“Il terremoto di magnitudo 5.1 che ha colpito le coste calabresi è stato avvertito chiaramente dalla popolazione. Fortunatamente non si registrano vittime né danni immediati. Ma proprio questo non può diventare l’ennesimo alibi per continuare a ignorare una realtà drammatica: la sicurezza delle scuole a Reggio Calabria è stata smantellata in dieci anni di cattiva amministrazione”. Lo afferma in una nota il Prof. Simone Antonio Veronese Presidente – Associazione LIFE.
“Parte male, anzi malissimo, l’avventura del facente funzione Battaglia, che nel suo primo giorno di operato sceglie di non chiudere le scuole per consentire verifiche tecniche post-sisma, dimostrando una preoccupante continuità con l’operato del sindaco Giuseppe Falcomatà. Una continuità che pesa come un macigno, perché in questi dieci anni la sicurezza degli studenti è stata progressivamente azzerata”.
“Falcomatà è il sindaco che non ha investito nella sicurezza scolastica, non ha costruito una sola scuola, non ha realizzato interventi di adeguamento sismico in alcun istituto comprensivo. L’unica azione concreta della sua amministrazione è stata la chiusura sistematica dei plessi, seguita dallo spostamento degli alunni come pacchi postali, da un edificio all’altro, spesso in strutture senza carotaggi, senza verifiche statiche complete, già sovraffollate e oggi sottoposte a carichi strutturali ancora più elevati”.
“Esistono a Reggio Calabria scuole che operano ai limiti della sicurezza, e altre collocate in edifici non adeguati alla funzione scolastica, come accade a Catona e Gallico. In questo contesto, tenere le scuole aperte dopo un sisma avvertito dalla popolazione non è prudenza, è irresponsabilità”.
“In territori normali, con edifici sicuri e certificati, una scossa di questa entità potrebbe non destare preoccupazioni. Ma Reggio Calabria non è in una condizione normale. Qui il rischio sismico è elevato e il patrimonio scolastico è fragile. La prevenzione non è allarmismo: è un dovere morale, amministrativo e giuridico, soprattutto quando si parla di minori. Non chiudere le scuole nemmeno per consentire verifiche tecniche immediate significa accettare consapevolmente un rischio. E quando si accetta un rischio sulla pelle dei ragazzi, la responsabilità non è mai neutra”.
“Il facente funzione Battaglia aveva l’occasione di segnare una discontinuità. Ha scelto invece di proseguire lungo la strada di un fallimento decennale, dove l’emergenza è diventata normalità e la sicurezza un fastidio amministrativo. La città non chiede miracoli. Chiede scuole sicure, controlli seri, decisioni responsabili. Perché la vera tragedia, quella irreparabile, sarebbe accorgersi dei problemi solo dopo”.

