Falcomatà, le elezioni regionali, la tarantella e i popcorn

Scenario difficile per Falcomatà alle elezioni regionali: ecco perchè Ranuccio è favorito e Muraca andrà bene. Anche la sfida tra De Gaetano e Carmelo Versace farà male al primo cittadino

Si mettono male le cose per Giuseppe Falcomatà. Molto male. Il Sindaco di Reggio Calabria alza il tiro negli ultimi giorni in vista di quella che sarà la campagna elettorale più importante della sua vita politica. E un piccolo assaggio lo abbiamo già avuto nei giorni scorsi, quando si è messo a ballare la tarantella sul Lungomare come un pecoraro qualsiasi. Ancora più esilaranti le dichiarazioni di ieri, passate in sordina in un contesto politico in cui ormai vale tutto, non esiste vergogna, non esiste imbarazzo.

Falcomatà si è auto incensato in un comunicato ufficiale dicendo che “Se il sogno impossibile del Museo del Mare di Zaha Hadid presto sarà realtà è perché siamo riusciti a canalizzare le risorse comunitarie verso la realizzazione del più grande polo culturale del Mezzogiorno, fra i più importanti del Paese”. Peccato che quel grandioso progetto risale a 20 anni prima e all’allora sindaco Scopelliti, che lo aveva già finanziato da governatore Regionale con i fondi del decreto Reggio. Peccato, soprattutto, che nel 2015 appena diventato Sindaco, Falcomatà decideva di non far partire i lavori per scelta politica. Per non dare continuità ad un progetto di Scopelliti. Oggi quella grande opera sarebbe stata già realizzata da tempo, e la città ne avrebbe beneficiato, invece Falcomatà ha negato lo sviluppo di Reggio per 10 anni pensando che dopo tanto tempo possa prendersene la paternità in una società civile annientata, dalla memoria corta.

Una politica senza vergogna e i toni estremisti di Falcomatà

E’ la stessa identica strategia che il Sindaco di Reggio Calabria ha utilizzato per l’inaugurazione della Gallico-Gambarie, una strada ideata, finanziata e realizzata in tutti gli step da Amministrazioni politiche di Centrodestra. Ed è la stessa identica strategia che – ne siamo certi – il Sindaco Falcomatà non avrebbe alcun problema a rilanciare anche per il Ponte sullo Stretto, che inaugurerebbe sorridente se avesse un ruolo politico tra dieci anni dimenticando le sue battaglie contrarie (proprio come il Museo del Mare di Zaha Hadid e la Gallico-Gambarie), ma oggi contesta con improbabili esposti e posizioni ideologiche che ha rilanciato anche nel comunicato di ieri. Ovviamente contro il Centrodestra: “La Regione, con il compiacimento del Governo nazionale, sta ferma e guarda, immobile, il dirottamento di risorse essenziali verso progetti che non stanno in piedi e che rischiano di non vedere la luce. Come il Ponte sullo Stretto, o la corsa al riarmo imposta da Bruxelles”. 

Ponte sullo Stretto e corsa al riarmo: oggi la sinistra si è scatenata contro il governo aggrappandosi persino a Donald Trump, che ha espresso contrarietà all’idea che opere civili vengano inserite nella contabilità dei target NATO di spese militari. Un cortocircuito clamoroso: se il Ponte viene inserito tra le spese militari, l’Italia non deve spendere altri soldi per gli armamenti. Ma il Pd di Falcomatà non vuole il Ponte, non vuole “la corsa al riarmo imposta da Bruxelles“, insomma usa toni e contenuti tipici del Movimento 5 Stelle o addirittura di Rifondazione Comunista. Sono parole sue o c’è lo zampino del capo ufficio stampa Filippo Sorgonà? Cosa farebbe Falcomatà al posto di Meloni? Porterebbe l’Italia fuori dall’UE e dalla NATO? Alla corte dei regimi comunisti e anti democratici di Xi Jinping e Kim Jong-un? Lo dica chiaramente ai suoi elettori!

Il guaio delle elezioni regionali

Dica chiaramente ai suoi elettori cosa pensa di fare Falcomatà se vincerà le elezioni regionali, a cui si candida per un posto in consiglio regionale. L’ultima spiaggia, per lui che ha fatto carte false nei mesi scorsi per diventare il candidato Governatore. Aveva promesso all’amico Muraca che non lo avrebbe fatto, che non lo avrebbe scavalcato. E invece ha perso ancora una volta dignità, credibilità e anche un amico di una vita. E si è messo in un guaio enorme.

Oggi, Reggio Calabria  è un esempio, in Italia, per capacità di gestione e rendicontazione dei fondi europei. L’esperienza ci dà la forza per affermare che un’altra Calabria è possibile”, ha concluso nel delirante comunicato di ieri in cui si auto-ergeva a paladino della città e del territorio. Peccato che sotto la sua gestione Reggio abbia perso centinaia di milioni di euro di fondi pubblici arrivando ultima in tutti i bandi possibili e immaginabili per palese incompetenza amministrativa. Peccato che a Reggio Calabria sta riscontrando difficoltà enormi nel raccogliere consensi.

I Sindaci della storia di questa città, in passato, hanno proseguito la loro carriera diventando deputati, senatori o governatori della Regione. Dopotutto parliamo della città di gran lunga più grande e importante della Regione, con più del doppio degli abitanti della seconda. E’ già particolarmente curioso che adesso Falcomatà si candidi per un posto in consiglio regionale, significa che ambisce a fare un passo indietro. Ma ancora più clamoroso sarebbe lo scenario in cui dovesse perdere questa elezione, che è un banco di prova assoluto. Stavolta non si confronta con un Minicuci di turno, non può “vincere facile“, non ha liste che lo salvano, non ci sono i voti dei morti e degli allettati, non c’è neanche un ballottaggio. Insomma, non può andare come nel 2020. Stavolta, o prende i voti o non li prende. E sono preferenze singole, sono voti personali. E sulle persone, lui ha rotto con tutti. E’ rimasto da solo.

