“Ritengo che l’assenza per 12 anni delle precedenti Amministrazioni alla commemorazione del 14 luglio sia stata un’azione ignobile e divisiva”. Lo dice senza mezzi termini, Demi Arena. L’ex Sindaco di Reggio Calabria ha avuto sempre molto a cuore la vicenda dei moti del 1970, della Rivolta di Reggio, per ciò che hanno caratterizzato e per come li ha vissuti. “La storia – afferma in un’intervista ai microfoni di StrettoWeb, commentando il ritorno di un Sindaco alla commemorazione, dopo 12 anni di assenza delle Amministrazioni Falcomatà – non può essere di parte, è storia, viene dagli atti e dai fatti. Il pregiudizio ideologico, sommato all’inettitudine amministrativa, all’arroganza e alla presunzione che ha caratterizzato l’azione di ‘mal governo’ della città, ha condotto Reggio in uno stato di degrado ed arretratezza mai raggiunto, distruggendo i simboli di una stagione di governo esaltante del centro-destra. Penso allo stato di abbandono delle statue di Rabarama, al fermo del tapis roulant, all’accantonamento del Museo del mare, poi riesumato e spacciato come un opera propria. Lo stesso trattamento è stato riservato ai martiri della Rivolta, giungendo perfino a cambiare i connotati all’Arena Ciccio Franco, denominata e citata in tutte le circostanze, come l’Arena dello Stretto”.
E’ un fiume in piena, Demi Arena: “un’impostazione che anche da un punto di vista culturale e storico – prosegue Arena – risulta anacronistica, perché i fatti del ‘70 sono armai unanimamente riconosciuti come una Rivolta di popolo, non solo dagli storici e dagli intellettuali, ma anche dai partiti di ogni colore, che a distanza di qualche decennio hanno fatto mea culpa per non averlo capito e per non aver contribuito a sostenere quella stagione”.
Lo scollamento dei giovani, il senso di appartenenza e quell’idea sul giorno del ricordo
Secondo l’ex Sindaco, l’assenza dell’Amministrazione da questo ricordo, negli ultimi 12 anni, ha portato anche al lento scollamento dei giovani dalla storia della città e dunque anche al mancato senso di appartenenza: “stiamo parlando di storia e va fatta una considerazione più profonda, che riguarda il tema dei giovani che vanno via, perché hanno perso la speranza, perché qui non trovano le condizioni per poter realizzare i propri sogni e soddisfare il bisogno primario, il lavoro. Ma credo che la scelta di abbandonare la propria terra sia adottata in maniera leggera, direi quasi obbligata, anche perché è venuto meno il senso di appartenenza, valore che è alimentato e corroborato dall’orgoglio di essere nati in una terra straordinaria, ricca di storia, cultura, bellezze naturali e grandi potenzialità. Se non si contribuisce a rievocare e a narrare nelle scuole la prestigiosa storia millenaria di Reggio, questo senso di appartenenza verrà sempre meno e sarà sempre più sopraffatto da condizioni economiche e lavorative che spingono ad andare via. Ecco perché ritengo sia indispensabile divulgare la storia della città, nella quale i moti del ‘70 costituiscono una pagina esaltante considerato che quella di Reggio è la più vasta rivolta popolare dal dopoguerra a livello europeo”.
E porta dentro il suo esempio personale. “Le mie scelte di vita sono state contrarie: io non sono andato via da Reggio, pur avendo avuto delle offerte importanti dopo la Laurea, proprio per i legami, per quell’attaccamento viscerale e quella voglia di riscatto che la Rivolta ha generato in chi l’ha vissuta “.
Arena avanza anche un’ipotesi, un’idea che magari può essere considerata per il futuro: “mi ha fatto molto piacere ascoltare il Sindaco che si è assunto l’impegno di realizzare il Museo della rivolta, decidendo anche di intestare alcune vie ai martiri della rivolta, idea proposta dal Comitato, riprendendo il cammino interrotto 14 anni fa. Poi c’è anche l’aspetto economico e divulgativo: queste iniziative potranno avere un risalto importante a livello culturale e potranno richiamarne di altre. Come, ad esempio, l’idea che il 14 luglio possa diventare il giorno del ricordo, una giornata che entri nella tradizione della nostra città, che sia un momento di riflessione alimentato da eventi culturali, che possa diventare volano di sviluppo anche in chiave turistica”.
