“Genocidio in spiaggia”, il reggino Monteleone nel mirino dell’USIGRai: su Gaza non c’è da sindacare… e il sindacato censura

Il giornalista reggino Antonino Monteleone finisce nel mirino dell'USIGRai, sindacato dei giornalisti Rai, per un pensiero espresso sui social riguardante il genocidio a Gaza: scoppia la polemica

Fin dai primi momenti della guerra a Gaza è apparso chiaro che il conflitto nelle Striscia andasse decisamente oltre i canoni classici a cui eravamo abituati. Si parla di una guerra combattuta sul campo da Israele contro una realtà terroristica e sanguinaria come Hamas, ma anche di una battaglia parallela che viene condotta a colpi di informazione. E se sul campo Israele ha sempre mostrato una (logica) superiorità schiacciante, a volte anche abusandone nella misura, sui media a spuntarla sono stati i terroristi. Come sia possibile che nel civilizzato occidente si dia ragione a dei tagliagole, responsabili del 7 ottobre, è qualcosa di inconcepibile e che forse non avrà mai risposta.

Detto questo, la propaganda di Hamas, alimentata dai megafoni della sinistra anti-Trump e anti-Israele, da influencer incapaci di trovare la Striscia sulla mappa, cantanti, attori e pensatori radical chic, ha contribuito a creare un pensiero unico su quanto sia accaduto a Gaza negli ultimi mesi, riassunto sommariamente con una parola: genocidio. E guai a chi osa dire il contrario.

Ne è un chiaro esempio quanto sta accadendo in questi giorni ad Antonino Monteleone, giornalista reggino, sbarcato in Rai da oltre un anno con “Linea di confine”.

“Il genocidio va in spiaggia”: il post di Monteleone che sta facendo discutere

Attraverso i social, Monteleone ha spesso invitato i suoi follower ad aprire gli occhi su quanto stia accadendo a Gaza, negando la tesi del genocidio. L’ultimo post pubblicato è balzato agli onori della cronaca “Il genocidio va in spiaggia”. Il giornalista reggino scrive: “ristoranti sul lungomare, bar, locali pieni e famiglie in spiaggia a prendere il sole.

No, non vi sto descrivendo la bella vita di Miami Beach, vi sto parlando di Gaza, il luogo che molti continuano a raccontare come teatro di genocidio. A questo punto qualcuno si chiederà: “Com’è possibile? Durante un genocidio la gente va al mare?”. La risposta è: sì. Ma non tutti.

Le immagini diffuse in questi giorni mostrano una realtà che molti preferiscono ignorare. Sulle spiagge di Gaza si vedono uomini che fanno il bagno, passeggiano sul bagnasciuga, si rilassano e si concedono qualche ora di normalità dopo mesi di guerra. E menomale, mi viene da dire.

Ma c’è un dettaglio che non tutti hanno notato: dove sono le donne? Le ragazze? Le mogli? Le figlie? Nelle immagini, semplicemente, non ci sono.

Accade ciò perché a Gaza, come in molte realtà islamiche, la libertà femminile è semplicemente fantascienza. Sono le imposizioni religiose a relegare molte donne nello spazio domestico e a limitarne la presenza nella vita pubblica. Per Hamas le donne devono solo obbedire. E chi non lo fa rischia violenze, umiliazioni e punizioni mostrate in pubblica piazza.

Ai paladini dei diritti civili, alle femministe nostrane che sparlano di genocidio, rivolgo una domanda: perché questo silenzio? Prima di ripetere slogan come pappagalli ben addestrati, proviamo ad accendere il cervello. La propaganda non può sostituire la realtà.

Svegliatevi“.

Un pensiero che, prima ancora di essere più o meno condivisibile, giusto o sbagliato, risulta legittimo in un Paese in cui esiste la libertà d’espressione. Peccato che la libertà d’espressione va bene finchè dai voce al pensiero unico.

Il duro comunicato dell’USIGRai: il sindaco dei giornalisti contro un giornalista

Il Codice Etico Rai sulla carta vale anche per i collaboratori. Ma forse a nostra insaputa è stato abolito. L’Azienda sempre pronta a muovere contestazioni ai propri dipendenti, consente carta bianca ai collaboratori. Da Vespa ad Antonino Monteone che sui social irride il popolo palestinese, negando il genocidio e paragonando Gaza a Miami Beach. I telespettatori lo ricorderanno per questo e per gli oltre 300mila euro di compenso annui a fronte di ascolti irrilevanti“. Questo è quanto ha scritto l’USIGRai in una nota ufficiale in merito alla vicenda. Che poi, ‘vicenda’ non è: si tratta di un post social in cui un collaboratore Rai, nemmeno giornalista della tv di Stato, esprime il proprio parere su un argomento caldo.

