“La mafia voleva il Sì? Eh, ma ci ha delusi”: i dati sul No al Referendum che smontano la “teoria gratteriana”

Utilizza l'ironia, Germano Milite, giornalista molto attento ai fenomeni sociali e politici, che affronta luoghi comuni del giustizialismo mediatico tra garantismo e sarcasmo

La mafia avrebbe dovuto votare Sì al Referendum sulla Giustizia, ma quasi ovunque ha vinto il No. E beh, c’è qualcosa che non va. “La prova che la mafia voleva il sì, ma ci ha profondamenti delusi. Oppure che voleva il no…ed ha vinto! Eh sì, ci aspettavamo molto di più dagli amici malavitosi, ma a quanto pare è vero che si sono trasferiti tutti al nord e all’estero o, molto meglio, che la mafia non esiste più e non conta più un cazzo neppure nelle provincie che da sempre l’hanno vista imperare. Oppure, chissà, a loro andava benissimo l’attuale organizzazione monolitica imposta da 80 anni”. Utilizza l’ironia, Germano Milite, giornalista molto attento ai fenomeni sociali e politici, che affronta luoghi comuni del giustizialismo mediatico tra garantismo e sarcasmo.

Milite lo precisa: “il mio post (chiaramente sarcastico) dove osavo prendere bonariamente in giro le tesi gratteriane sulla mala che (non si capisce perché, nessuno ha saputo spiegarlo) avrebbe votato convintamente Sì, a differenza delle persone per bene, ha portato la solita reazione scomposta ed isterica dei consueti individui a basso consumo cognitivo”. Il giornalista smonta, attraverso i numeri, le teorie (il primo a sostenerle, Gratteri) secondo cui la mafia avrebbe votato Sì al Referendum. Alla fine, quasi in nessun posto è andata così, se non in alcuni Comuni di Reggio Calabria. Dove, come già spiegato, la malavita non c’entra niente. Se di mala bisogna parlare, a muovere il loro Sì è la malagiustizia.

“Ho sfiorato – prosegue Milite – il loro santino e sono accorsi in massa a scomunicarmi. Pore stelle, 100 vs 1 e comunque non sono riusciti a darmene una. Avevo preso, in senso chiaramente provocatorio e per dimostrare la fallacia di certo cherry picking, che in realtà dove c’era ricchezza e benessere il sì aveva vinto. In particolare nel paesello di Medesimo, a 1500 metri nella provincia di Sondrio: 80% di sì, zero mafia! A Casalnuovo di Napoli, invece, la Camorra ha perso male con un 80% di no! Già vedo lo slogan: “Diciamo NO alla mafia”. Ma, occhio, perché alle linci da social non sfugge nulla, a parte tutto. E così sono venuti a portarmi la prova che mi stessi sbagliando: il risultato di San Luca, megalopoli da sempre certo attività malavitose, con addirittura quasi 3000 abitanti, dove il sì ha stravinto. Addirittura 799 preferenze, “incredibile amisci”!

“I più svegli, mi hanno portato anche altri esempi devastanti a conferma della teoria gratteriana: Eccolaaaaa, la mafia che governa il paese ed indirizza il voto popolare. Da Vergate sul Membro a San Luca, ha preso tutti i capoluoghi del sud, partendo dai comunelli fino alla più grandi province meridionali. E infatti, guardate i dati, sono inequivocabili:

  • Prov Caserta: No 59,84%
  • Prov ​Napoli: No 71,48%
  • Prov Palermo: No 65%
  • Prov Catanzaro: No 59,51%
  • Prov Reggio Calabria: Sì 53%
  • Cosenza: No 66,57%
  • Messina: No 56,27%
  • Potenza: No 60,94%
  • Prov di Bari: No 60,27%
  • Lecce: No 57,37%

“Insomma, potremmo dire “Com’era bella la mafia, Jonny”. Oggi si è ritirata a San Luca, Scroate di sotto e Topolinia. Oppure che non ci avevano capito nulla, i professionisti dell’antimafia, in realtà quelli con la coppola volevano il no vincitore. Se però la tesi primaria è vera e questa è la malavita oggi, forse potremo aver meno bisogno di martiri antimafia. Purtroppo, però, non sono le letture sempliciotte e da tifosotti acefali a fare la realtà. La realtà è sempre giusto un pelo più complessa, giusto dottor Gratteri?” conclude Milite.