“Nella notte tra l’8 e il 9 luglio la rete ferroviaria calabrese è andata in tilt. Le quattro linee esistenti (Salerno-Paola, Catanzaro Lido-Taranto, Sibari-Paola e Cosenza-Paola) sono state messe fuori uso contemporaneamente. Centinaia di passeggeri bloccati per ore nelle stazioni, bambini e anziani sopraffatti dal caldo, nessuna informazione, nessuna assistenza, nessun piano B. “Siamo qui come pecore” sono le state le disarmanti parole di un passeggero alla stazione di Scalea che sintetizzano perfettamente quello che è successo.
La versione ufficiale parla di “presunta matrice dolosa” per furto di cavi di rame. Gli inquirenti indagano. Ma permettetemi di fare quella domanda scomoda che nessuno vuole fare ad alta voce: è davvero credibile che ladri di rame abbiano colpito simultaneamente tutte e quattro le linee ferroviarie della Calabria nella stessa notte?“. È quanto dichiarato in una nota stampa a firma di Natale Giaimo, portavoce regionale del Movimento Sociale-FT Calabria.
“Salvini non ha avuto dubbi: ‘è terrorismo. Spero non ci siano motivi politici’. Questa è la sua versione. E quando il ministro dei Trasporti usa la parola terrorismo, significa che almeno lui sa che il furto di rame è una narrativa difficile da sostenere. Quattro linee contemporaneamente. In Calabria, nel pieno della stagione estiva e con la massima concentrazione di passeggeri turistici, non è un caso ma un’azione coordinata.
Il Movimento Sociale chiede che le indagini vengano condotte con la massima serietà e trasparenza e che i risultati vengano comunicati agli italiani senza filtri e senza ridimensionamenti. Se si trattasse di sabotaggio come la dinamica dell’accaduto vuol fare credere, i cittadini hanno il diritto di saperlo e se ci fossero motivazioni politiche, come Salvini stesso ha ipotizzato, è ancora più urgente che emergano.
Ma c’è un secondo livello di questa vicenda che merita attenzione e che nessuno sta affrontando con il dovuto rigore. La Calabria è la regione italiana con la rete ferroviaria più fragile, più antica, con i minori investimenti d’Italia. Quattro linee per una regione grande quanto la Lombardia di cui due definibili degne di questo nome. Un’infrastruttura che non ha ridondanze, che non ha sistemi di protezione adeguati, che non ha piani di emergenza reali. Come dimostrato dalla vicenda: basta toccare i cavi in quattro punti e un’intera regione rimane isolata.
Questo non è solo un problema di sabotaggio ma è il risultato di decenni di abbandono infrastrutturale del Sud da parte di ogni governo che si è alternato a Roma. È la fotografia di una Calabria trattata come periferia dell’impero che tratta i cittadini come pecore in un recinto, senza informazioni, senza assistenza, senza rispetto.
Il Movimento Sociale, con la propria assemblea programmatica nazionale ed il congresso tenutesi proprio a Lamezia Terme, ha posto il Sud e la Calabria al centro del proprio progetto politico. Puglia, Sicilia e Calabria come hub naturale del Mediterraneo e dell’Africa. La Calabria come testa del Sud, non coda dell’Italia. Una visione che richiede investimenti infrastrutturali seri e non promesse elettorali o ferrovie che si bloccano perché qualcuno ha tagliato un cavo.
Chi ha sabotato le ferrovie calabresi ha colpito il Sud nel momento più vulnerabile: ed i governi che negli ultimi lustri si sono succeduti possono sembrare complici di questo; con agosto alle porte, massimo flusso turistico, massima dipendenza dalla mobilità ferroviaria hanno colpito le famiglie, i lavoratori, i turisti, gli anziani. Ha colpito la Calabria. Le indagini facciano il loro corso. Ma la verità venga detta tutta, senza sconti e senza depistaggi“.
