Pep Guardiola. O tutto attaccato: PepGuardiola. In questi giorni è diventato come il nostro migliore amico, come nostro fratello: tutti a chiamarlo Pep. Un mese fa sembrava eresia, poi fake news e ora? Ora, forse, la (non) volontà di illudersi, o l’ostinazione nel pensare che sia operazione impossibile, portano il tifoso italiano a “nascondersi” dietro le frasi fatte. “Ma secondo voi Guardiola viene ad allenare l’Italia, per come è combinata?”. “Un allenatore che ha vinto tutto in Europa, e che si vuole pure riposare, sceglie proprio una Nazionale che non fa i Mondiali da tre edizioni di fila?” si legge in giro. Io penso che il solo fatto che si parli di Guardiola oggi in Italia, il solo fatto che questo argomento abbia anche superato l’interesse verso il calciomercato, tema solitamente caldo dell’estate, la dice lunga su tutto il resto.
La realtà è che Pep Guardiola è stato cercato davvero. E che ci sta pensando davvero. Pep Guardiola all’Italia. Pep Guardiola non ne sta facendo un discorso economico, ha detto Maldini smentendo le notizie circolate questa mattina su una richiesta di 20 milioni di euro di ingaggio. E noi pensiamo pure che Pep Guardiola non sia preoccupato all’idea di allenare un’Italia con meno talento di prima. Semplicemente, sente la responsabilità su un progetto che non si limiterà soltanto all’allenamento della prima squadra.
Perché lo sapete, immagino di sì, che se si fa un viaggio all’estero per parlare con Pep Guardiola non lo si fa nell’unico obiettivo di chiedergli: “sì bello, allenaci Locatelli, Barella e Retegui, portaci all’Europeo e poi come va va…”. Perché a questo punto confermiamo Gattuso o prendiamo il primo Pioli che passa, con tutto il rispetto
Se Giovanni Malagò sceglie una figura come Paolo Maldini, che ha accettato solo ed esclusivamente per avere un’effettiva operatività dentro la Nazionale – che non sia quella di ‘scalda sediolini’ in giacca e cravatta accanto al Presidente Federale durante una partita azzurra – allora sa che uno dei calciatori italiani migliori di sempre, con una leadership univocamente riconosciuta da chiunque e in tutto il mondo, va a cercare il migliore che c’è sulla piazza. Perché lo sa fare, perché sa che lo può fare. Perché va dal compagno e allenatore di mille battaglie Carlo Ancelotti e poi va dall’allenatore migliore oggi, il maestro, un rivoluzionario, un Professore. Non è italiano? E “stica…”.
Non sappiamo in quanti possano farlo, oltre Maldini. Per il suo carisma, per la sua storia, per la sua esperienza, per la sua serietà, per la sua preparazione, per la sua professionalità, per la sua intelligenza, per le sue idee. Perché sareste dei pazzi a pensare che Guardiola sia stato contattato nell’unico obiettivo di chiedergli di allenare la prima squadra per centrare la qualificazione agli Europei, come uno Spalletti qualunque. Sarebbe folle. Sarebbe folle pensarlo. E infatti non è andata così. Malagò l’ha detto chiaramente: “se io qui ho una prospettiva di almeno 6 anni, Maldini guarda a 8-10”.
Bene, e allora lo dico senza paura: se dovesse arrivare Guardiola all’Italia, baratterei un’altra mancata qualificazione, magari al prossimo Europeo, nell’obiettivo di arrivare al Mondiale 2030, e poi al Mondiale 2032, in una situazione almeno simile a quella in cui si è trovata la Spagna prima di diventare grande. Perché è questo che a Guardiola hanno chiesto ed è su questo che deve basarsi la ripartenza dell’Italia. Doveva essere così 12 anni fa, forse anche prima, dopo i primi campanelli d’allarme dei Mondiali 2010 e 2014. E invece non si è mai fatto: Conte (solo per due anni), Spalletti e Gattuso. Mancini unica vera salvezza, con una reale idea e costruzione, ma che ha riguardato solo la prima squadra. Una vittoria non casuale, ma fine a se stessa, isolata, per far tornare la Nazionale dove era prima.
Per questo a Guardiola non chiediamo (e non lo hanno fatto Maldini e Leonardo) di portarci all’Europeo e magari anche di vincerlo per poi tornare a casa sua. Chiediamo una crescita che parta dalla mentalità, dall’idea, dalla cultura, dall’insegnamento, dalla pazienza, dalla calma, dalla costruzione. Dal basso, e non solo tatticamente parlando. Una cultura che influisca sin dai piccoli azzurri e che arrivi in fondo. E che coinvolga, perché siamo sicuri che una scelta del genere lo farebbe, anche i club, il loro modo di giocare, le loro scelte, le loro idee.
Guardiola all’Italia sarebbe un sogno, una rivoluzione, un qualcosa che neanche forse – oggi – si potrebbe immaginare. Io ci credo, lo spero. Mi stuzzica l’idea di vederlo ct azzurro, mi stuzzica l’idea che forse solo uno come Maldini poteva pensarci, cercarlo e andare a parlarci. Mi stuzzica l’idea che solo lui potrebbe convincerlo. Magari non ci riuscirà, ma è già un successo. E magari sarà un successo vero anche quando lo vedremo sulla panchina azzurra.
Per il resto, pensiamoci dopo. Alle critiche, alle prime sconfitte, alle prime scelte. Il solo fatto di parlarne, significherebbe ritrovarsi Pep all’Italia. Poi lasciate fare a lui: la premiata ditta Maldini-Guardiola per un rilancio che riporti l’Italia lì dove è stata per 80 anni.
