L’era di Giuseppe Falcomatà, durata oltre undici anni e segnata da luci (poche), ombre (molte) e lunghe sospensioni, ha scritto i titoli di coda durante le festività natalizie, ma l’eredità che lascia al Partito Democratico somiglia sempre più a un rebus di difficile soluzione. A pochi mesi dalle elezioni comunali della prossima primavera, il quartier generale dei Dem reggini appare immerso in un caos calmo, fatto di veti incrociati, ambizioni personali e una cronica incapacità di sintesi in vista della candidatura a Sindaco.
L’ultimo atto di questa paralisi politica è andato in scena nel tardo pomeriggio di oggi. Una riunione allargata a tutte le forze della coalizione e alle liste civiche che si è conclusa, in serata, con una prevedibile quanto rumorosa “fumata nera”. Nonostante ore di confronto, il centrosinistra reggino non ha mosso un passo avanti, confermando come la distanza tra le anime del partito e gli alleati sia, al momento, quasi incolmabile.
Il dogma delle primarie e i nomi sul tavolo
Al centro della discussione resta il nodo gordiano delle primarie. Il Partito Democratico continua a insistere sullo strumento dei gazebo come unica via d’uscita per legittimare un nuovo leader. Tuttavia, la proposta si scontra con la realtà dei fatti sollevata da diverse formazioni civiche presenti al tavolo. “Non ci sono i tempi tecnici, né le condizioni politiche“, hanno sostenuto alcuni esponenti della coalizione.
Il timore è che delle primarie tardive, organizzate senza regole condivise e con uno schieramento di candidati ancora fumoso, possano trasformarsi in un regolamento di conti interno più che in una festa della democrazia. “Tra chi dovremmo scegliere? Con quali regole?“, sono state le domande rimaste senza risposta durante il summit di stasera.
Se il metodo è incerto, i volti non mancano, ma ognuno porta con sé delle criticità che il partito non sembra pronto a digerire. Sul tavolo restano i nomi già noti:
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Mimmo Battaglia: Il sindaco facente funzioni, appena voluto proprio dal PD per traghettare l’amministrazione dopo l’uscita di scena di Falcomatà. Rappresenta la continuità istituzionale, ma è inspiegabile come il partito possa essere timido rispetto ad una sua candidatura in questo momento, dopo averlo indicato come reggente post-Falcomatà poche settimane fa. Potrebbe rappresentare la continuità rispetto all’Amministrazione uscente, tanto quanto ex Assessore di Falcomatà che come uomo storico del partito.
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Massimo Canale: In campagna elettorale permanente ormai da mesi, Canale gode di un seguito personale e di una struttura che lo rende un candidato “naturale” che arriva dal basso, ma che al contempo spaventa l’establishment del partito per la sua eccessiva autonomia e preoccupa il partito per la debolezza del sostegno elettorale. Sarebbe in ogni caso una candidatura di rottura rispetto alla stagione di Falcomatà.
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Carmelo Versace: Il sindaco facente funzioni della Città Metropolitana è entrato prepotentemente nella contesa, rivendicando uno spazio politico costruito negli ultimi mesi di gestione dell’ente di secondo livello in contrasto con la visione di Falcomatà. Ma la sua posizione è molto debole, a maggior ragione dopo i tentativi, di dominio pubblico, di fuga nel Centrodestra nei mesi scorsi.
In questo scenario, è emersa timidamente la suggestione di un candidato unitario per evitare lo scontro fratricida. Il nome circolato con più insistenza durante la riunione è stato quello di Nicola Irto. Il senatore e segretario regionale del PD rappresenterebbe l’unica figura capace di mettere d’accordo tutte le correnti e i satelliti della coalizione. Tuttavia, le condizioni per una sua discesa in campo appaiono oggi proibitive: Irto, impegnato a Roma e nella guida regionale del partito, sembra poco incline a farsi logorare in una battaglia cittadina dalle mille insidie.
Lo scenario: verso il “duello” già anticipato prima di Natale su StrettoWeb
Nonostante i tentativi di trovare una “terza via” o una figura di alto profilo che metta tutti a tacere, l’ipotesi più probabile resta quella già anticipata dalle indiscrezioni di StrettoWeb prima di Natale: una sfida a due nelle primarie tra Mimmetto Battaglia e Massimo Canale.
Il dato politico più rilevante, però, è lo scetticismo che regna all’interno dello stesso establishment del PD. Il partito sembra stranamente freddo verso entrambi i contendenti, quasi sospeso in un’attesa messianica che non arriva. Non c’è una convinzione piena né su Battaglia, visto da molti come troppo interno alle dinamiche di palazzo rispetto alla stagione di Falcomatà, né su Canale, considerato un outsider difficile da controllare.
Una settimana decisiva?
Il tempo, però, non aspetta. La coalizione si è aggiornata a mercoledì, quando ci sarà una nuova riunione con una eventuale prosecuzione dei lavori nella giornata di venerdì. Appare già scontato che, quindi, mercoledì non ci sarà una soluzione. Sarà una settimana di passione, in cui il PD dovrà decidere se affrontare le elezioni con un progetto chiaro o se scivolare verso una conta interna che rischia di consegnare la città al centrodestra dopo oltre un decennio.
Il rischio è che, a forza di cercare l’equilibrio perfetto, il centrosinistra finisca per presentarsi al nastro di partenza di maggio stanco e diviso, proprio mentre la città chiede, dopo undici anni, un segnale di discontinuità o, quantomeno, di rinnovata energia.
