Lo stop della Corte dei Conti al Ponte sullo Stretto ha riaperto il dibattito sulla grande opera che unisce la Sicilia al resto dell’Italia. Un progetto avveniristico, con molteplici vantaggi per Sicilia, Calabria, tutto il Meridione, l’Italia intera. Eppure, per anni, il Ponte sullo Stretto è stato rallentato, osteggiato, riposto in cantina, dimenticato, sbeffeggiato. E ancora oggi l’Opera viene fermata, questa volta per una ripicca politica da parte della magistratura, in risposta alla riforma della giustizia. Lo conferma un magistrato stesso della Corte dei Conti.
E se il no della Corte dei Conti è politico, nel corso degli anni ci sono stati tanti altri no (non solo della politica). I no legati ai possibili danni ambientali, alla sicurezza, ai costi, a eventuali infiltrazioni della malavita e chi più ne ha più ne metta.
Una situazione che ricorda da vicino quella del MOSE, il sistema di dighe mobili progettato per proteggere la laguna di Venezia dalle acque alte e dalle maree eccezionali provenienti dall’Adriatico.
Il MOSE: che cos’è e perchè è essenziale per proteggere Venezia nonostante le critiche
Il MOSE è costituito da 78 paratoie mobili installate in tre bocche di porto (Lido, Malamocco e Chioggia), cioè nei punti in cui la laguna di Venezia comunica con il mare aperto. Quando la marea è normale, le paratoie restano piene d’acqua e adagiate sul fondo, permettendo la libera circolazione delle acque. In caso di alta marea, vengono riempite d’aria: diventano più leggere e si sollevano, chiudendo temporaneamente le bocche di porto e impedendo al mare di entrare nella laguna.
L’obiettivo è difendere Venezia e le altre isole lagunari dalle inondazioni dovute al fenomeno dell’acqua alta, che negli ultimi decenni è diventato sempre più frequente anche a causa del cambiamento climatico e del progressivo abbassamento del suolo.
Oggi il MOSE entra in funzione quando serve e salva Venezia dalle inondazioni. Eppure, l’opera è stata fortemente criticata negli anni, è stata definita una vera e propria follia. Associazioni come Legambiente e Comitato No Mose hanno criticato il sistema per la possibilità di alterare l’equilibrio ecologico della laguna, modificando i flussi d’acqua, la salinità e la sedimentazione; ne sono stati criticati i costi (circa 6 miliardi); il fronte del NO ha criticato sostenibilità dei costi di manutenzione; per non parlare dello scandalo scoppiato nel 2014 che ha coinvolto imprenditori e politici.
Il Ponte sullo Stretto come il MOSE
Un progetto pensato negli anni 70 e concluso solo nel 2020 dopo rallentamenti e difficoltà di vario genere. E che oggi funziona e fa il suo dovere. E ne beneficiano tutti, anche chi ne era contrario. È un po’ lo stigma del progresso: la novità spaventa sempre, mette dubbi, apre a architetture mentali ben più complesse di quelle che poi vengono messe in pratica.
Il punto è che i “NO” a priori, i no politici, non modernizzano il Paese, ma lo bloccano. Lo afferma chiaramente Giuliano Ferrara su “Il Foglio” paragonando MOSE e Ponte sullo Stretto.
“Il paradigma del Mose parla a favore del Ponte, che non è una diga di salvezza, ma promette di essere una strada che collega e sviluppa e beneficia l’economia italiana ed europea. – spiega Ferrara – Chissà, ci si può sempre sbagliare, ma in tal caso se ne darà franca ammissione, non come quei saccenti impenitenti che ora ce l’hanno con il Ponte e ieri ce l’avevano con la Diga, l’Autostrada, il Tunnel, il Treno, ma non si sa perché alla fine rinunciano agli stivaloni per passeggiare nelle calli, attraversano ponti e tunnel, prendono il treno aspettandosi che sia veloce e in orario, imboccano l’autostrada che accorcia l’Italia e la rende simile a un paese moderno o modernizzante, che non si ferma a Eboli e al Sorpasso pericoloso“.
Il MOSE, come il Ponte, non sono creature di destra o di sinistra, dei magistrati o dei politici. Sono opere che servono all’Italia e agli italiani. E, soprattutto, rispondono a bisogno primari. Se il mare inonda la tua città, logica vuole che costruirai una barriera per impedire che questo accada. Se serve passare attraverso una montagna per collegare ferrovie e autostrade, quella montagna verrà forata e attraversata.
Se la Sicilia è staccata dall’Italia, complessa da raggiungere in tempi rapidi e in maniera efficiente e il suo collegamento con la penisola porta vantaggi logistici ed economici all’Italia intera, serve un ponte che faccia da collegamento e un Ponte si costruisce.
E il Ponte sullo Stretto lo useranno anche i No Ponte, anche i magistrati contrari alla separazione delle carriere, anche chi ha a cuore le migrazioni degli Adorni. Perchè sarà utile. Proprio come il MOSE oggi è indispensabile anche a chi lo aveva etichettato come follia e può godersi Venezia all’asciutto.
