Nella mattinata odierna, la sede di Confindustria Reggio Calabria, sita in via del Torrione 96, ha ospitato l’incontro “Ri-Genera Reggio – La città che rinasce“, promosso dall’Ance con Giuseppe Scopelliti e Reggio Futura. Un appuntamento importante in vista dell’avvicinarsi delle elezioni Comunali che porteranno i cittadini di Reggio Calabria alle urne il 24 e 25 maggio prossimi. L’iniziativa ha visto gli interventi, oltre del già citato Giuseppe Scopelliti, dell’ingegnere Domenico Vecchio, Presidente di Confindustria Reggio Calabria; dell’avvocato Italo Palmara, Presidente di Reggio Futura; dell’architetto Michele Laganà, Presidente dell’ANCE Reggio Calabria; del dott. Felice Iracà, Direttore dell’ANCE Reggio Calabria.
Conclusioni saranno affidate all’On. Francesco Cannizzaro, candidato a Sindaco di Reggio Calabria per la prossima tornata elettorale. Un momento di confronto importante su un tema caldo come quello della rigenerazione urbana, dell’efficienza energetica della città e del decoro urbano di Reggio Calabria.
La presentazione del programma Ri-Genera Reggio da scaricare.
Domenico Vecchio
“Grazie a Scopelliti e Cannizzaro che hanno voluto coinvolgere Confindustria nella rigenerazione della città. Tutta Reggio Calabria ha bisogno di essere coinvolta in un processo di rigenerazione. Viviamo in un territorio con potenzialità che altri non hanno: sole, mare e tutto ciò che può essere una rinascita economica del territorio. Per questo abbiamo accolto con entusiasmo l’invito di Peppe Scopelliti e Francesco Cannizzaro. Siamo felici che abbiano voluto farlo nella casa degli industriali, il luogo in cui sviluppare progetti e territorio. Voglio portare come esempio quello che ha fatto il presidente Occhiuto che, quando si è insediato, ha voluto sentire dagli industriali quali fossero le necessità del territorio. Da lì è nato il Progetto Calabria, una serie di importanti investimenti, gli unici esauriti rispetto a quelli destinati, insieme al comparto agricoltura. Quando si dà ascolto alla gente impegnata nel mondo del lavoro, i progetti potranno avere risultati positivi. A Francesco Cannizzaro auguro le migliori vittorie sul nostro territorio“.
Italo Palmara
“Il primo grazie va al presidente Vecchio, grazie a Confindustria che ci ospita con tanto affetto, grazie a voi per essere qui presenti numerosi per la presentazione del progetto Ri-Genera Reggio, uno dei tanti progetti che Reggio Futura sta portando avanti per far ripartire Reggio. Nei giorni scorsi, mentre stavamo approntando gli ultimi dettagli, mi è capitato di leggere un comunicato dei giovani del PD in cui si attaccava Reggio Futura, Scopelliti, Cannizzaro. Il titolo riguardava il ‘far tornare indietro Reggio’. Si parlava dell’inaugurazione della segreteria di Reggio Futura, in cui erano intervenuti Scopelliti e il Futuro Sindaco Ciccio Cannizzaro. Ero presente, so cosa si è detto. Nessuno ha menzionato il Modello Reggio, ha rivolto lo sguardo a passato. Si è parlato di nuovi progetti, visioni e rinascita. C’è stato un lapsus freudiano, avranno ricollegato Reggio ai tempi in cui era amministrata dal centrodestra: città in fermento, in crescita, cantieri aperti, nuove opere. Come se la programmazione e la visione, per loro, fosse difetto e disvalore. Per noi non è così.
Per fare una metafora calcistica: è come se domani Saladini, dopo aver affossato la Reggina e fatta fallire, uscisse con un comunicato per criticare la Reggina dei tempi d’oro di Lillo Foti. Se domani qualcuno del centrosinistra presenterà un progetto valido per Reggio, noi di Reggio Futura non avremmo difficoltà ad applaudirlo. Per noi del centrodestra il bene di Reggio viene prima di tutto. Loro, come una squadretta, buttano la palla in tribuna, la mettono sulla rissa, provano a seminare zizzania, parlano di spaccature. Noi siamo unitissimi, puntiamo al risultato di amministrare la città come merita dopo 12 anni di abbandono. Questi nel 2020 hanno fatto 6 al Superenalotto, ora si possono spensierare. A noi non piacere la denigrazione dell’avversario. Passare 12 anni a dare la colpa alle precedenti amministrazioni, non riuscire a fare nemmeno un ponticello al Calopinace, è una cosa assurda. Noi non siamo di questa pasta, guardiamo avanti, vogliamo cercare la cura per far rinascere Reggio. Abbiamo presentato il progetto 1000 occupati, oggi presentiamo Ri-Genera Reggio, progetto presentato sulle sue esigenze legate a edilizia, decoro urbano, efficienza energetica. Vogliamo ammodernare gli edifici e renderli smart ed efficienti; migliorare l’aspetto della città, non solo estetica, per una città turistica.