I rivali: Ranuccio e Muraca nella stessa lista, Versace e De Gaetano nell’altra

Falcomatà rischia di andare incontro ad un vero e proprio schianto. Gli ultimi rumors dalla coalizione sono drammatici per il primo cittadino reggino, che nella lista del Partito Democratico dovrà sfidare il Sindaco di Palmi, Giuseppe Ranuccio, e l’ex amico Giovanni Muraca. Palmi è un sobborgo nell’hinterland di Reggio Calabria che conta un decimo degli abitanti del capoluogo, e Falcomatà oltre ad essere Sindaco del capoluogo è anche Sindaco Metropolitano, quindi di tutto il territorio della Città Metropolitana (l’ex Provincia). In teoria non dovrebbe esserci partita. Falcomatà dovrebbe stravincere con preferenze record: oltre 15 mila, visti i precedenti risultati sempre superiori ai 12 mila di figure come Nicola Irto e Sebi Romeo che non si candidavano dal privilegiato piedistallo di Sindaco di Reggio Calabria, tantomeno ricoperto da 11 lunghi anni.

E invece, la partita è apertissima. Muraca si è sempre comportato bene con tutti dal punto di vista umano e ha seminato bene anche politicamente: non andrà male anche dopo lo strappo con Falcomatà, e anche senza i voti di Falcomatà si giocherà la partita. Anche perchè avrà l’appoggio di buona parte dell’Amministrazione Comunale: oggi ha fatto rumore la presa di posizione di Filippo Quartuccio, il consigliere delegato da Falcomatà alla Cultura per il Comune reggino. Sosterrà Muraca, non Falcomatà. E così faranno in tanti nell’ambito della Giunta e del Consiglio Comunale.

Ma il vero favorito per la lista del Pd (che, ricordiamo, in caso di probabile sconfitta di coalizione, eleggerà un solo consigliere quindi esclusivamente il primo nella lista), rimane Ranuccio. Il Sindaco di Palmi ha lavorato molto bene in questi anni sotto tutti i profili: politico, amministrativo, territoriale. Porta in dote moltissimi voti dalla piana di Gioia Tauro e non solo, dov’è riferimento di un’area molto grande, importante, ricca e produttiva. Inoltre, è palesemente sostenuto da Nicola Irto, il Senatore reggino nonché Segretario Regionale del partito che in tutte le precedenti elezioni ha sempre avuto a Palmi il sostegno di Ranuccio e che invece con Falcomatà non ha mai avuto un vero feeling: i due hanno sempre e solo finto di andare d’accordo in pubblico per mere questioni di opportunità.

A togliere voti a Falcomatà ci sarà anche un’altra bella sfida nell’altra lista del Pd, quella denominata “Democratici e Progressisti”, dove si scontreranno per un possibile seggio (bisognerà superare la soglia di sbarramento e non è scontato), altre due importanti figure della coalizione: Nino De Gaetano e Carmelo Versace, l’ennesimo vice Sindaco con cui Falcomatà ha rotto malamente. Al Sindaco reggino, insomma, non restano che i voti di Paolo Brunetti e Gianni Latella (entrambi di Italia Viva, chissà che pensa Renzi delle recenti esternazioni estremiste di Falcomatà!), oltre ai suoi personali. E cioè a quelli dei reggini che pensano che abbia governato bene la città in questi anni. E cioè a quelli dei residenti della Provincia che in questi anni l’hanno visto nel loro paese e nella loro città anche una sola volta.

Alzi la mano chi pensa che, con questi presupposti, Falcomatà andrà a vincere questa partita.

Cosa succede se Falcomatà vince

Una partita che vale molto più di un posto in consiglio regionale: in caso di vittoria ed elezione a Palazzo Campanella, il Sindaco continuerà a fare politica in un ruolo molto più piccolo e marginale per cinque anni, ma si apriranno scenari nuovi al Comune. Infatti nel corso del mese di ottobre verrà nominato decaduto dal Comune e il Partito Democratico sostituirà Paolo Brunetti con un nuovo vice Sindaco che traghetterà Palazzo San Giorgio per sette mesi fino alle prossime elezioni. Con ogni probabilità si tratterà di Mimmetto Battaglia, che in questo lasso di tempo potrebbe provare a costruire una strada per la successiva candidatura a Sindaco in vista delle elezioni di maggio 2026.

Cosa succede se Falcomatà perde

Ma se Falcomatà non ce la farà, rimarrà Sindaco defenestrato per 7 mesi e poi scomparirà nell’oblio della storia politica. Non avrà più l’agibilità per essere candidato in alcun ruolo, venendo totalmente tagliato fuori da ogni prospettiva di considerazione politica. Tutto questo a soli 42 anni: uno scenario personalmente triste, ma coerente con i comportamenti che Falcomatà ha assunto in questi anni, rimanendo completamente solo e perdendo non solo sostegno politico ma anche amicizie storiche. A prescindere dall’inesistente eredità politica e amministrativa, Falcomatà lascerebbe così Reggio con un partito e un’amministrazione dilaniati dall’anarchia e dal caos.

Ecco perchè sarà un mese di vero e proprio show: i reggini sono già preparati a vederne di tutti i colori, e sono già lì seduti sul divano con i popcorn in mano. Perché la tarantella sul Lungomare e l’inverosimile comunicato di ieri sono solo l’inizio di una campagna elettorale che promette scintille.