La candidatura di Pasquale Tridico è ufficiale soltanto da pochi giorni eppure è già forte l’eco della proposta su cui il Centrosinistra baserà la campagna elettorale: l’istituzione di un fantomatico reddito di cittadinanza regionale. La misura, introdotta dal governo Conte nel 2018 quando il ministro e vice premier (sigh!) Luigi Di Maio esultava dal balcone urlando di aver “abolito la povertà“, è stata poi cancellata dal governo Meloni dopo che aveva palesemente fallito tutti gli obiettivi.
Pur avendo inizialmente illuso i disperati e raccolto il consenso delle Regioni del Sud proprio su questo palese scambio elettorale (“se mi voti prendi 500 euro al mese“), dopo anni possiamo certificare come la realtà sia stata molto differente e lo hanno capito praticamente tutti. Il provvedimento ha fallito clamorosamente: non è servito a contrastare la povertà nè ad inserire nel mondo del lavoro. E’ costato una cifra enorme alle casse dello Stato, 8 miliardi di euro l’anno (con quei soldi si sarebbe potuto costruire un Ponte sullo Stretto ogni due anni! E proprio i sostenitori del reddito di cittadinanza si permettono di parlare di “spreco” proprio per un’infrastruttura vitale come il Ponte!), e ha soltanto dato l’elemosina ai poveri affinché rimanessero in eterna povertà.
Il risveglio economico e l’ambizione del lavoro
Ma adesso i tempi sono cambiati: il governo Meloni ha investito sulle imprese e sul lavoro, tanto da aver raggiunto in meno di tre anni i record assoluti dei livelli di occupazione nella storia d’Italia. Gli ultimi dati ISTAT disponibili relativi al mese di luglio 2025, certificano come il tasso di disoccupazione sia crollato al 6,5% mentre il numero di occupati nel nostro Paese ha raggiunto i 24,3 milioni, un record assoluto dal 2004 e cioè da quando – 21 anni fa – si raccolgono questi dati statistici. Molto vicino anche il record assoluto del tasso di disoccupazione, che è dell’aprile 2007 ed è del 5,8%: l’Italia può ambire a batterlo nei prossimi mesi.
Questo risveglio economico ha scosso anche le coscienze: nelle Regioni del Sud è finito quell’imbarazzante parassitismo che aveva accompagnato l’ascesa della cultura grillina nel decennio scorso. Non ci sono più parassiti pronti a svendere il proprio voto per l’elemosina. Non ci sono più parassiti disposti a sopravvivere sulle spalle dello stato con 500 miseri euro al mese. La gente vuole lavorare. I poveri vogliono abbandonare la loro condizione, e lo vogliono fare con il lavoro. L’unica strada possibile. La prospettiva del Ponte sullo Stretto, dell’alta velocità e di tante altre opere pubbliche proietta nuove ambizioni per le Regioni meridionali dove la gente non vuole più elemosine, mancette o scambi elettorali.
Perché il reddito di cittadinanza regionale in ogni caso non si può fare
Fermo restando che il reddito di cittadinanza regionale non si può fare. Altrimenti lo avrebbe fatto in Sardegna il presidente grillino Alessandra Todde, che dopo un grande dibattito e tante promesse ha deciso di deludere i soliti illusi e non ha fatto nulla. In Calabria, poi, il bilancio è particolarmente ingessato da anni: le voci dei capitoli di spesa hanno importanti parametri e vincoli da rispettare con rigore e l’analisi della Corte dei Conti impedisce spese pazze, quali sarebbero quelle di una sorta di regalo ai nullafacenti.
Perché non servirà neanche a spostare voti
Ma se nullafacenti non ce ne sono più, se parassiti non ce ne sono più, allora neanche il vero obiettivo dell’annuncio elettorale di Tridico potrà essere raggiunto: se l’intenzione è quella di spostare voti dal Centrodestra al Centrosinistra, è chiaro che fallirà. Perchè, appunto, pesci pronti ad abboccare a queste false promesse non ce ne sono più; perchè la cultura sociale è molto diversa rispetto a dieci anni fa e oggi in Calabria la gente vuole raggiungere crescita, ricchezza e benessere tramite il lavoro e non tramite le elemosine, e soprattutto perchè se pure dovesse esserci qualche sacca di disperazione ancora rimasta così arretrata all’ambizione dell’assistenzialismo di Stato, si tratta senza ombra di dubbio alcuna di target elettorali già rivolti al Centrosinistra e che mai hanno preso in considerazione la possibilità di votare per il Centrodestra e per Occhiuto.
Se Tridico vuole davvero battere Occhiuto, dovrà inventarsi qualche altra cosa. E andare oltre il “No” a tutto già sbandierato contro il Ponte sullo Stretto e il rigassificatore di Gioia Tauro, mettendo in difficoltà anche i più moderati alleati della coalizione (Renzi e Calenda) da sempre sostenitori delle grandi opere.