Ricordo quando Briatore disse che l’immagine della città è rappresentata dall’aeroporto e dal tragitto dall’aeroporto al centro città. Noi per l’aeroporto abbiamo provveduto anche grazie all’on. Cannizzaro che ha portato a Reggio fondi importanti per la riqualificazione. Per il tragitto dovremmo provvedere. Cosa molto importante è quella di ridurre gli sprechi energetici. Diventa fondamentale per le famiglie disagiate che molte volte non possono arrivare a fine mese con il povero stipendio che hanno. Vogliamo fare un primo passo verso il rilancio della nostra amata città e noi di Reggio Futura siamo pronti a dare il nostro umile contributo. Concludo con il nostro patto d’amore: W Reggio Futura, Reggio Calabria e Cannizzaro sindaco“.
Peppe Scopelliti
“Abbiamo cercato di creare un cammino importante, di cui la città necessita. L’idea nasce da un’esperienza che abbiamo maturato nel 2004 come amministrazione quando con i fondi del Decreto Reggio lanciammo un progetto per il rifacimento delle facciate delle periferie e del centro città. Prendendo spunto da quell’esperienza, com’è stato per il progetto Nessuno escluso per l’occupazione, abbiamo parlato con Francesco Cannizzaro, nostro futuro sindaco, e avviato un confronto con Ance in Confindustria. Per noi la politica è una cosa seria, si fa con dialogo e confronto, soprattutto con gli attori del territorio. Questo progetto è stato salutato con grande interesse da parte di Confindustria e Ance. Mi sono posto un problema, che è lo stesso identico che mi ero posto quando parlammo di occupazione: cosa possiamo fare oggi per generare effetti shock sul territorio per ridare entusiasmo, passione, coinvolgimento e prospettiva anche, e non solo, ai giovani. Cosa hanno fatto le imprese reggine nel campo dell’edilizia in questi anni? Hanno lavorato sul terreno del 110, un progetto che ha dato la possibilità a tante imprese di lavorare.
Vogliamo immaginare un percorso simile, con mobilitazione di risorse, affinchè le imprese reggine possano continuare a lavorare, generare occupazione e sviluppo per il territorio. Partiamo da questo tipo di considerazione. Parliamo di efficienza energetica, ristrutturazione profonda, decoro urbano. Abbiamo immaginato che il cappotto, l’involucro è un primo elemento importante dell’intervento. L’aspetto green, una città che ha una consapevolezza e va a dare una mano al risparmio sulle bollette delle famiglie in difficoltà. Il terzo argomento si riferisce all’idea di mobilità, ai diversamente abili, agli anziani. Sono stati questi gli elementi. Quando siamo andati a riflettere su questi temi, ci siamo resi conto che è un progetto pilota non soltanto per la Calabria, ma per l’intera nazione. Perchè è molto originale. Recepisce le direttive comunitarie, lo fa in maniera tempestiva. Noi siamo in piena sintonia con le direttive dell’Europa.
Il tema qual è? L’opportunità di migliorare il decoro urbano, la sicurezza, l’attrattività. L’obiettivo è quello di raggiungere il Parco Edilizio a emissioni 0 del 2050. Abbiamo l’interesse di avviare e agevolare questo discorso, di concretizzarlo in un tempo di 3-10 anni, una serie di interventi strategici sul tema della ristrutturazione degli edifici. L’obiettivo è riqualificare l’involucro degli edifici privati, migliorare la qualità visiva dei quartieri, un recupero del bello, l’idea di una città che si riqualifica e si presenta funzionale e crea una condizione di miglioria, avviare percorsi di ristrutturazione di percorsi profondi, attraverso l’idea del ‘passaporto dell’edificio’. Così come c’è la cartella elettronica del paziente, ogni edificio avrà il suo passaporto ogni volta che subirà questi interventi. Un’iniziativa di grande attenzione verso gli edifici. Anche il sostegno finanziario per le famiglie vulnerabili: l’idea è quella di fare un intervento che finanzia a fondo perduto, poi sarà cura del sindaco a dare input definitivo, si può arrivare anche all’80% a fondo perduto. Abbiamo immaginato di come poter intervenire per le famiglie vulnerabili, tutelando le fasce più disagiate.
