Bambini costretti ad allenarsi per strada, in luoghi di fortuna, soluzioni tampone senza servizi igienici e illuminazione. È la triste realtà dell’atletica di Reggio Calabria, specchio dell’intero movimento sportivo reggino, umiliato e mortificato da anni di cattiva amministrazione. Ne abbiamo già parlato al passaggio della Fiamma Olimpica, denunciando la mancanza di tedofori di alto livello come quelli presenti nelle altre città, a causa delle difficoltà che gli atleti reggini hanno nell’allenarsi in maniera idonea.
Qualche fenomeno ci ha risposto che alimentiamo la cultura del lamento, che siamo intellettualmente pigri e non comprendiamo lo sport. Succede, invece, che in Piazza Italia, nel pomeriggio odierno, le società di atletica reggine si siano riunite per protestare contro l’Amministrazione Comunale chiedendo certezze e sicurezza per il futuro sportivo dei giovani atleti.
“Siamo qui per smuovere le coscienze di chi ci amministra. – racconta un genitore ai microfoni di StrettoWeb – Abito in zona campo Coni, mi capita di passare e sperare di vedere il cantiere frequentato da operai. Le soluzioni tampone di palestra X e campo Y, come il campo di baseball del viale Calabria, sono temporanee. Mia figlia pratica atletica da 6 anni ed è da quando ha iniziato che, da genitore, sento parlare di restyling, ristrutturazione. Oggi ha 15 anni e si ritrova senza una struttura dove praticare sport, sognare di fare atletica per molti anni della sua vita. Di questo passo smetterà presto, proverà a fare altro, mi dispiace dirlo, se ne andrà da questa città in cui non può correre e non può pensare al proprio futuro“.
Parliamo di giovani ragazzi che si vedono negata la possibilità di fare sport, spezzato il sogno di diventare un campione nella propria disciplina. E chi ci prova ancora, chi non si arrende, deve allenarsi in un campo da Baseball, nel quale non si possono effettuare gli sport relativi a salto e lancio, senza servizi igienici e illuminazione. Giova sottolineare che stiamo parlando di bambini. E c’è chi ha il coraggio di parlare di “cultura del lamento“.
Ditelo alle società di atletica che chiedono perchè il Campo Coni sia chiuso da mesi per lavori e chissà per ancora quanto resterà tale, contro ogni promessa e rassicurazione dell’Amministrazione già fuori tempo massimo. Ditelo ai ragazzini che cambiano sport impoverendo il movimento, o peggio, che restano a casa perchè a Reggio Calabria il Comune non mantiene le promesse e gioca con le vite e il futuro dei giovani.

