Si doveva già vergognare all’epoca, ma l’euforia era troppa. Oggi, la realtà serve il conto. L’attualità serve il conto. E dice che forse neanche la vergogna basta più. Era il 18 maggio, era un pomeriggio tipicamente primaverile: vittoria nel finale, gol di Renelus (a proposito, quanto sarebbe servito oggi?) ed eccitazione ai massimi livelli, ma per cosa? Megafoni, sorrisi, abbracci, festa sotto la Curva Sud tra cori e certezze, quelle solite certezze effimere, vuote, inutili. Inutili come quella gara, inutili come quella vittoria. E infatti non servì a nulla. Battere la Scafatese in finale playoff, alla Reggina, non servì a nulla, se non ad allungare l’agonia e l’illusione verso una piazza presa continuamente in giro. Nella graduatoria dei ripescaggi, la Reggina finì dietro il Ravenna, che vinse la Coppa Italia snobbata dagli amaranto (è successo anche quest’anno) e usufruì del ripescaggio.
Oggi, seppur sia trascorso meno di un anno, sembrano passati secoli. Il confronto, tra quelle due squadre di fronte a maggio, se guardato oggi è desolante, umiliante. E’, ancora, vergognoso. La Reggina annaspa, ed è storia nota. Ieri ha perso a Lamezia, giocando con un uomo in più per un intero tempo, ha perso terreno dalla prima (ora a + 5), ha giocato malissimo, è apparsa spenta e abulica, e dovrà andare a giocare a Barcellona e a Palermo. Il tutto, dopo un girone d’andata disastroso al terzo anno di Serie D. Risultato? Al momento, quinto posto con soli 44 punti conquistati.
Punti conquistati e gol fatti, la Scafatese sovrasta la Reggina
Volete sapere quanti punti ha conquistato oggi, sempre dopo 25 giornate, ma in un altro girone, quella Scafatese sconfitta in quell’inutile playoff? Ben sessantatré (63!). 6 e poi 3. Sono 19 punti in più della Reggina. Un abisso, un solco, un buco profondissimo. L’umiliazione si fa ancora più pesante se guardiamo alla voce “gol fatti”. La Reggina ne ha segnato solo 29, la Scafatese ben 53! Quasi raddoppiata.
Se questo dato stupisce? Di certo non stupisce chi ha ben chiara la situazione da quel settembre 2023. E non stupisce neanche coloro che lo scorso 18 maggio non hanno festeggiato, perché sapevano che non c’era nulla da festeggiare. Stupisce, ovviamente, i soliti creduloni, quelli pronti a bersi ogni buffonata propinata dall’attuale società con l’obiettivo di imbonire una piazza assuefatta. Sono quelli che, in estate, esultavano per la presenza della Scafatese in altro girone, perché “abbiamo una supercorazzata” e “senza rivali vinceremo a febbraio”.
A febbraio, invece, la Reggina prende consapevolezza del quarto anno di Serie D, mentre chi ha già vinto davvero, con largo anticipo, è proprio la Scafatese, che ha ben 14 punti di distacco sulla seconda a nove giornate dal termine. Eppure, la società campana ha messo in campo quanto di più semplice, logico e lineare possibile: ha allestito una squadra forte, forte davvero, più forte dell’anno scorso, andando a pescare calciatori che questo campionato lo hanno già vinto. Niente di diverso da quanto compiuto da Siracusa, Trapani l’anno prima e Catania l’anno prima ancora. Basti guardare soltanto ai vari Baldan, Suhs, Acquadro, Convitto, Maggio. E abbiamo citato solo coloro che l’anno scorso hanno condotto il Siracusa in Serie C. Alla Scafatese non sono serviti “mille mila” anni. Fallito il primo, al secondo è andata dritta all’obiettivo, senza fronzoli. Ha recitato il ruolo che la Reggina avrebbe dovuto recitare sin da subito, stravincendo sin da subito con gol a raffica e zero sconfitte (è l’unica squadra imbattuta in Italia dalla Serie A in giù).
La Reggina, invece, era troppo intenta a festeggiare a maggio e poi ad agosto (sul Lungomare), per poi piangere a giugno. Ha sbagliato le scelte su tutta la linea, ha continuato a puntare al risparmio (e non a chi la D l’ha vinta davvero), agli ex Reggina ormai spolpati, e poi ha rivoluzionato ancora, mancando – di nuovo – quella scelta in attacco che avrebbe potuto spostare gli equilibri. Storia che si ripete, sempre e ancora, come in un loop infinito degno del miglior film di fantascienza. In questo caso però, purtroppo, è tutto vero…

