Prima il problema erano le cattive condizioni di navigazione, come per ogni marinaio: con il mare mosso e il cielo nero, navigare è rischioso. Ora il problema è il cielo sereno. Anzi, l’arcobaleno. Dopo le dimissioni di Greta Thunberg per la ‘troppa pubblicità’ e la ‘poca Palestina’, la Global Sumud Flotilla è alle prese con un bel problema interno. Una diversità di vedute fra gli stessi membri. Il gruppetto all inclusive, a favore della pace, dei bambini, delle donne, degli anziani, degli animali, del clima, di Instagram… ha un problema con gli LGBTQI+. E alcuni attivisti legati a movimenti arcobaleno sono a bordo.
L’arcobaleno che spacca la Flotilla
Come riportato da “Le Courrier de l’Atlas”, il coordinatore tunisino Khaled Boujemâa ha deciso di abbandonare la missione, per la presenza di alcuni attivisti legati al mondo LGBTQI+, in particolare Saif Ayadi che si definisce “attivista queer”.
Secondo Boujemâa, le informazioni relative ad alcuni partecipanti sarebbero state nascoste dagli organizzatori: “ci hanno mentito sull’identità di alcune persone in prima linea nella flottiglia“, ha denunciato. Il suo messaggio, rivolto a Wael Navar, membro del comitato direttivo vicino ad Hamas, ha infiammato ancor di più il dibattito. Hamas non vede esattamente di buon occhio gli omosessuali: in Palestina sono perseguitati, arrestati, torturati e impiccati in pubblica piazza dalla stessa organizzazione che lamenta il ‘genocidio’ di Israele.
Lo ripetiamo più facile: Hamas perseguita e uccide delle persone per il loro orientamento sessuale, in maniera sistematica e alla luce del sole, non ammettendo l’omosessualità. Lo stesso criterio applicato dai nazisti durante la Shoah (non solo per gli omosessuali, anche per zingari, oppositori politici, minoranze e, ovviamente, ebrei). E ai gay pride si sventola la bandiera della Palestina. Coerenza.
Ma torniamo a Mariem Meftah, attivista che ha chiaramente detto: “l’orientamento sessuale di ciascuno è una questione privata. Ma il ruolo di attivista queer entra in conflitto con i valori della nostra società e può mettere a rischio i nostri figli e le persone a noi care. Non perdonerò chi ha creato questa situazione: dobbiamo discuterne per tutelare chi ha sostenuto la Flotilla con sacrificio“. Essere queer entra in conflitto con la consegna di cibo ai bambini affamati. In che modo? Forse la missione ha ben altra natura?
Anche il presentatore tunisino Samir Elwafi ha commentato con toni duri: “la Palestina è una causa centrale per i musulmani, con una dimensione spirituale e religiosa fondamentale. Perché includere attivisti che servono interessi estranei alla nostra causa? Perché contaminare una flottiglia che dovrebbe rappresentare la solidarietà araba con Gaza con ideologie che dividono invece di unire?“. Estranei alla causa di sfamare i bambini?
Interessante come gli omosessuali, da sempre schierati con la sinistra e che lamentano le ‘discriminazioni’ della destra, non possano partecipare alle stesse iniziative volute da una certa sinistra perchè… discriminati per il loro orientamento sessuale.
Sì ai terroristi, no agli omosessuali
Ancora più interessante la presenza a bordo di attivisti legati a Samidoun, organizzazione riconosciuta come terroristica dal governo americano (non da Trump, ma da Biden!), che festeggiarono i massacri di Hamas del 7 ottobre distribuendo dolcetti nel quartiere Neukolln di Berlino. Loro non costituiscono alcun problema, sono i benvenuti. “Ma nessuno mi aveva detto che avrei dovuto consegnare del cibo che finirà nelle mani dei terroristi con al mio fianco gay, lesbiche, trans e queer. Io torno a terra“, semi-cit.
Un bel problema per la sinistra che a dover scegliere fra l’elettorato pro Gaza e l’elettorato LGBTQI+ si trova in difficoltà, un po’ come la Schlein che ha origini ebree e sta dalla parte della Palestina, ma è anche dichiaratamente omosessuale e sostiene la Flotilla nella quale gli omosessuali non sono i benvenuti. Del resto, LGBTQI+ e pace hanno gli stessi colori nella bandiera e la Flotilla non è realmente a favore di nessuna delle due.
