Calabria: referendum sulla nomina dei Sottosegretari, accolto il ricorso del centrosinistra

L’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro ha accolto il ricorso della minoranza di centrosinistra in Consiglio regionale sulla necessità di indire un referendum popolare per la nomina dei Sottosegretari alla Giunta regionale

Arriva una decisione destinata ad accendere il confronto politico in Calabria. L’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum, istituito presso la Corte d’Appello di Catanzaro, ha accolto il ricorso presentato dalla minoranza di centrosinistra in Consiglio regionale sulla necessità di indire un referendum popolare per la nomina dei Sottosegretari alla Giunta regionale. La decisione riapre dunque il tema della creazione delle figure dei Sottosegretari, già oggetto di polemica dentro e fuori dall’aula consiliare. Secondo il centrosinistra, non sarebbe possibile intervenire sullo Statuto senza coinvolgere direttamente il popolo calabrese attraverso lo strumento referendario.

La minoranza di centrosinistra: “oggi è una giornata importante”

La minoranza di centrosinistra in Consiglio regionale ha accolto la decisione con toni netti, rivendicando il risultato ottenuto dopo il ricorso. In una dichiarazione, i consiglieri hanno affermato: “oggi è una giornata importante! E’ appena arrivata una notizia che aspettavamo con ansia e di fronte alla quale non possiamo certamente restare “muti”, come il Presidente Occhiuto magari vorrebbe: l’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum, istituito presso la Corte d’Appello di Catanzaro, ha accolto il nostro ricorso e ci ha dato ragione riguardo la necessità di indire un referendum popolare per la nomina dei Sottosegretari alla Giunta regionale in Calabria. Nelle settimane scorse, più volte dentro e fuori dal Consiglio regionale, avevamo avvisato il Presidente e la maggioranza riguardo l’opportunità di dare seguito alla decisione di nominare altre figure politiche non elette, pagate per centinaia di migliaia di euro all’anno senza nessuna reale mansione, solo per moltiplicare le poltrone e dare risposte ai vari partiti della coalizione. Il Presidente Occhiuto aveva, anche, provato a togliere la parola ai calabresi quando il 28 aprile il Segretario Generale, da lui nominato, aveva rigettato la nostra richiesta di referendum sulla modifica dello Statuto. Ma non ci siamo arresi davanti a questa azione antidemocratica e abbiamo fatto ricorso, con i Professori Andrea Lollo e Paolo Falzea e l’Avvocato Antonio Ionà e oggi l’Ufficio centrale regionale per il referendum ci ha dato completamente ragione. Non si può modificare lo Statuto regionale passando sulla testa dei calabresi. Ora la scelta spetta al Presidente Occhiuto che può tornare in aula per ripristinare lo strumento del referendum ed eliminare le figure dei Sottosegretari, oppure indire il referendum e chiedere al popolo calabrese di decidere se sprecare ancora soldi per altre poltrone inutili”.

Lo scontro politico sulla modifica dello Statuto regionale

Al centro della vicenda c’è la modifica dello Statuto regionale della Calabria e, in particolare, la possibilità di introdurre o confermare la nomina dei Sottosegretari alla Giunta regionale. La minoranza di centrosinistra sostiene che un passaggio di questo tipo non possa avvenire senza il coinvolgimento dei cittadini attraverso un referendum popolare. Secondo quanto ricostruito nel comunicato, nelle settimane precedenti l’opposizione aveva più volte richiamato il presidente Occhiuto e la maggioranza sull’opportunità di procedere con la nomina di nuove figure politiche non elette. La critica politica della minoranza è molto dura: i Sottosegretari vengono descritti come figure pagate “per centinaia di migliaia di euro all’anno” e prive, secondo l’opposizione, di reali mansioni. La questione assume quindi una doppia dimensione. Da un lato c’è il profilo istituzionale, legato alle modalità di modifica dello Statuto e all’utilizzo dello strumento referendario. Dall’altro c’è il profilo politico, con l’accusa rivolta alla maggioranza di voler “moltiplicare le poltrone” e dare risposte agli equilibri interni della coalizione.