La domanda sorge spontanea: perchè i colleghi che, in tv e sui social, esprimono il loro legittimo sostegno al popolo palestinese, non ricevono lo stesso trattamento dal sindacato che dovrebbe tutelare i giornalisti, ma addirittura si permette di sottolineare il compenso di Monteleone giudicandolo non in linea con gli ascolti? Siamo davanti al primo caso nella storia, probabilmente, in cui un sindacato pensa che un salario sia troppo alto e, fra le righe, magari suggerisce anche di chiudere il programma di Monteleone sottolineando gli ascolti “irrilevanti”.

Il tutto giustificato da una frase che fa rabbrividire: “irride il popolo palestinese, negando il genocidio e paragonando Gaza a Miami Beach“. Monteleone ha scritto: “non vi sto descrivendo la bella vita di Miami Beach, vi sto parlando di Gaza“. Cosa, in questa frase, porti l’USIGRai a pensare che Monteleone “irrida” il popolo palestinese risulta, veramente, incomprensibile.

È palese come Monteleone spieghi che a Gaza, con tanto di tregua in atto ormai da mesi, la gente stia provando a tornare alla normalità, addirittura stia andando in spiaggia. Ed è un concetto che stride, enormemente, con la narrativa di sinistra sul genocidio. Ma il punto è un altro. Qui non si tratta di avere torto o ragione, ma di poter esprimere il proprio, libero, pensiero, su una questione moralmente divisiva.

Il genocidio della pluralità di pensiero: “o con noi, o contro di noi”

Da un po’ di tempo a questa parte, il pensiero di sinistra si sta radicalizzando parecchio, modello “o la pensi esattamente come noi, o sei contro di noi“. Chiedere a De Gregori che ha osato dire di non essere in grado, in qualità di semplice cantante, di determinare quanto stia succedendo a Gaza, sentendosi addirittura “confuso”. Un pensiero, estremamente umano e razionale, corretto eticamente e moralmente. A sinistra è stato uno shock, si aspettavano il pippotto anti-Israele da condividere sui social con in sottofondo Rimmel. Sono rimasti delusi.

Per non parlare di Erri De Luca, scrittore e giornalista da sempre schierato a sinistra, fortemente “No Tav”, è arrivato a dire che a Gaza non si possa parlare di genocidio. Anche qui, apriti cielo. La censura democratica della sinistra si è abbattuta anche su di lui.

Su Gaza deve esserci un pensiero unico: è in atto un genocidio, Israele è il nemico. Chi non la pensa così è complice. I ProPal, del resto, dopo aver devastato le città in Italia, diedero del genocida anche a Mattarella.

Il punto è che la lingua italiana dovrebbe mettere d’accordo tutti. La parola “Genocidio” ha un significato ben preciso (che non ha inventato Israele, N.B.) che spiega come esso si configuri come un atto sistematico, dichiarato e volontario mirato a eliminare un gruppo etnico, religioso ecc. (modello nazisti con ebrei, per intenderci ndr). In assenza di questa volontarietà, non si può parlare di genocidio: il numero di morti, se essi siano donne o bambini, da quanto vada avanti il conflitto non sono una discriminante.

E Israele ha subito l’attacco da un’organizzazione terroristica, ha risposto, ha dichiarato gli obiettivi da colpire annunciandoli in anticipo permettendo alla popolazione di organizzarsi per tempo, ha firmato la pace nonostante fosse sia la parte offesa, sia in netto vantaggio militare. Tutto questo non basta, figuriamoci se su Gaza può bastare il dizionario.

La cosa più grave è che questa censura sia operata dalla sinistra, dai progressisti, da chi dovrebbe garantire la pluralità di pensiero. Monteleone sottolinea come di donne, nell’immagine, non ci sia nemmeno l’ombra, spiegando come i diritti delle mogli, figlie, madri (per non parlare degli LGBTQI+) in alcuni Paesi di fede islamica siano inesistenti. Un pensiero sul quale la sinistra, soprattutto la parte femminista, è rimasta sempre in silenzio. La sinistra del Salvini fa pomp*** ai trans“, quella del “Me too, oggi ha perso la bussola dietro alle flottiglie, alle guerriglie di piazza, alla censura ai giornalisti.

Ah, giusto per ricordare: secondo la sinistra, la Rai è “TeleMeloni”, l’unica tv “di destra” il cui sindacato censura un giornalista che non ha un pensiero di sinistra.