Il nodo vero è sicuramente quello che vede l’intervento come fondo di garanzia. Una delle vie di finanziamento può essere dei fondi comunali anche se non è facile; il Decreto Reggio, ci risulta ci siano risorse non utilizzate; ci saranno i fondi della Città Metropolitana. Nel momento in cui il presidente Occhiuto darà alla nostra città le deleghe, Reggio diventerà interlocutore privilegiato non solo della Regione ma anche di altri organi competenti. Ipotesi di fondi regionali, fondi legati al FESR. Sarà cura di Cannizzaro costruire questa interlocuzione già in atto con la Regione. Questo ruolo di Partenariato Pubblico Privato Leggero definisce gli ambiti, le linee guide estetiche, i criteri, i contributi. Ruolo strategico di Ance Reggio Calabria che darà supporto tecnico, la stabilizzazione, il coordinamento alle imprese. I condomini saranno beneficiari e co-finanziatori degli interventi. Le banche con il credito agevolato e garanzie. I professionisti, gli ordini professionali a cui sarà demandata la possibilità di certificare il famoso passaporto di cui parlavamo prima. Tutto questo è costruito attraverso un’idea che guarda a un tempo da 3-10 anni, la possibilità di realizzare un intervento che va per fasi. L’impatto sarà importante, riduce la spesa energetica, aumenta l’attrattività commerciale, il decoro, la sicurezza.
Discutevamo con Cannizzaro sulle tempistiche: per dicembre, magari 8-10 mesi, basta fare un bando aperto a cui tutti possano partecipare. L’idea da cui nasce questo progetto non è un’idea di un bando una tantum, ma un bando aperto perchè ogni qualvolta arrivino risorse per la città si possano inserire in questo calderone per generare condizioni di recupero del bello della città. La città ha bisogno di ricreare un clima estremamente positivo di interlocuzione con gli attori. Leggo di attacchi fatti da gente più o meno capaci di intendere e di volere, da parte di gruppi organizzati di giovani e meno giovani. Quando ero ragazzo e ho vissuto la mia esperienza nel Fronte della Gioventù e nel MSI, i miei leader mi hanno insegnato a guardare in casa mia e non in casa degli altri. A noi non servono polemiche e diatribe. Dobbiamo avere le forze di portare alle urne decine di migliaia di reggini che non votano da diverse legislature. La città cresce se c’è chi mette in campo idee e strategie.
Raccolgo, ovunque vada, complimenti per il fatto di aver allestito una lista di primo livello, zeppa di gente autorevole, che vuole dare il suo contributo alla città. Queste sono le squadre, le liste che mette in campo Cannizzaro, è fondamentale mettere in Consiglio Comunale persone in grado di dare il loro contributo alla crescita della città. Reggio deve crescere, non si può fermare, deve ripartire. L’idea di rigenerazione nasce come contributo al decoro, al bello, rivolta alle giovani generazioni che sono andate via e che, invece, devo fermarsi qui, perchè qui, attraverso un’amministrazione nuova si potrà costruire il loro futuro, con occupazione e condizioni ideali per crescere e dare anche loro un contributo alla crescita della nostra città“.
Michele Laganà, presidente Ance Reggio Calabria
“Per noi è una straordinaria occasione per innalzare la qualità del dibattito, affrontare in maniera coerente il tema dell’attrattività della nostra città. Si parla di edifici, non vogliamo proporre una mera elencazione di opere e incentivi, ma una visione che parta da una riqualificazione rafforzata del patrimonio edilizio privato, che integri in maniera scalare, misurabile e interoperabile una serie di precondizioni che la porti a conseguire lo status di rigenerazione urbana. La rigenerazione urbana è, di per sè, un atto che integra soluzioni trasversali che possono rafforzare resilienza sociale, possono rappresentare attrattività, possono rappresentare adattività a questioni climatiche e cambiamenti. Possono rappresentare un modello che integra trasversalmente pluralità di obiettivi e rappresentare un modello che punta a costruire un programma complesso di riadattamento della trama urbana e conseguire una migliore qualità dei cittadini in uno spazio territoriale. Forse è improprio parlare solo di ambito città con confini geopoliticamente noti che ci inducono all’equivoco. Noi dobbiamo osservare la dimensione superiore all’area cittadina.
