Se inizio maggio è, solitamente, tempo di Playoff, cosa nota a tutti al di fuori del Comune di Reggio Calabria che non può prevedere quando si giocheranno e piazza Notre Dame in mezzo alle palle da basket e a quelle di volley, fine maggio è tempo di bilanci in ambito sportivo. E lo sport di Reggio Calabria può sorridere, almeno quello gestito in maniera virtuosa. Su StrettoWeb lo abbiamo già scritto più volte in passato, Domotek e Viola, ma anche la Reggio Bic (vincitrice dell’Eurocup) o la Futura (per il secondo anno di fila a un passo dalla Serie A) avevano una marcia in più rispetto alla Reggina sotto tutti i punti di vista. E il campo, giudice insindacabile oltre ogni opinione personale, ovviamente, ci ha dato ragione.
Il triplete della Domotek
La Domotek Volley ha fatto jackpot, triplo 7 alla slot machine, pioggia di monetine. Un triplete storico con la promozione in Serie A2, la seconda serie del volley nazionale (sotto la Superlega, per intenderci), arrivata dopo appena 3 anni di fondazione, insieme a Coppa Italia e Supercoppa Italia di categoria. Un miracolo sportivo, frutto di passione, sacrificio, conoscenza della materia e tanta regginità: dal mister-founder Polimeni al vulcanico DG Martino; passando per capitan Laganà; lo “Spiderman” di Palmi, DeSantis; il DS Pellegrino; il DT Gurnari e tanti componenti dello staff. Soprattutto, Domotek azienda e tanti sponsor del territorio che hanno sposato il progetto.
La Domotek Volley ha dominato in lungo e in largo nel suo girone, ha giocato 4 finali vincendone 3 (quella persa è stata lo spareggio promozione fra le prime della regular season, promozione poi arrivata ai Playoff, ndr), ha portato Reggio Calabria nei palazzetti del Nord Italia, ha portato le squadre del Nord Italia al PalaCalafiore raccogliendo applausi per il gioco, l’organizzazione, la sportività definite, a più riprese, da Superlega, complice anche un impianto fuori categoria.
Myenergy, al primo anno, porta la Viola in finale Playoff
A proposito di imprenditori reggini, per altro interessati in passato alla Reggina, al fianco di Bandecchi, nella cordata bocciata da Falcomatà e Brunetti. Myenergy, che da metà della scorsa stagione ha preso la maggioranza delle quote della Viola, da quest’anno ha potuto operare fin dall’inizio della nuova stagione. E i risultati si sono visti. Roster profondo con tanti senior di alto livello/categoria superiore come Marini, Laquintana e Maresca, confermando capitan Fernandez e qualche giovane già ampiamente abituato alla B Interregionale. Risoluzione dei problemi interni, a stagione in corso (ri)portando un fuori categoria come Marco Laganà.
Secondo posto a parimerito in regular season, cavalcata Playoff con un crescendo di pubblico fino ai 3500-4000 tifosi dritti verso la finale. La Viola giocherà domenica 7 giugno Gara-1 con il fattore campo favorevole contro Avellino, altra corazzata dell’altro girone, una serie titanica fra le due grandi favorite per la quale si prospetta un palazzetto strapieno ed emozioni garantite. Il tutto senza tralasciare il progetto giovanile, in grande crescita in diverse categorie, praticamente tirato su da zero.
La Reggina è finita nell’oblio
E la Reggina? Che fine ha fatto? La fine sportiva la conosciamo tutti. Intendiamo, in questo momento: che fine ha fatto la Reggina? Silenzio di tomba, interrotto da qualche prospettiva di offerte più o meno ridicole che sarebbero state recapitate a Ballarino. Un silenzio che fa rumore dopo tre anni di polemiche, di attacchi verso la stampa che fa il suo lavoro e non si svilisce, genuflettendosi a megafono societario. Tre anni di fallimenti, di mercati sbagliati, di giocatori flop, di allenatori saltati ed esaltati. Tre anni in cui non è mai arrivato il primo posto neanche per 1 ora, in cui hanno fatto il lavaggio del cervello ai tifosi con Playoff, ripescaggi, fallimenti altrui, ricorsi in tribunale e altri tentativi imbarazzanti di coprire la loro mediocrità e il risultato del campo.
