Voleva la guerra, la maleducazione sportiva. Non voleva giocate e possesso, ma ferocia e aggressività sulle seconde palle. Anche perché il prosecco dell’andata non gli è andato giù (ma lui non c’era). Alla vigilia del derby dello Stretto contro il Messina c’era chi pensava che le parole di Torrisi avrebbero potuto dare una spinta in più alla Reggina. Alla fine, sono solo servite a eccitare (e illudere) l’ambiente, che ha riempito il Granillo con oltre 7 mila presenze. Alla fine, ancora, però, è arrivata la figuraccia.
Per la Reggina, infatti, il pari è una figuraccia. Non va dimenticato che il Messina ha vissuto una delle settimane più complicate – anzi forse la più complicata – dall’avvento della nuova proprietà. E non va dimenticato che domenica scorsa, non otto mesi fa, ne ha prese cinque (5!) in casa dall’Enna. Non va dimenticata neanche la diversa caratura tecnica dell’avversario, costruito in estate in 36 ore, senza una preparazione fisica, e ritoccato solo a gennaio. Insomma, considerando i proclami estivi – i soliti, “maledetti” a questo punto, visto che si ritorcono sempre contro – la Reggina avrebbe dovuto vincere 6-0. Anzi, a dir la verità, a sentire diversi messinesi in settimana, questi avevano paura di subire un’umiliazione al Granillo, considerando la vergognosa debacle contro l’Enna.
E invece, escluso il primo quarto d’ora, il Messina ha fatto un figurone. Alla Reggina sono rimaste le tante chiacchiere della vigilia, oltre che una supponenza ingiustificata. “I miei ragazzi stanno dimostrando di essere i più forti, adesso dobbiamo essere anche i migliori” ha detto Torrisi. Lo dice da quando è arrivato, che la Reggina è la più forte. Eppure è quinta, con quattro squadre davanti che solo a pensarci tre anni fa vengono i brividi. E’ quinta e, da due anni e mezzo a questa parte, tutte le volte che deve fare il “salto” e agganciare il primo posto, si sgretola, fallisce l’appuntamento, e si fa pure scavalcare. In compenso, quel clima battagliero auspicato da Torrisi, alla fine ha aiutato più il Messina, che la Reggina. Lo ha caricato a tal punto che – sin dall’inizio – ogni scontro si trasformava in scaramuccia. Come a volerla buttare sull’agonismo.
Tralasciando il fatto che non sappiamo cosa ci sia di male nel festeggiare la vittoria in un derby con un prosecco – tra l’altro nelle condizioni in cui si trovava il Messina ad inizio stagione, per le motivazioni di cui sopra – la strategia comunicativa di Torrisi della vigilia alla fine non ha prodotto i frutti sperati. Anzi, lo stesso è stato pure bersagliato, comprensibilmente. Nelle ore successive alla sfida, nonostante la Reggina avesse riagguantato il pari, dai tifosi del Messina sono stati rivolti messaggi sarcastici verso il tecnico amaranto. Hanno scherzato sul prosecco, sulla “maleducazione sportiva”, sulla guerra. Ma alla fine la figuraccia avrebbe potuto solo lasciare scorie negative.