Reggio Calabria è integrata in un’area più grande, l’aera metropolitana, anch’essa contenuta in un’area più grande, l’area dello Stretto, da collocare in un’ottica di bacino del Mediterraneo. Queste sono la connotazione con cui le risorse dovranno essere distribuite. Non si parla solo di obiettivi legati alla città, ma la città integra un modello più articolato nel quale far convergere le risorse. Qual è il modello che si propone? Partire dal progetto edilizio, costruire un modello scalabile, misurabili e interoperabile, che declini cultura, economia, socialità, ecologia e circolarità. L’atto della rigenerazione urbana le assorbe in maniera genuina. Dobbiamo condurle in una progressiva trasformazione che scali la dimensione puntuale e passi alla dimensione di quartiere, di città, alla dimensione di area. Una trasformazione che ha bisogno di un arco temporale lungo, necessariamente di una misurabilità contingentata, perchè i programmi devono essere flessibili. Quello che abbiamo riconosciuto come transizioni, sono dei termini, delle categorie di ragionamento, che non bastano più. In altri contesti culturali abbiamo parlato di mutazioni, processi irreversibili, che incidono su una profonda trasformazione della società. Interpretare la società contemporanea è l’obiettivo di oggi. Cosa può conseguire l’intercettare modelli scalabili per portare all’atto rigenerativo? Può intercettare la sfida della modernità.
Oggi, Reggio Calabria sfida, in un contesto europeo e mediterraneo, altre città in termini di competizione. Come declino l’attrattività? Introducendo un’altra categoria di ragionamento: con la reputazione urbana, la mia capacità di attrarre risorse, tenere o avere popolazione attiva, attrarre investimenti. Aggiungiamo anche sicurezza, profilare tessuti urbani a modelli adattivi che abbiamo profili di resilienza alle avversità del clima, perchè questi cambiamenti non li abbiamo scelti, sono in essere e ci dobbiamo avere a che fare. La modificazione del mio eco-sistema urbano deve tenere conto di questo, deve porsi come obiettivo il ripensamento radicale degli strumenti alla base del ripensamento della città, non solo con strumenti regolatori. Lo strumento urbanistico, se non ha sopra piani adattivi, non funziona. Portiamo a terra il modello, cominciamo a riflettere. Siamo di fronte a un quadro deflattivo da un punto di vista demografico.
Utilizzo i dati del CRESME, conosciamo bene Lorenzo Bellicini, autorevole partner di Ance a livello nazionale, lo utilizziamo come modello di riferimento per incardinare un ragionamento: sappiamo, dati 2023, che la città contava 169.000 abitanti, ne ha persi 11.500 nell’ultimo decennio, i target di proiezione verso il 2033 parlano di una popolazione in diminuzione a 150.000 abitanti. Questa popolazione sarà formata da circa l’11% di minori sotto i 15 anni, la popolazione fra 15 e 34 anni sarà del 16%, il 44% sarà la fascia 34-64, gli over 64 anni saranno quasi al 30%. Flessione demografica, per il combinato impatto morti-nati e l’emigrazione. Perchè devo investire se esiste flessione demografica? Quei dati raccontano che il numero delle famiglie cresce, anche nella proiezione al 2033, cresce poco ma stabilmente. Per tenere popolazione attiva, devo giocarmi la sfida del posizionamento in uno scenario di competizione con altre città nella mia area di interesse.
Cambia la struttura della famiglia, monogenitoriale, con pochi figli, ma esiste una crescita della famiglia, devo incidere su quelle famiglie con un intervento sociale, io devo dare un’opportunità. Lo stock abitativo presente è di 101.000 abitazioni, il 26% è inoccupato o occupato da non residenti, quindi seconde case. Ho uno stock abitativo disponibile, se io lo potenzio, lo riconfiguro, lo reinquadro può diventare una risorsa, un’offerta alle fasce sociali più deboli, ai giovani. Il quadro deflattivo non ci deve imporre di abbandonare qualsiasi ripensamento di riproposizione rispetto al futuro della città. Bellicini indica che, nonostante decresce la popolazione, esiste un fabbisogno abitativo pari a 1700 nuove abitazioni. Io devo intervenire, rafforzatamente sul comparto edilizio urbano.
