investire in efficienza energetica, autoproduzione e riduzione strutturale dei consumi“.
“È altrettanto importante“, aggiunge Baggetta, “che le misure siano calibrate sulla reale struttura del sistema produttivo calabrese. Un piccolo esercizio commerciale o un’attività di somministrazione non possono affrontare investimenti complessi con gli stessi strumenti pensati per imprese più grandi. Servono procedure semplici, incentivi realmente utilizzabili e un accesso al credito che consenta agli imprenditori di programmare gli interventi senza compromettere la liquidità aziendale“.
Confesercenti nazionale ha chiesto un intervento sulle componenti ASOS e sulla fiscalità dell’energia, sottolineando come il caro energetico rischi di trasferirsi sui prezzi finali e di alimentare nuovamente l’inflazione.
“La transizione energetica e la nuova instabilità dei mercati ci dicono che probabilmente non siamo davanti a un’emergenza temporanea“, conclude Aloisio. “Per questo dobbiamo smettere di affrontare il problema soltanto quando esplode. Occorre costruire strumenti strutturali che proteggano le imprese più vulnerabili e tutelino il potere d’acquisto delle famiglie. In Calabria questa non è soltanto una questione energetica: è una questione di tenuta economica e sociale“.
