Nella solenne Sala Zuccari del Senato della Repubblica, luogo simbolo della storia e della cultura italiana, la poesia ha trovato uno dei suoi momenti più intensi e inattesi. Non una celebrazione formale, ma un vero incontro tra parola, emozione e coscienza civile. Protagonista della giornata è stata Cinzia Panuccio, poetessa che con il libro “La forza non è mia” ha conquistato il secondo posto al Premio Letterario Internazionale d’Eccellenza “Divinamente Donna” 2026, distinguendosi tra autori provenienti da contesti culturali diversi per profondità poetica e autenticità della voce. Il riconoscimento arriva nell’ambito della terza edizione del premio promosso dall’Associazione VerbumlandiArt APS, una manifestazione che negli ultimi anni si è affermata come uno dei momenti più significativi dedicati alla valorizzazione delle eccellenze femminili nella cultura, nell’arte e nella società contemporanea.
Cerimonia
La cerimonia si è svolta davanti a un pubblico composto da personalità istituzionali, giuristi, scrittori e intellettuali. Madrina del premio è stata Marisa Manzini, Sostituto Procuratore della Repubblica di Catanzaro, mentre la presidenza onoraria è affidata alla Senatrice Tilde Minasi. A guidare l’organizzazione del progetto culturale è Regina Resta, presidente di VerbumlandiArt e direttrice editoriale della rivista VerbumPress, affiancata da Maria Pia Turiello, presidente del Comitato Scientifico e del Comitato d’Onore. Accanto a loro un comitato composto da figure di primo piano del mondo culturale e istituzionale: il senatore Manfredi Potenti, l’avvocato e saggista Eugenio Bisceglia, il poeta e scrittore Hafez Haidar, candidato al Premio Nobel per la Pace e per la Letteratura, l’economista e docente dell’Università Cattolica di Milano Francesco Lenoci, il giornalista internazionale Goffredo Palmerini, il digital marketing specialist e poeta Francesco Nigri, il già Primo Dirigente della Polizia di Stato Graziano Perria, la poetessa e traduttrice Hebe Muñoz, l’avvocato e giornalista Mirella Cristina, l’autrice e traduttrice Mirjana Dobrilla, il direttore responsabile di VerbumPress Roberto Sciarrone, la giornalista Fiorella Franchini e la docente e poetessa Rosella Murano.
A presiedere la giuria del premio letterario è stato Corrado Calabrò
A presiedere la giuria del premio letterario è stato Corrado Calabrò, giurista e poeta tra le figure più autorevoli del panorama culturale italiano, affiancato da una commissione composta da Anna Manna, Eugenia Serafini, Giuseppe Fabiano, Giuseppe Vultaggio, Luana Martucci, Massimo Rossi, Roberta Vitelli, oltre ai membri internazionali Angela Kosta, Hassane Yarti e Mirjana Dobrila.
L’opera di Cinzia Panuccio ha colpito la giuria
In un contesto così ricco di autorevolezza e competenza, l’opera di Cinzia Panuccio ha colpito la giuria per la sua intensità spirituale e per la capacità di trasformare la fragilità in linguaggio universale. Perché “La forza non è mia” non si è distinta per effetto, per compiacimento stilistico o per esibizione letteraria. Si è imposta per qualcosa di più difficile da raggiungere: la verità del tono. La capacità di trasformare la fragilità in materia poetica senza retorica, il dolore in linguaggio senza indulgere nell’autocommiserazione, la spiritualità in presenza viva e non in formula. “La forza non è mia” è una raccolta che si muove tra introspezione, spiritualità e dolore umano, evitando qualsiasi retorica. La sua forza sta proprio nell’accettazione della fragilità come dimensione autentica dell’esistenza.
Panuccio lo racconta con parole che sintetizzano il cuore del libro: “questo libro non nasce da un atto di potenza. Nasce da una resa. Dal momento in cui si comprende che la forza non appartiene a noi, che non è conquista e non è dominio”. La poesia diventa così un luogo di attraversamento: una forza che sostiene quando la mente e il corpo cedono, una presenza che emerge nella perdita, nella fede e nella ricerca di senso.