I dati nazionali ci dicono che se il rapporto di peso è 3,5 miliardi in metri quadri lo stock in uso al comparto edilizio privato e 220 milioni, su base nazionale, di metri quadri per il comparto pubblico, come conseguo gli standard imposti dal Green Deal europeo? L’efficienza energetica, come la conseguo? La decarbonizzazione non è stata decompressa. Per questo, la proposta del modello che si propone oggi, si incardina sulla Direttiva 1275, che la nazione da qua a qualche giorno dovrà recepire. Qual è il progressivo avanzamento che io in questo modello scalare devo chiedere? Utilizzo il comparto urbano, lo efficiento, lo adagio alle necessità del Green Deal di decarbonizzazione-efficienza, scalo il mio modello, rafforzo la mia proposizione, spingo il comparto edilizio esistenza verso performance di edilizia digitale, spingo verso l’IA, verso il digital twin, modelli evolutivi che costituiscono piccoli, puntuali e diffusi storage che accumulano dati ed energia. Tutti questi sensori rappresentano un modello evoluto di governo della città. I sensori mi danno risposte istantanee su qualità dell’aria, calore, energia consumata, fabbisogno idrico. E posso orientare le mie politiche, quelle in mano agli amministratori, per dare risposte misurabili e modellabili istantaneamente a cittadini e famiglie.
È chiaro che è un’occasione di trasformazione, se spingiamo tecnologicamente anche i comparti devono spingere per evolvere. È una chiara occasione di lavoro. Ne beneficiano cittadini e famiglie, il rispetto che si deve porre al risparmio privato, sappiamo che i risparmi degli italiani, pari a 10.400.000.000 fonte Senato 2023, il pil dell’Italia è di circa 2 miliardi, 5 volte più grande, è detenuto in questo comparto. E noi dobbiamo saperlo utilizzare. Se io lo uso come storage, li ho nobilitati a trainer del cambiamento. Se questo diventa un sistema allargato, rafforzato, io posso qualificare il mio intervento, posso occuparmi dello spazio urbano, di un’interazione fra pubblico e privato, di una modellazione di scenario futuro, posso far convergere creatività in questi comparti. Se io ho la perdita del patrimonio, nessuno avrà risorse e forza per riqualificarlo. In uno scenario di competizione bisogna coinvolgere attivamente i cittadini. Si dovrà ragionare per aree. Dovremo saper costruire programmi complessi che intercettino risorse, che ragionino per aree, che siano capaci di attrarle queste risorse, di creare network.
Ma se questa ipertrofia la oriento in una città, già di per sé policentrica, che si adagia a una vivibilità diversa, più accoglibile, non ha gli effetti di centrificazione che nelle grandissime Città Metropolitana si hanno, io posso fare operazioni chirurgiche, nobilitare il mio quartiere se lo inserisco in un programma di connessione sempre più allargato, in una dimensione non di grandezza, ma di area diversa. Ci vuole creatività, ma la tecnologia è disponibile. Si badi bene, senza timore di smentita: si dovrà ragionare in termini di competizione, bisognerà centrare questi obiettivi. La prossima programmazione, 38-34, parla di ripartizione delle risorse non più su base regionalizzata, ma su modelli di area“.
Felice Iracà, Direttore dell’ANCE Reggio Calabria
“Parlare di rigenerazione oggi non è una novità, è un concetto, un tema che è inserito in processi di di programmazione e riprogrammazione a livello comunitario. Temi che la commissione europea affronta da qualche anno. Ha già dato indicazioni a Stati Membri su ipotesi di riprogrammazione degli strumenti finanziari in corso, mi riferisco al PNRR 21-27, e soprattutto ai temi dell’abitare. Quando parliamo di rigenerazione urbana e tema dell’abitare dobbiamo guardare necessariamente al lungo periodo, i prossimi 10 anni. Con l’obiettivo di farci trovare pronti a ricevere risorse, far interagire le risorse che abbiamo a disposizione da fonti nazionali o bilanci dei comuni per rafforzare processi rigenerativi e la loro capacità di produrre risultati. La rigenerazione urbana è un processo che si innesta nell’agenda 20-30, un processo caratterizzato da azioni e politiche integrate e partecipate.
Quando parliamo di rigenerazione urbana non ci riferiamo a operazioni immobiliari, la componente edilizia è una componente del processo rigenerativo, ma non è la sostanza. È un qualcosa che si integra in politiche e processi che hanno obiettivi molto più profondi e trasversali. Fare rigenerazione significa, sostanzialmente, integrare e sviluppare politiche e giungere a soluzioni condivise. Significa che non esistono processi di rigenerazione urbana se non sono partecipati, condivisi, monitorati da parte delle cittadinanze. In effetti, come dicevo prima, ogni processo di rigenerazione urbana ha soluzioni condivise, con una formula di partenariato pubblico privato. Quando parliamo di partenariato parliamo di processi condivisi a livello territoriale e condivisi da parte dei cittadini. Partiamo dalla normativa delle case green, la 12-75 del 2024, che ci dà la possibilità di intercettare una serie di esigenze che gli stati membri saranno chiamati a perseguire nei prossimi decenni. Sono tarati al 2030-2050 per quanto riguarda efficientamento energetico ed edifici.
