L’appello di Corbelli (Diritti Civili) a Papa Leone: “dopo Lampedusa venga anche a Tarsia a visitare il costruendo Cimitero internazionale dei migranti

L'appello di Corbelli (Diritti Civili) a Papa Leone: “dopo Lampedusa venga anche a Tarsia a visitare il costruendo Cimitero internazionale dei migranti, che darà dignità alla morte delle vittime dei tragici naufragi"

Dopo la visita di Papa Leone a Lampedusa, il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, rilancia un appello carico di valore simbolico e umanitario: il Pontefice venga anche a Tarsia, in Calabria, per visitare il costruendo Cimitero internazionale dei Migranti, definito da Corbelli come la più grande opera umanitaria al mondo legata alla tragedia dell’immigrazione. La notizia centrale è proprio l’invito rivolto al Papa affinché, dopo Lampedusa, faccia tappa nel luogo scelto per dare sepoltura dignitosa alle vittime dei naufragi nel Mediterraneo. Un’opera monumentale e umanitaria che, nelle intenzioni del promotore, dovrà diventare un ponte ideale tra Lampedusa e Tarsia, tra il luogo simbolo degli sbarchi e quello destinato alla memoria delle vite spezzate in mare.

L’appello di Franco Corbelli a Papa Leone dopo Lampedusa

Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha espresso apprezzamento per la visita del Pontefice a Lampedusa, sottolineando il valore delle parole e dei gesti compiuti sull’isola. Corbelli ha colto l’occasione per rivolgere pubblicamente, attraverso Facebook e dalle pagine dell’Altravoce-Il Quotidiano del Sud, un invito preciso a Papa Leone: recarsi anche a Tarsia per conoscere il progetto del Cimitero internazionale dei Migranti.

Corbelli ha apprezzato molto “la visita, le parole, le gesta di ieri di Papa Leone all’isola di Lampedusa, dove ha denunciato la tragedia epocale del popolo dei migranti e chiamato l’Europa alle sue pesanti responsabilità. Corbelli coglie questa occasione per rivolgere, oggi su Fb e dalle pagine dell’Altravoce-Il Quotidiano del Sud, un appello al Papa perché dopo Lampedusa venga anche a Tarsia, a visitare il costruendo Cimitero internazionale dei Migranti, la più grande opera umanitaria al mondo legata alla tragedia dell’immigrazione, che darà dignità alla morte di tutte quelle povere, sfortunate persone (uomini, donne e bambini) che perdono la vita nei tragici naufragi, mentre fuggendo da guerre, persecuzioni, carestie cercano una vita migliore, solo più dignitosa.”

La visita del Papa a Lampedusa e il richiamo all’Europa

Nel suo intervento, Corbelli collega direttamente l’appello per Tarsia alla visita di Papa Leone a Lampedusa. L’isola siciliana resta uno dei luoghi simbolo della tragedia migratoria nel Mediterraneo, punto di approdo, di speranza e spesso anche di morte per migliaia di persone in fuga da guerre, persecuzioni e carestie. Il leader del Movimento Diritti Civili afferma: “Papa Leone continuando sulla scia di quanto fatto dal suo grande e indimenticabile predecessore, Francesco, ha fatto ieri , con la sua visita a Lampedusa, una cosa bellissima, di straordinario valore umanitario , mandando un messaggio al mondo intero e richiamando L’Ue a fare di tutto per scongiurare queste tragedie”.

Dal piccolo spazio di sepoltura a Lampedusa al progetto di Tarsia

Corbelli richiama un momento particolarmente intenso della visita del Papa a Lampedusa: la preghiera e la deposizione di una corona di fiori nel piccolo spazio dedicato alla sepoltura di alcuni migranti, tra cui bambini senza nome morti durante le traversate del mare di Sicilia.

Il leader del Movimento Diritti Civili dichiara: “durante la visita è andato anche a pregare e deporre una corona di fiori nel piccolo spazio dedicato alla sepoltura di alcuni migranti, tra cui anche bambini senza nome, deceduti nelle drammatiche attraversate del mare di Sicilia. Partendo proprio da questo momento e questo luogo voglio dire al Pontefice che a Tarsia , dopo una lunga, ininterrotta battaglia, iniziata 13 anni fa, subito dopo la strage proprio di Lampedusa del 3 ottobre 2013, stiamo lavorando per realizzare e ultimare il Cimitero internazionale dei Migranti che, ricordo, sarà intitolato al bambino siriano Alan Kurdi, morto insieme al fratellino Galip e alla giovane mamma Rehana, agli inizi di settembre del 2015, su una spiaggia della Turchia”.

Il Cimitero internazionale dei Migranti come ponte tra Lampedusa e Tarsia

Il progetto del Cimitero internazionale dei Migranti di Tarsia viene presentato da Corbelli come una grande opera umanitaria e monumentale, destinata a cancellare la disumanità delle sepolture anonime e frammentate in piccoli cimiteri, soprattutto siciliani e calabresi.

