Il Governo ha perso il referendum che aveva fortemente voluto e sul quale, al di là del fatto di aver messo le “mani avanti” nella vigilia e delle “minimizzanti” dichiarazioni del dopo, contava moltissimo al fine di vedere rafforzata la propria posizione. Due mesi fa i sondaggi davano per scontato la vittoria del SI con un margine così ampio da apparire incolmabile alla quasi totalità dei commentatori. D’altra parte, si erano dichiarati apertamente per il SÌ alla riforma anche diversi esponenti dell’Opposizione. Praticamente doveva essere una corsa in discesa, dall’esito scontato ed ancor più certa nel caso di un’affluenza alle urne superiore al 50%. Anche quest’ultima valutazione è stata ampiamente smentita dai fatti.
I bookmaker americani, ai primi di febbraio, davano il SÌ largamente vincente e quotavano la vittoria del NO a oltre 3 punti (cioè 100 euro di scommessa per una vincita potenziale di oltre 300 euro), ritenendola quindi un risultato improbabile.
Tuttavia, in America, giorno dopo giorno, la quotazione del NO è continuamente scesa, per assestarsi, il 13 Marzo, ad una quota che, secondo le diverse agenzie, si poneva tra 1.25 e 1.35, cioè la stessa quotazione che ha solitamente una partita di calcio come potrebbe essere quella tra Inter (prima in classifica) ed il Pisa (ultimo in classifica). In termini pratici, a quella data, gli stessi bookmaker ritenevano già scontata la vittoria del NO.
Bisogna ricordare che gli allibratori americani solitamente non sbagliano: infatti, dalla corretta valutazione delle quote da offrire agli scommettitori, da parte dei propri analisti, dipende la loro fortuna.
Cosa è accaduto, allora, per un così eclatante ribaltamento dei pronostici inziali, che tuttavia appariva evidente agli occhi di analisti indipendenti e quindi non coinvolti emotivamente, quali i bookmaker inglesi?
È successo che la consultazione è passata dall’essere una questione squisitamente tecnica, come avrebbe dovuto logicamente essere – e come avrebbe potuto essere, se fosse stata gestita dai promotori del referendum provando a trovare un accordo preventivo con almeno una parte dell’Opposizione – ad una questione prettamente politica.
E ciò – e qui sta la stranezza – non perché le forze favorevoli al NO siano stati più brave degli avversari (tanto è che non sono mancate alcune inopportune, se non improvvide dichiarazioni di autorevoli esponenti dell’Opposizione), bensì perché sono state forze di Governo, cioè quelle stesse che hanno promosso il referendum, a collezionare una serie incredibili di gaffe e di autogol cui raramente si è assistito nella pur variopinta e spesso non brillante vita politica nazionale.
Tanto per fare qualche esempio.
Il Governo si era sforzato di ribadire che il referendum non era stato ideato come strumento contro la Magistratura ma, nello stesso tempo, un suo autorevole rappresentante affermava che la stessa Magistratura è un plotone di esecuzione.
Ed anche, il Governo affermava che il referendum avrebbe reso la giustizia più veloce ed efficiente, mentre, nello stesso tempo altri autorevoli rappresentati della Maggioranza, quando erano ancora “con i nervi distesi” ci tenevano a precisare “ma chi lo ha detto che la riforma debba rendere la giustizia più rapida?”.
Ed ancora, Il fronte del SI si sgolava nei talk show a ribadire che la riforma costituzionale promossa dal referendum, non stava a significare che il Governo avrebbe avuto la facoltà di ottenere il controllo sulla Magistratura, mentre, nello stesso tempo, un suo ministro ci teneva a far presente alla leader dell’Opposizione che, una volta che la Sinistra fosse eventualmente andata al governo, avrebbe potuto, a sua volta, fruire di siffatta facoltà.
Poi, per completare l’opera, quando dalle parti del Governo qualcuno ha realizzato che ormai ci si era tirata la zappa sui piedi, non si è trovato di meglio che suggerire alla Presidente del Consiglio di buttarla sul drammatico, confezionando la perla finale: la profezia della incombente tragedia di vedere stupratori, pedofili e spacciatori girare liberi per le nostre città, per non parlare dei poveri bambini strappati alle loro famiglie.
In termini pratici, le forze di governo, o comunque una parte di esse, evidentemente non proprio adeguata al ruolo ricoperto, hanno di fatto confermato, uno dopo l’altro, tutti i dubbi, veri o presunti che fossero, prospettati dai fautori del NO.
Tutto ciò, con ogni probabilità, ha convinto tantissima gente, dapprima indecisa o indifferente e che non aveva gradito il melodramma finale meloniano, ad andare a votare per esprimere un NO di esclusiva connotazione “politica”.
Di fatto, il Governo ne esce chiaramente battuto, checché la Destra ne dica ed anche se ciò, con non dovrebbe portare, con ogni probabilità, alcun effetto sulla sua tenuta, a parte l’eventuale uscita di scena di qualche singola testa.
Un’ultima considerazione. Durante la campagna referendaria, i fautori del NO chiedevano insistentemente le dimissioni ora di un ministro, poi di qualche sottosegretario ed ancora, di una capa di gabinetto, per aver detto questo o quello. Ma perché mai? Avrebbero dovuto dire loro, semplicemente: “Grazie”.