La direttiva ci dice che gli edifici sono responsabili del 40% del consumo di energia UE, ma ci dice, soprattutto, che il 75% degli edifici è ancora inefficiente dal punto di vista energetico. E che 2/3 dell’energia che consumiamo a livello UE serve per riscaldare e raffreddare le nostre case. Gli obiettivi che abbiamo a livello comunitario e che saranno recepiti anche dall’Italia entro il 9 maggio 2026, sono quelli di ridurre del 55% le emissioni nette dell’effetto serra nell’intero territorio comunitario e di pensare a una serie di interventi che la direttiva definisce in maniera puntuale, anche dal punto di vista del termine, si parla di piani di ristrutturazione nazionale che dovranno agevolare gli interventi di efficientamento energetico sui nostri edifici. La stessa direttiva ci dà la possibilità di mettere in conto dei vincoli ai quali bisogna fare riferimenti, ma soprattutto di guardare a obiettivi e opportunità che ne potrebbero derivare. I vincoli sono quelli che bisogna introdurre norme minime di prestazione energetica a livello di singoli edifici. Avere una metodologia comune. Definire costi e standard ottimali per la riqualificazione del parco immobiliare che sia misurabile nel tempo.
Le opportunità derivano dal fatto che gli stati membri dovranno affrontare questa sfida attraverso i piani di ristrutturazione, finalizzati a sostenere la ristrutturazione degli edifici, con l’obiettivo di diminuire i consumi e combattere quella che è definita povertà energetica. Con un approccio che abbiamo visto essere riconducibile a un lungo periodo, un ciclo di vita che comunque va visto nel medio-lungo periodo. Attenzione a materiali e progettazione. La stessa direttiva indica anche quali dovranno essere gli strumenti a cui fare riferimento per sostenere questi interventi che, diciamoci la verità, non potranno ricadere sui soli proprietari degli immobili e sulle sole risorse pubbliche. Occorre sperimentare modelli che mettano insieme esigenze, forze e finanza in modo tale da dare una risposta concreta alle esigenze che abbiamo davanti. L’introduzione di norme minime di prestazione energetica dovrebbe essere accompagnata da un quadro favorevole normativo, semplificazione della normativa in campo edilizio e urbanistico, magari privilegiando strumenti di natura concertata che favoriscano gli interventi; assistenza tecnica mirata sia alle amministrazioni pubbliche sia alla parte privata; sostegno finanziario per le famiglie vulnerabili.
La stessa direttiva ci dice che gli interventi dovranno essere misurabili e vanno tarati su scala di quartiere, per ambiti urbanistici omogenei, in maniera tale di lavorare in maniera alta su infrastrutture finanziarie di sostegno, ma allo stesso tempo di cucire interventi sartoriali in grado di rispondere alle esigenze del sistema territoriale urbano di riferimento. La stessa direttiva ci è stata utile nel ragionamento che abbiamo avviato. Siamo partiti dall’obiettivo di introdurre un minimo di efficientamento energetico nei nostri edifici, operando sugli involucri esterni degli edifici, con l’obiettivo di introdurre isolamento termico, ridurre dispersioni, efficientare aree urbane dal punto di vista energetico.
La ristrutturazione profonda è un percorso di medio lungo periodo che punta ad avere edifici a emissione 0 o più performanti dal punto di vista energetico. Intervenire sull’involucro esterno torna utile dal punto di vista della ricucitura del tessuto urbano sotto il profilo dell’estetica, del coordinamento di facciate, colori e materiali; migliora alla percezione della sicurezza urbana; contribuisce ad abbattere barriere architettoniche; dà la possibilità di dare interventi, in scala, mirati su ambiti urbani identificati con misure ad hoc, capaci di rispondere a obiettivi qualificati dagli interventi di progetto. Abbiamo immaginato un modello finanziario aperto, scalabile, flessibile e integrabile dal punto di vista degli strumenti. Non ci siamo inventati nulla.