Dai moti del 1970 allo scioglimento del 2012
Arena poi fa uno scatto in avanti, dai moti del 1970 alla sua stagione: “questi 12 anni non possono essere dimenticati, innanzitutto perla genesi drogata, perché chi ha vinto le elezioni allora le ha vinte per la seconda ingiustizia che la città ha subito dopo lo scippo del capoluogo”. E il riferimento, chiaro, è allo scioglimento del Comune di Reggio Calabria proprio quando lui era alla guida. “E’ una pagina dolorosa della storia della città, con delle conseguenze che stiamo ancora pagando a causa delle fallimentari amministrazioni che si sono succedute”.
Secondo l’ex Sindaco, ci sarebbero anche delle similitudini tra la rivolta e lo scioglimento: “Reggio Calabria subisce lo scippo del capoluogo dopo essere stata per millenni considerata come capoluogo, ma solo quando questi sono stati riconosciuti ufficialmente, alla nostra città è stato tolto. Idem nel 2012. Dopo un decennio in cui la città era riuscita a guadagnarsi una reputazione a livello nazionale, con dei sistemi differenti, utilizzando armi improprie che nulla hanno a che vedere con lo Stato di diritto, Reggio è stata decapitata e ricondotta al degrado del post Rivolta”.
Le prime settimane di Cannizzaro? “Non possono che essere positive”
E la discussione non può che spostarsi al presente: “c’è voglia di rinascere, di essersi liberati. La comunità è stata vittima ma anche carnefice di se stessa, perché nel 2020 la comunità doveva provvedere a cambiare e non l’ha fatto, sol perché non convinceva la scelta politica del CentroDestra. Quella colpa la comunità se la deve sentire addosso, perché è stata vittima ma anche carnefice di se stessa. All’epoca bisognava cambiare chiunque fosse il candidato a Sindaco”.
E adesso? Come si reputa l’inizio di Cannizzaro? “L’avvio della gestione non può che essere giudicato positivamente, sia per la scelta della Giunta, gli assessori esterni sono tecnici di valore e sapranno affrontare le emergenze e realizzare il progetto politico dell’Amministrazione, sia per come si sta muovendo. Vede: fare il Sindaco di Reggio non è una passeggiata, rientra tra ‘le operazioni impossibili’. Dipenderà molto dalla comunità, che dovrà mantenere quella voglia di rinascita che si percepisce in questa fase iniziale, i reggini dovranno sentirsi protagonisti e partecipi. I 10 anni del CentroDestra sono stati esaltanti perché la comunità si sentiva protagonista di quel percorso, un unicum con chi l’Amministrava, quindi è necessario che questo binomio si realizzi di nuovo. Bisogna andare avanti su un doppio piano: normalizzazione da una parte e sviluppo dall’altra”.
Rispetto all’annosa questione dei rifiuti, esplosa soprattutto dopo lo scioglimento, Arena fa notare: “non si può pretendere di cercare soluzioni facili e rapide a problemi atavici e difficili. Va dato il tempo all’Amministrazione per risolvere il problema, trovando il sistema più idoneo. Credo sia assurdo che qualcuno possa pretendere oggi che venga risolto in pochi giorni ciò che è accaduto in 12 anni in cui non si è nemmeno riusciti ad realizzare un’affidamento stabile del servizio, ci si è limitati a rinnovi di contratti capestro, di dubbia legittimità, scegliendo un sistema di smaltimento inadeguato che è miseramente fallito. Quindi a Cannizzaro va dato il tempo per trovare la soluzione più idonea, nessuno può pretendere che in una settimana questo problema si possa risolvere, questo vale anche per tutti gli altri servizi essenziali. Bisogna ripartire da zero, dalle macerie. Il lavoro è gravoso, i cittadini devono avere pazienza e fiducia. La reazione della comunità di non reagire più, di aver perso la speranza, è stato un elemento che ha danneggiato la città. Ed è anche per questo che bisogna resettare e ripartire”.
