Reggina, l’inchiesta sugli ultras: “Ballarino costretto a dargli soldi sotto ricatto per biglietti, maglie, coreografie e molto altro”, per la DDA c’è l’aggravante mafiosa

Reggina, i rapporti tra gli ultras e la proprietà di Ballarino nel mirino della DDA: contestati almeno venti versamenti tra il 2024 e il 2025, oltre alla gestione dei biglietti e alla consegna di materiale ufficiale. L’accusa ipotizza il metodo mafioso

Nei giorni scorsi, la Procura della Repubblica – D.D.A. di Reggio Calabria ha emesso tre DASPO, per la durata di cinque anni ciascuno con la prescrizione dell’obbligo di comparire presso la Questura durante lo svolgimento degli eventi, nei confronti di tre ultras della Reggina: secondo le carte dell’inchiesta, i tre avrebbero costretto la precedente dirigenza della società, quella guidata da Nino Ballarino, a versare periodicamente somme di denaro, giustificate anche con la necessità di pagare le spese legali degli ultras sottoposti a procedimenti penali o amministrativi, come il Daspo. Soldi che, secondo l’accusa, solo in minima parte sarebbero stati destinati alle attività del tifo organizzato. È quanto emerge dall’avviso di conclusione delle indagini preliminari notificato dalla Dda di Reggio Calabria, guidata dal procuratore Giuseppe Borrelli e dall’aggiunto Walter Ignazitto, a tre ultras accusati di associazione per delinquere ed estorsione aggravata dal metodo mafioso.

Secondo le indagini, coordinate dal sostituto procuratore Sara Amerio, i tre avrebbero costituito il gruppo “Diffidati liberi – Curva sud Reggio Calabria” ed esercitato pressioni prima sulla società La Fenice Amaranto e poi sull’As Reggina 1914, riconducibile appunto all’ex patron Antonino Ballarino e al presidente Virgilio Minniti.

Alla dirigenza sarebbero stati imposti anche il finanziamento di una coreografia, la consegna di abbigliamento ufficiale dei calciatori e l’affidamento della vendita dei biglietti per la Tribuna sud dello stadio Oreste Granillo. La gestione parallela dei tagliandi, sostiene la Dda, avrebbe consentito agli indagati di ottenere un ingiusto profitto e di favorire l’ingresso allo stadio di tifosi sottoposti a Daspo, senza un regolare biglietto e senza l’identificazione da parte degli steward.

Gli inquirenti hanno ricostruito almeno venti episodi, tra il febbraio 2024 e l’aprile 2025, nei quali i dirigenti avrebbero consegnato denaro agli indagati. La loro capacità intimidatoria sarebbe derivata dalla possibilità di mobilitare circa duecento tifosi attraverso contestazioni, striscioni, comunicati, campagne sui social e minacce di disertare lo stadio o organizzare manifestazioni, con possibili danni economici e d’immagine per il club. L’aggravante mafiosa è collegata alla forza intimidatrice del gruppo e alla vicinanza di alcuni suoi componenti ad ambienti criminali del quartiere Gebbione, sotto l’influenza della cosca Labate.