“Il primo miracolo politico di Francesco Cannizzaro è già avvenuto: ha restituito la parola a Demetrio Delfino. Oggi Delfino si presenta come censore della nuova amministrazione, contestando i 10 mila euro spesi per portare il primo Consiglio comunale all’aperto e in mezzo ai cittadini. Ma la memoria politica non può essere utilizzata a intermittenza. Delfino è stato parte della stagione amministrativa di Falcomatà e, fino a quando è rimasto in Giunta, ne ha condiviso le scelte e le responsabilità politiche. Dopo essere stato allontanato dalla Giunta, invece, per anni abbiamo assistito a un silenzio che oggi contrasta con questa improvvisa attenzione verso ogni scelta della nuova amministrazione“. È quanto dichiarato dal prof. Simone Veronese, coordinatore di Reggio Protagonista.
“Dov’era questa indignazione mentre interi quartieri della città rimanevano senz’acqua? Dov’era mentre le strade si riempivano di buche, le periferie venivano abbandonate al degrado, le scuole affrontavano chiusure e difficoltà e la città era costretta a fare i conti con problemi di depurazione e scarichi fognari?
Delfino non può cancellare con un comunicato stampa la storia politica degli ultimi dodici anni. Prima è stato protagonista della squadra di governo, successivamente non ha rappresentato quell’opposizione forte e intransigente che oggi sembra voler interpretare.
Adesso scopre la parola “spreco” per una seduta del Consiglio comunale aperta alla città. Una scelta politica precisa del sindaco Cannizzaro: portare le istituzioni fuori dal Palazzo e consentire ai cittadini di partecipare direttamente all’inizio di una nuova stagione amministrativa.
Il problema di Reggio Calabria non sono i 10 mila euro utilizzati per organizzare un momento pubblico di partecipazione democratica. Il vero problema è l’eredità di una città che necessita di interventi profondi sull’acqua, sulle strade, sulle scuole, sulla manutenzione, sulle periferie e sui servizi essenziali.
Quindi benvenuto tra noi, consigliere Delfino. Il primo miracolo di Cannizzaro è proprio questo: dopo anni di silenzio, l’opposizione ha finalmente ritrovato la voce. Adesso, insieme alla voce, sarebbe opportuno ritrovare anche la memoria“, conclude Veronese.

