Un omicidio politico. Così Spencer Cox, governatore dello Utah, ha definito la morte di Charlie Kirk attaccando frontalmente chiunque, nelle ultime ore, riesca addirittura a guardare il lato positivo di una vicenda che ha del macabro. Charlie Kirk, 31 anni appena, padre e marito, è stato ucciso con un colpo d’arma da fuoco presso l’Utah Valley University, uno dei tanti campus nei quali parlava ai giovani con il suo famoso movimento Turning Point USA.
Kirk era un conservatore fra i più brillanti, con una spiccata attenzione per i messaggi rivolti verso i ragazzi. Celebri i suoi comizi, conferenze, tour, programmi di formazione sui valori conservatori nelle scuole superiori e nelle università. Fautore della libertà di pensiero, uomo vicino a Israele, fervente cristiano, sostenitore della campagna MAGA di Donald Trump, Kirk risultava proprio fra i papabili successori di “The Donald” alla presidenza USA. Ed è stato ucciso.
La morte di Charlie Kirk e la narrativa sminuente
Un solo colpo, sparato da circa 200 metri di distanza, dritto alla gola. Centro perfetto, killer ancora a piede libero. No, non si è trattato di una casualità e nemmeno di uno dei tanti casi di cronaca americani avvenuti nei campus universitari. Quello di Charlie Kirk è un omicidio premeditato. C’è chi parla di “karma”: Kirk, contrario alle restrizioni sulla diffusione delle armi negli USA, ucciso da un colpo d’arma da fuoco sparato da un possibile squilibrato. Come se con maggiori restrizioni, un soggetto del genere, non avesse altri modi di procurarsi un’arma. È un po’ come dire che, visto che tali leggi in Italia sono più severe e restrittive, la criminalità organizzata non ha accesso ad armi da fuoco.
E questa è solo una minima parte della narrativa sminuente e quasi giustificante che nelle ultime ore circola intorno al nome di Charlie Kirk. I giornali, tanto negli USA quanto in Italia, parlano di “attivista”, “influencer di Trump”, di “negazionista del cambiamento climatico” e “no vax”, “vicino a Israele”: una ricostruzione sminuente che quasi sottintende un “se l’è meritato“.
Il lato oscuro di una sinistra violenta
Alcuni politici come Schlein, Starmer, Carney hanno condannato quanto accaduto. Ma c’è una parte della sinistra, nemmeno troppo velata, che di pluralismo ne parla finchè le voci coincidono con la propria, che rifiuta la violenza fin quando non è rivolta verso avversari politici. Nel Parlamento UE, luogo sacro per democrazia e diritti, una parte dei parlamentari di sinistra ha rumoreggiato durante il minuto di silenzio per Charlie Kirk (VIDEO). Evidentemente, viste le sue di destra, non meritava alcun omaggio e, chissà, meritava quel proiettile.
Per non parlare dei video diffusi sui social in cui Kirk viene additato come “fascista” da una donna americana che, al momento di spiegare cosa sia il fascismo, risponde di “non essere una scienziata politica” e di non sapere certe cose; oppure dei TikTok di ragazzi e influencer che ballano e ridono sulla notizia della morte di Kirk, quasi fosse qualcosa da festeggiare. E lo fanno unicamente in relazione alle sue idee.
Lo stesso Kirk, attraverso i social criticava la cultura della diffusione dell’odio e della violenza politica da parte di un elettorato di sinistra che fa presto a chiamare “nazisti” personaggi come Trump, Musk e lo stesso Kirk, ma che poi risponde a un sondaggio su “giustificherebbe parzialmente la morte di Musk e Trump?” con percentuali vicine (per Musk) e superiori (per Trump) al 50%. La metà degli americani di sinistra sottoposti al sondaggio giustificherebbe l’omicidio di Trump, presidente democraticamente eletto due volte, unicamente per le sue idee politiche.
Questa è l’idea di pluralismo, di libertà di pensiero, di rispetto delle idee e delle opinioni altrui, anche della vita di qualcuno che non sta dalla stessa parte politica e che viene visto non come controparte in un confronto, ma avversario da silenziare, sminuire e la cui eliminazione può anche essere giustificata.
