Reggina, la partita migliore nel momento peggiore. E questo significa solo una cosa

La Reggina si sfalda nel momento in cui sembra possa fare il salto di qualità e offre il meglio di sé nel momento peggiore. E no, oggi non è più un caso, dopo due anni e mezzo non può essere più un caso

E’ già successo, e non solo quest’anno. E, se le cose dovessero rimanere così, siamo abbastanza certi che riaccadrà. La Reggina si sfalda nel momento in cui sembra possa fare il salto di qualità e offre il meglio di sé nel momento peggiore. E no, oggi non è più un caso, dopo due anni e mezzo non può essere più un caso. E non lo è, ma quello ormai da tempo, il fatto che non abbia mai agganciato il primo posto neanche per un’ora dal settembre 2023 ad oggi. La Reggina ha perso malamente sabato contro l’Acireale (che prima del weekend aveva ottenuto solo 9 punti fuori casa in tutta la stagione), in quello che era da considerare un turno “favorevole” (come poi hanno raccontato i risultati), ed è andata a vincere a Barcellona Pozzo di Gotto, campo in cui in poche hanno ottenuto punti quest’anno. E quindi convenite con noi che non c’è niente di casuale.

E, in teoria, neanche di fortunoso. Seppur in una cosa la Reggina sia e sia stata fortunata: il cammino, lento, delle altre, lento ma comunque più veloce di quello amaranto. Nonostante la squadra dello Stretto fallisca bonus in serie, nessuna accelera mai. Ne perde una, poi vince, poi pareggia, poi perde di nuovo, poi sembra accelerare e poi stecca. Se poi ci mettiamo il -5 a una squadra che guardava tutti dall’alto, ecco… sì, possiamo dire che la Reggina sia fortunata. Aver vinto, e in quel modo, in casa dell’Igea Virtus, compagine che si è dimostrata confusionaria, impaurita, nervosa e inconcludente, conferma solo un fatto: che la Reggina aveva il dovere, l’obbligo, e non la possibilità, di stravincere questo campionato. Non di vincerlo, di stravincerlo.

Seppur oggi abbia anche l’obbligo e il dovere di provarci, fino alla fine, com’è giusto che sia, il ragionamento non può comunque non lasciare spazio a rabbia, delusione, incazzatura, per quello che doveva essere. In fondo, sarebbe bastato davvero poco, almeno quest’anno: agire di più, parlare di meno. Che poi questo concetto sarebbe da ampliare al passato recente, da quando Ballarino si è insediato.

  • Quante figuracce avrebbe evitato quell’ego ed entusiasmo ad agosto, che ha fatto il paio con quello, inutile, di maggio?
  • Quanto sarebbe servito andare a pescare dal Siracusa vittorioso, come ha fatto la Scafatese? In fondo, gli esempi sono tutti gli anni prima: Siracusa che pesca dal Trapani e Trapani che pesca dal Catania. Loro hanno vinto anche, e soprattutto, per l’attacco esplosivo e i tanti cambi, non di certo con due attaccanti contati di cui uno con un solo anno di D alle spalle e l’altro che non gioca da mesi.
  • Quanto bene avrebbe fatto, poi, parlare di meno? Basta guardare agli interventi post Messina-Reggina ma anche a quelli post Reggina-Acireale. Per non parlare di quelli prima di Reggina-Acireale (il DG che si incensa) e di quelli – tanti – di mister Torrisi.

La proprietà è inadeguata

E allora sì, la Reggina è fortunata. E’ fortunata perché sabato sera voleva prendere a calci in culo tutti. Ma 24 ore dopo, in seguito ai risultati favorevoli (e fortunati), ha cambiato incredibilmente idea. Dimenticando che, chiunque dovesse vincere questo torneo, lo farebbe comunque con la media punti più bassa di questi dieci anni. Ma, e noi a Ballarino lo abbiamo precisato, non siamo dei cretini. Non siamo quelli che “ieri Torrisi bravo, poi scarso e poi di nuovo bravo”. Non siamo quelli che “calciatori ieri mercenari e oggi eroi”. Non siamo quelli che “Trocini è bravo, anzi no, esoneratelo”. Neanche questi sono casi: perché ad accomunare tutte queste situazioni, c’è solo, e unicamente, sempre, la stessa società, con gli stessi vertici, gli stessi comportamenti (che si ripetono), le stesse dichiarazioni e gli stessi risultati. E, ancora, neanche questo è un caso.

Dunque, tutto questo per spiegare che la vittoria di ieri conferma soltanto una cosa, un fatto, ancor più chiaro di sabato, ancor più chiaro di queste settimane, di questi mesi e di questi anni: la proprietà di Ballarino è inadeguata a gestire una società come la Reggina. Non ha autorevolezza e non ha credibilità. Quella poca che aveva, l’ha persa sabato. E, pur essendo convinti che la vittoria di ieri abbia rinvigorito i più, circa il possibile esito del finale di torneo, per noi non cambia nulla e nulla dovrebbe cambiare per la piazza, relativamente al futuro del club. Pur rimanendo molto difficile e improbabile il raggiungimento di un primo posto, i “bonus” a disposizione di questa società sono terminati. E questo sia in caso di Serie D (molto probabile) sia in caso di miracolosa, assurda, pazzesca – e fortunosa, ancora – promozione in Serie C.

Ai miracoli ci abbiamo creduto poco, in questi anni, e infatti non si sono mai avverati. Qualora si dovesse avverare questo, ne saremmo ben contenti, ma la sostanza non cambia: con l’attuale società, la Serie C potrebbe risultare ancora più mortificante (vedasi i tre anni con Praticò, che rischiavano di finire malamente). Come fare per cambiare? Non lo sappiamo e non è di certo compito nostro quello di trovare un’alternativa. Spetta a chi ha infilato la città in questo labirinto. La si smetta, però, di lagnarsi dietro un “non c’è nessuno”. Nessun imprenditore, nella storia, ha fatto ingresso nel calcio senza uno stimolo esterno di qualcuno. Fine.