“Un Garpez? Con 30 mila lire il mio falegname la faceva meglio”. Non è una gamba, ma un ponte, anche se è il concetto a contare realmente. A Reggio Calabria c’è chi si preoccupa che un Ponte, quello sullo Stretto, ancora da realizzare, possa crollare. Non c’è una base tecnica o scientifica, ma solo ideologica e politica. “Ci sono i venti e i terremoti”, certo. Come ovunque nel mondo. Queste persone, quelle ideologicamente indottrinate, dicono che possa crollare, prima ancora che venga anche messa una sola pietra a terra.
Tra questi, ci sono anche politici, espressione di quella Sinistra nazionale che dice no a tutto perché contraria allo sviluppo. Tra i capisaldi, tal Giuseppe Falcomatá, già Sindaco di Reggio Calabria e oggi Consigliere Regionale. Mentre il dirimpettaio a Messina batteva i pugni per chiedere (e ottenere) milioni di euro in opere compensative per la propria città, Falcomatá – insieme al Sindaco di Villa Caminiti – presentava ricorso per bloccare l’opera. Un affronto contro la propria città.
Un affronto che diventa vergognoso, ancor di più, se si pensa allo stato di un ponte che, come detto, “il mio falegname avrebbe fatto meglio”. Il riferimento è al Ponte sul Calopinace, emblema e simbolo dell’inefficienza politica e amministrativa della Giunta guidata proprio da quell’ex Sindaco che pensava di presentare ricorso contro il Ponte sullo Stretto mentre il “suo”, di ponte, di qualche decina di metri, annunciato una vita fa, tra promesse e propaganda continua su scadenze mai rispettate, su ridicoli baci di travi all’interno di dirette ancora più ridicole, ora rischia di crollare davvero. Non in senso letterale, ovviamente, ma figurato, considerando i ponteggi penzolanti – e che rischiano di finire nella fiumara sottostante, e quindi in mare – dopo questi giorni di maltempo.
Uno schiaffo, questo, l’ennesimo, all’intelligenza umana. All’intelligenza dei tanti che hanno abboccato alle bugie e alla propaganda di chi, incapace di concludere un breve ponticello, mette bocca su questioni ben più grandi, provocando un danno non quantificabile in termini di progresso, sviluppo e futuro. E no, qui venti e terremoti non c’entrano. Questa è incuria, superficialità, inefficienza e incapacità. E’ non saper portare a termine un compito. Questo significa amministrare una città? Con quattro soldi, anzi pure gratis, “un ragazzo a 12 anni lo avrebbe fatto meglio…”.