Abbiamo guardato anche a modelli passati come i fondi Jessica che intervenivano sulle riqualificazione delle città con fondi di risorse pubbliche e private. Un modello aperto anche a ricevere fondi di coesione o nazionali. All’interno del modello abbiamo immaginato sezioni di intervento che potranno avere un vestito diverso rispetto agli obiettivi da intercettare e a cui rispondere negli ambiti di riferimento. Un mix di sostegni che vanno dai contributi a fondo perduto, da linee di prestito agevolato, se è possibile con convenzioni legate al sistema del credito e contributo in conto interessi. Da sistemi di supporto finanziari esterni all’operazione come fondi di garanzie dedicati e linee di credito riservate alle famiglie più vulnerabili, liberando risorse alle banche che vanno a essere intercettate da una certa categoria di soggetti definititi, di volta in volta, rispetto agli obiettivi da raggiungere. Guardando all’intervento sull’involucro, i fondi che dovrebbero reputarsi ammissibili sono quelli su facciate, coperture e cappotto. Poi ci sono i puntini sospensivi perchè questa è la logica della scalabilità: laddove si dovesse integrare l’intervento con ulteriori sostegni, risorse e iniziative di natura pubblica, si potranno aggiungere serramenti, schermature, impiantistiche.
Qui non facciamo operazioni immobiliari, facciate o il 110. Siamo davanti a un’operazione che vuole essere sfidante, complessa e con una forte trasversalità, con l’obiettivo di dare risposte a contesti urbani ben definiti. I criteri di selezione potrebbero essere energetici, legati al miglioramento del target energetico dell’edificio; criteri urbani, legati per esempio al fatto che si interviene su asset strategici della città come il Waterfront o quartieri che hanno indici di vulnerabilità particolare come quelli periferici, ai quali bisogna dare risposte concrete; criteri sociali come la presenza di nuclei familiari vulnerabili, il miglioramento dell’accessibilità all’abitare, il miglioramento della percezione urbana o il miglioramento dell’attrattività commerciale delle aree.
Ci sarà una fase di programmazione con l’individuazione degli ambiti urbani prioritari; manifestazioni di interesse una volta costituito il Fondo di Ingegneria Finanziaria che dovrà avere la sua regolamentazione interna; valutazioni sulla base di performance energetica, impatto urbano e sociale; contrattualizzazione che si traduce nella convenzione fra Comune, condominio, impresa esecutrice e tutti gli altri soggetti che saranno chiamati ad agire in un meccanismo di questo tipo; successivamente monitoraggio e raccolta dati che servirà a costituire una banca dati necessaria all’amministrazione per conoscere lo stato del parco immobiliare cittadino e programmare gli interventi che saranno fatti negli anni successivi“.
Francesco Cannizzaro
“Qualche giorno fa, una componente giovanile, che vivaddio, dopo tanti anni si è risvegliata in questa città, ha urlato al complotto politico, mentre a differenza dei loro giovani, i nostri giovani noi li facciamo lavorare, gli facciamo scrivere programmi, li candidiamo all’interno delle nostre liste, non li mettiamo lì all’interno degli staff per fargli fare i comunicati stampa contro Scopelliti o Cannizzaro. Quando si parla dei giovani bisogna anche dargli la possibilità di mettersi in gioco.
L’argomento di oggi è interessa perchè è concreto. Io dico che il buon Dio ha impiegato 3 giorni per realizzare il nostro Paese bellissimo, uno di questi 6 giorni è stato realizzato alla Calabria e alla nostra Reggio, perchè è bella, attrattiva e stupenda, perchè tutti coloro i quali vengono da fuori se ne innamorano e tornano nelle loro sedi di appartenenza con un magone e una voglia di ritorno. L’ho riscontrato, nell’esercizio delle mie funzioni parlamentari, quando ho invitato ministri, uomini di governo, di parlamento, istituzioni generali che per la prima volta sono venuti qui e sono rimasti incantati dalla bellezza, dall’accoglienza, dall’ospitalità di questa città che si estende sulla costa, si allarga sulla collina e arriva alle straordinarie montagne aspromontane. Un unicum senza eguali al mondo, per questo dobbiamo essere responsabile di valorizzare questo unicum e rilanciarlo.
La città in questi anni è stata violentata, se diciamo che è la città più bella del mondo, dobbiamo con onestà dire che in buona parte è anche un po’ imbruttita. Quante incompiute in questa città? Non penso solo agli istituti pubblici, sono più quelli privati non portati a compimento e contribuiscono a questa bruttura. Ogni settimana, ritornando con l’aereo da Roma all’aeroporto di Reggio Calabria, che qualcuno avrebbe preferito che chiudesse, ma alla faccia loro l’aeroporto non solo non chiude, ma tra qualche settimana lo rilanceremo in maniera definitiva, sarà un aeroporto stupendo, fra i più belli d’Italia, dall’alto questa città dovrebbe sorridere di più. Non solo il sorriso della gente o delle istituzioni, sono anche le facciate delle case, l’involucro strutturale di ogni singolo condominio e, ahinoi, di brutture ce ne sono parecchie.