Avete mai sentito una sola polemica, che fosse una, arrivata da Domotek o Viola, al di là del semplice risultato sportivo? Zero. Perché quando si opera bene, con lungimiranza, con capacità, i risultati arrivano. E se non arrivano, ci si fa un esame di coscienza, si lavora per migliorare, come hanno fatto entrambe le squadre, senza dare colpa ai “poteri forti”, alle critiche dei giornalisti, ai tifosi che contestano.
Il silenzio di Ballarino e la posizione di Cannizzaro
Negli anni, StrettoWeb è stato il principale giornale a raccontare i fatti per com’erano e come si sono verificati, senza gettare fumo negli occhi dei tifosi, senza sottostare alla narrazione della dirigenza o peggio, della politica (qualcuno direbbe: “ah perchè non sono gli stessi?“). E continuiamo a farlo anche oggi.
Ballarino è a Catania, rinchiuso nel suo silenzio. Le PEC con le offerte nemmeno le starà guardando. Del resto, di nuovi Ballarini, la Reggina non ne ha bisogno. Serve un cambio di proprietà solido, qualcuno che non abbia paura di accettare le richieste del maestro elementare siciliano e, contestualmente, abbia le capacità economiche per mettere su una corazzata per la Serie D e poi strutturarsi, almeno, per giocare una Serie C di alto livello. Senza scuse. Gente che non è in grado di soddisfare questi requisiti minimi, ce l’abbiamo già.
Ballarino resta in silenzio, dunque. Perché? Possiamo soltanto ipotizzare due motivi: il primo potrebbe riguardare la volontà di tenersi la squadra, riproporre l’ennesima stagione agonizzante (in bocca al lupo senza Falcomatà e con città e tifosi contro), o peggio, non iscrivere la squadra; il secondo, riguarda il cambio della guardia a Palazzo San Giorgio.
Cannizzaro non ne ha mai fatto mistero, la situazione della Reggina è nella sua agenda, dopo le priorità legate all’insediamento, alla formazione della giunta e alle normali questioni legate al cambio di amministrazione per mandare avanti la città.
Cannizzaro sta lavorando, da diversi mesi prima che diventasse sindaco, per portare a Reggio Calabria l’offerta di una proprietà solida che permetta a Ballarino di fare le valigie e andar via, come lo stesso patron ha più volte dichiarato. Certo, nel caso in cui Ballarino dovesse fare resistenza, dove rimangiarsi la parola, speculare sul prezzo, la situazione si complicherebbe. Per lui. Perchè Cannizzaro non è Falcomatà. Cannizzaro non è Brunetti. Cannizzaro non è Versace. Ballarino non avrà più l’appoggio della triade che ha portato la Reggina, per la prima volta nella storia del club, a due anni, tre anni e quattro anni consecutivi in Serie D. Record di cui andare fieri, visto che ne avevano prospettati 10. Tre massime cariche politiche della città che lo hanno fatto insediare, legittimato, difeso mediando anche con i tifosi, neanche fossero veri e propri dirigenti del club. Il tutto, per ragioni puramente politiche.
Conoscendo Cannizzaro, Ballarino sarà spalle al muro. Il nuovo sindaco potrebbe arrivare, addirittura, a negare la concessione dello stadio Oreste Granillo e del centro sportivo Sant’Agata. Una prospettiva che StrettoWeb chiese, la scorsa estate, in piena contestazione dei tifosi, al sindaco Falcomatà e che venne categoricamente esclusa. Ecco, Cannizzaro è di un’altra pasta. Ecco perchè è davvero improbabile che Ballarino vada allo scontro, cedendo nelle prossime settimane al passaggio di proprietà. Si prospetta un’estate caldissima, non solo per le temperature.