Corbelli spiega: “l’opera, che rappresenterà una sorte di ponte ideale, di accoglienza e umanità, tra Lampedusa e Tarsia, sorgerà su una vasta area di quasi 30mila mq, una Collina della Pace, immersa tra ulivi secolari(che resteranno intatti), di fronte al Lago e al vecchio camposanto comunale, in parte ebraico, e a un tiro di schioppo dall’ex Campo di Concentramento fascista più grande d’Italia, quello di Ferramonti di Tarsia, luogo di prigionia, durante la seconda guerra mondiale, ma anche di grande umanità e solidarietà, dove nessuno degli oltre 3000 internati subì mai alcuna violenza e proprio per questo da me scelto come luogo ideale e fortemente simbolico, per la realizzazione grande opera monumentale, che cancellerà per sempre la disumanità di quei poveri corpi di migranti che continuano ad essere seppelliti in tanti piccoli cimiteri, quasi tutti siciliani e calabresi, senza un nome, con un semplice numerino che di fatto ne cancellano così ogni ricordo e riferimento per i loro familiari dei lontani Paesi del mondo che non sapranno mai dove andare un giorno a cercarli per portare un fiore e dire una preghiera”.

Una battaglia iniziata dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013

Il progetto del Cimitero internazionale dei Migranti nasce da una battaglia lunga e ininterrotta, iniziata dopo la strage di Lampedusa del 3 ottobre 2013. Quella tragedia, una delle più gravi nel Mediterraneo, ha segnato profondamente il dibattito pubblico sull’immigrazione e ha spinto Corbelli a promuovere un luogo unico di sepoltura, memoria e raccoglimento. L’obiettivo dichiarato è dare un nome, un luogo e una dignità alle vittime dei naufragi. Secondo Corbelli, i corpi dei migranti non possono continuare a essere dispersi in tanti piccoli cimiteri, identificati spesso soltanto da un numero. Il Cimitero internazionale dei Migranti a Tarsia vuole diventare un punto di riferimento per i familiari provenienti da Paesi lontani, che un giorno potrebbero cercare un luogo dove portare un fiore o dire una preghiera. In questa prospettiva, la visita del Papa avrebbe un valore non solo religioso, ma anche civile e universale. Per Corbelli, la presenza di Papa Leone a Tarsia contribuirebbe a dare visibilità mondiale a un’opera nata per ricordare le vittime e richiamare le istituzioni alle proprie responsabilità.

Il ruolo della Regione Calabria e del Comune di Tarsia

Nel suo appello, Corbelli ricorda anche il percorso amministrativo e finanziario del progetto. I lavori del Cimitero internazionale dei Migranti sono stati finanziati dalla Regione Calabria e realizzati dal Comune di Tarsia, guidato dal sindaco Roberto Ameruso. Il leader del Movimento Diritti Civili ricorda: “ricordo che i lavori del Cimitero internazionale dei Migranti, finanziati dalla Regione Calabria (inizialmente dall’ex Presidente Mario Oliverio e oggi dall’attuale governatore Roberto Occhiuto) e realizzati dal comune di Tarsia del sindaco Roberto Ameruso, erano iniziati, dopo 5 anni di interventi e appelli, pochi giorni prima del Natale 2028 e dopo poco più di un anno si erano fermati per l’arrivo, nel febbraio 2020, della pandemia e per l’esaurimento del primo finanziamento. Dopo altri anni di lotta siamo poi riusciti (grazie ad un nuovo contributo della Regione) a far riprendere i lavori nell’ottobre dello scorso anno”.

Il valore umanitario dell’opera e il messaggio rivolto al mondo

Il Cimitero internazionale dei Migranti viene presentato da Corbelli come un’opera destinata a parlare non solo alla Calabria o all’Italia, ma al mondo intero. Il suo significato va oltre la dimensione locale: riguarda il modo in cui le società europee scelgono di guardare alle vittime dell’immigrazione, ai morti senza nome, ai bambini scomparsi in mare, alle famiglie che non sanno dove piangere i propri cari. L’appello a Papa Leone si inserisce in questa cornice. Dopo la visita a Lampedusa, Corbelli chiede al Pontefice di raggiungere anche Tarsia, per unire idealmente il luogo degli sbarchi e delle tragedie del Mediterraneo al luogo della memoria, dell’accoglienza e della sepoltura dignitosa. La proposta assume un valore particolarmente forte perché arriva da una battaglia civile durata anni e legata alla volontà di restituire umanità a chi, anche dopo la morte, rischia di restare invisibile. Per Corbelli, il cimitero intitolato ad Alan Kurdi dovrà essere un simbolo permanente contro l’indifferenza e contro la disumanità delle sepolture anonime.

Da Lampedusa a Tarsia, la richiesta di una visita che unisca memoria e responsabilità

L’invito di Franco Corbelli a Papa Leone è quindi un appello morale, religioso e civile. Dopo Lampedusa, il leader del Movimento Diritti Civili chiede al Pontefice di compiere un altro gesto simbolico: visitare il costruendo Cimitero internazionale dei Migranti di Tarsia, luogo pensato per custodire la memoria di uomini, donne e bambini morti nei naufragi mentre cercavano una vita migliore. La visita del Papa, secondo Corbelli, potrebbe rafforzare il messaggio già lanciato da Lampedusa: l’Europa e il mondo non possono voltarsi dall’altra parte davanti alla tragedia dell’immigrazione. Il Cimitero internazionale dei Migranti, con la sua collocazione nella Collina della Pace e il suo legame con la memoria di Ferramonti, si candida a diventare uno dei luoghi simbolo dell’umanità, della solidarietà e della dignità dovuta anche nella morte. Per la Calabria, il progetto rappresenta una responsabilità e una missione: trasformare un luogo di memoria in un messaggio universale di accoglienza. Per Corbelli, la presenza di Papa Leone a Tarsia sarebbe il riconoscimento più alto di un’opera nata per dire che nessuna vita può essere cancellata da un numero e che nessuna morte può essere privata della dignità del ricordo.