Il decoro urbano è al primo punto del nostro programma. Non potevo non raccogliere l’idea di Reggio Futura, inserirla nel programma del centrodestra, ci siamo messi già al lavoro. Ci siamo dati una scadenza. Mi sono già attivato nell’esercizio delle funzioni parlamentari, utilizzerò fino al mio ultimo giorno utile la possibilità di portare più iniziative economiche possibili alla nostra città. Sono contento di poter ricordare l’ultima che porta 15 milioni di euro di cui 5 a Villa San Giovanni e 10 a Reggio. Calza a pennello con la discussione odierna, abbiamo organizzato una norma molto larga che ci darà la possibilità di organizzare strutturalmente meglio i nostri Lungomari da Catona a Bocale. Possiamo creare strade accessibili, arredare per rendere ancora più bello il Lungomare consolidato nel mondo come il Lungomare più bello d’Italia. Se oggi andiamo a passeggiare su quella struttura, guardandolo in queste condizioni, non possiamo essere convinti di questo. Ci sono i vandali: in 12 anni una telecamera per beccare questi cogli*** che distruggono il nostro Lungomare… non ha avuto la felice intuizione il sindaco della nostra città nel dire ‘non fate danni perchè sarete arrestati e denunciati’?
Dobbiamo abbellire la nostra città. Per farlo servono strumenti amministrativi e tecnici. Per farlo servono i soldi. Io ho sposato subito questo impianto, è fattibile ed è concreto. Sono stato alla Cittadella insieme e non soltanto al presidente della Regione, ho chiesto ai dirigenti del dipartimento della programmazione di mettersi a lavoro perchè serve una dose economica per questo progetto. Ho studiato e fatto studiare, credo che attraverso i fondi FSC si può attivare subito questo meccanismo.
Vi confesso una cosa che non ho detto a nessuno. Sono stato a colloquio con il mio amico Pietro Ciucci, colui il quale dovrà realizzare il Ponte sullo Stretto. In questo confronto, istituzionale e confidenziale, ho avuto la conferma ufficiale che Reggio Calabria, qualora dovessero iniziare i lavori del Ponte, ma anche qualora non dovessero iniziare con immediatezza, come opere compensative è riuscita grazie a questa amministrazione uscente a ottenere… zero. Anche a differenza di amministrazioni di sinistra che, pur non volendo la realizzazione del Ponte, ma hanno capito che però poteva essere una grande occasione per ottenere qualche euro da destinare alle opere compensative per arricchire la città sul piano infrastrutturale. Vi posso assicurare che abbiamo già gettato, portandoci avanti con il lavoro, al di là se il sottoscritto sarà sindaco, per ottenere attenzioni importanti, perchè c’è un tesoretto molto cospicuo da destinare ai territori, una buona parte di quelle economie possono servire ad attuare questa felice intuizione.
Per realizzare il nostro progetto ci sono fondi FSC, fondi del programma regionale, fondi su opere compensative per la realizzazione di grandi opere come il Ponte sullo Stretto. Per l’avvio di questa grande piattaforma io vorrei avvalermi, qualora diventassi sindaco, di voi come ANCE, come professionisti, di questa realtà per troppi anni messa al latere. Io ho il dovere, con una grande squadra, che è quella che governerà la città, di coinvolgerli e metterli subito al lavoro. Io vi riterrò, come assessore esterno alla mia amministrazione, perchè tutti i giorni dobbiamo lavorare per pianificare e realizzare. Ho sentito parlare di patti e tavoli: quanti se ne sono realizzati in questi anni? Ho sentito parlare di patti del commercio a pochi giorni dalle elezioni… io ho rispetto per chi si presenta come avversario alla mia competizione elettorale. Non ho rispetto per chi tenta di gettare fumo negli occhi ai cittadini. Siamo nel 2026, tutti intelligenti, impedirò che l’intelligenza dei cittadini di Reggio sia mortificata. Hanno avuto 12 anni per fare tavoli, patti, attuarli e dare ai cittadini risposte concrete.
Noi abbiamo il dovere di coinvolgere tutti, in maniera sinergica. Non guarderemo il colore politico, chi ha la tessera del PD o di AVS, chi di Forza Italia. Emergerà il merito. Su questo, sono convinto, che andremo avanti spediti e già dai primi mesi daremo le prime risposte. A me, a noi, la responsabilità di attenzionare il governo nazionale per portare risorse, a voi di ANCE il compito di esserci concretamente e di bacchettarci per realizzare l’obiettivo“.