“È una forza che arriva da fuori e da dentro nello stesso istante spiega Panuccio e che si manifesta nella fragilità che vuole essere ascoltata senza essere corretta“. È una dichiarazione che rovescia una delle mitologie più insistenti del nostro tempo, quella della forza come dominio, autosufficienza, controllo. Nella scrittura di Panuccio, invece, la forza non è possesso, non è conquista, non è volontà di prevalere. È attraversamento. È ciò che resta quando il corpo e la mente non bastano più. È una energia che viene insieme da dentro e da oltre, dalla ferita e dalla fede, dalla perdita e da una forma di amore che continua a resistere anche quando tutto cede. La dignità della fragilità.
Il riconoscimento ottenuto al Senato assume Cinzia Panuccio un valore che va oltre il premio letterario. “Questo riconoscimento non premia solo un libro: legittima la dignità di essere fragili in un mondo che ci vuole sempre perfetti e forti”. Ed è proprio questa tensione tra vulnerabilità e autenticità che ha reso la raccolta una delle opere più intense della selezione. Non una poesia costruita per piacere, ma per dire la verità. “Scrivere non per vincere, ma perché tacere farebbe più male”. Ed è forse qui che La forza non è mia incontra in modo più pieno lo spirito di “Divinamente Donna”.
Perché il libro di Cinzia Panuccio non offre una rappresentazione astratta o celebrativa del femminile. Ne attraversa invece le crepe, il sacrificio silenzioso, la resistenza quotidiana, la capacità di ricostruirsi dopo la frattura. Non a caso, l’autrice dedica idealmente il riconoscimento “alle madri, alle figlie, alle sorelle, alle donne spezzate e ricostruite, a quelle che continuano a cercare voce anche quando il mondo non le ascolta“. Parole che non suonano come formula di circostanza, ma come naturale estensione di una poetica che ha scelto da tempo di stare dalla parte di ciò che non fa rumore e proprio per questo pesa di più. È probabilmente questa urgenza, più ancora della perizia tecnica, ad aver colpito una giuria composta da figure abituate a misurarsi con la parola in tutte le sue forme: giuridica, poetica, critica, civile.
Una voce dedicata alle donne
Il premio “Divinamente Donna” nasce con l’obiettivo di dare visibilità a figure femminili che contribuiscono alla crescita culturale e sociale. Cinzia Panuccio ha scelto di dedicare il riconoscimento a tutte le donne che hanno ispirato le sue parole: “Alle madri, alle figlie, alle sorelle, alle donne spezzate e ricostruite, a quelle che continuano a cercare voce anche quando il mondo non le ascolta”. Una dedica che restituisce alla poesia la sua dimensione più profonda: quella di essere voce collettiva. Una nuova voce della poesia contemporanea!
Con il riconoscimento ottenuto nella prestigiosa sede del Senato della Repubblica, Cinzia Panuccio si afferma come una delle voci più autentiche della nuova poesia italiana. Il suo percorso letterario, caratterizzato da una scrittura intensa e spirituale, si sta aprendo a una dimensione sempre più ampia, attirando l’attenzione di ambienti culturali nazionali e internazionali. Per Panuccio, tuttavia, il premio non rappresenta un traguardo ma un impegno. “La parola va custodita ancora di più. Difesa. Onorata. Non tradita”. Un messaggio che riporta la poesia alla sua funzione originaria: non ornamento, ma ricerca di verità.
Perché talvolta la letteratura compie il suo gesto più forte proprio quando rinuncia a mostrarsi forte. E allora accade ciò che è accaduto al Senato: che un libro nato dalla fragilità smetta di appartenere soltanto alla sua autrice e diventi specchio per molti. Non solo un premio, dunque ma il riconoscimento pubblico di una voce che ha trovato la forma più difficile: quella che non chiede di essere ammirata, ma di essere sentita, dimostrando che anche nel frastuono del mondo contemporaneo, un verso può ancora cambiare qualcosa fosse anche solo il battito di un cuore.