Il passaggio del 28 aprile e il ricorso alla Corte d’Appello di Catanzaro

Un punto centrale della ricostruzione riguarda il 28 aprile, data in cui, secondo la minoranza, il Segretario Generale, nominato dal presidente Occhiuto, aveva rigettato la richiesta di referendum sulla modifica dello Statuto. Proprio quel rigetto ha portato l’opposizione a presentare ricorso. La minoranza ha definito quella decisione una “azione antidemocratica”, sostenendo che avrebbe impedito ai cittadini calabresi di esprimersi su una modifica rilevante dell’assetto istituzionale regionale. Da qui la scelta di rivolgersi all’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum presso la Corte d’Appello di Catanzaro. Nel percorso del ricorso, la minoranza cita anche il contributo dei professori Andrea Lollo e Paolo Falzea e dell’avvocato Antonio Ionà. La decisione dell’Ufficio Centrale Regionale viene ora presentata dall’opposizione come una piena conferma delle proprie ragioni.

Sottosegretari alla Giunta regionale, il nodo dei costi e delle funzioni

Uno degli aspetti più contestati dalla minoranza riguarda il costo e il ruolo delle figure dei Sottosegretari regionali. Nel comunicato, l’opposizione parla di “altre figure politiche non elette” e denuncia il rischio di nuove spese per incarichi che, a suo giudizio, non avrebbero una reale utilità amministrativa. La critica si concentra sul rapporto tra rappresentanza democratica, spesa pubblica e organizzazione della Giunta. Per il centrosinistra, la nomina dei Sottosegretari finirebbe per pesare sulle casse regionali senza produrre un beneficio concreto per i cittadini calabresi. Il tema diventa così particolarmente sensibile in una regione dove ogni scelta legata all’uso delle risorse pubbliche assume una forte valenza politica. La minoranza insiste sulla necessità che siano i cittadini a decidere se confermare o meno questo assetto attraverso il referendum.

L’opposizione: “non si può modificare lo Statuto passando sulla testa dei calabresi”

La frase che sintetizza la posizione della minoranza è contenuta nella dichiarazione diffusa dopo la decisione dell’Ufficio Centrale Regionale: “Non si può modificare lo Statuto regionale passando sulla testa dei calabresi”. Il concetto è al centro dell’intera battaglia politica e istituzionale dell’opposizione. Per i consiglieri di centrosinistra, la questione non riguarda soltanto i Sottosegretari alla Giunta regionale, ma il principio stesso della partecipazione democratica. La modifica dello Statuto viene presentata come un passaggio troppo rilevante per essere deciso senza il coinvolgimento diretto della popolazione. Da qui la richiesta di indire il referendum popolare in Calabria, considerato dall’opposizione lo strumento necessario per restituire la parola ai cittadini e per verificare se la scelta della maggioranza sia realmente condivisa.

Le opzioni indicate a Occhiuto dopo la decisione sul referendum

Dopo l’accoglimento del ricorso, la minoranza sostiene che la decisione sia ora nelle mani del presidente Roberto Occhiuto. Secondo l’opposizione, il governatore avrebbe due strade: tornare in aula per ripristinare lo strumento del referendum ed eliminare le figure dei Sottosegretari, oppure indire il referendum e chiedere direttamente ai calabresi di esprimersi. La formulazione scelta dalla minoranza è fortemente politica. I consiglieri parlano della possibilità di chiedere al popolo calabrese se “sprecare ancora soldi per altre poltrone inutili”, ribadendo così la critica alla scelta di istituire nuove figure politiche. Il passaggio apre una nuova fase del confronto in Consiglio regionale della Calabria. La decisione dell’Ufficio Centrale Regionale per il Referendum non chiude la partita, ma sposta il baricentro sulla risposta politica e istituzionale che arriverà dalla Presidenza della Regione e dalla maggioranza.