A Genova i tifosi genoani hanno già iniziato a prendere in giro i doriani sul “pesce ripescato che puzza“. E tecnicamente non è neanche un ripescaggio: la Samp per rimanere in B deve comunque vincere il playout con la Salernitana. A Reggio Calabria, invece, siamo oltre: in una piazza che ormai in tutte le sue componenti evidentemente ama farsi sbeffeggiare, continua a dilagare la smania del ripescaggio. Tifosi totalmente antisportivi, dopo aver meritatamente perso la serie D per il secondo anno consecutivo, stanno augurando il fallimento di numerosi altri club pur di disputare una serie C per cui, dieci anni fa, in questa città si strappavano gli abbonamenti. Reggio Calabria, infatti, dal 1995 al 2014 aveva sempre militato in serie A o in serie B per 19 stagioni consecutive, 9 in A e 10 in B con due promozioni e una terza sfumata nella semifinale playoff di Novara nel 2011.
Spareggi per la serie A che la squadra amaranto ha raggiunto anche due anni fa con Pippo Inzaghi, e che già nel 1989 avevano portato la Reggina a sfiorare il paradiso (quello, sì!) della serie A nell’epica partita di Pescara persa con la Cremonese soltanto ai rigori. Questo breve excursus storico solo per dire che dal 1986 al 2023, e cioè nei 37 anni di calcio reggino antecedenti all’arrivo di Ballarino, la Reggina ha disputato la serie C molto raramente e soltanto lottando per vincerla e spesso riuscendoci (eccezion fatta per la breve e triste parentesi di Praticò dopo il ripescaggio – sigh – da una D in cui anche in quel caso si collezionavano cattive figure).
Adesso, invece, la serie C è diventata un grande sogno e già questo la dice lunga su come ci siamo ridotti. Un sogno che – per giunta – di anno in anno non si riesce a centrare sul campo. Dovrebbe essere il minimo sindacale, tant’è che la nuova proprietà catanese lo aveva promesso nero su bianco nel business-plan con cui aveva chiesto (e ottenuto) al Comune il titolo sportivo. La promessa era quella di vincere subito la D l’anno scorso e persino anche la C quest’anno. Oggi la Reggina dovrebbe essere di nuovo in serie B, e invece dopo due anni di fallimenti e promesse mancate siamo qui con un gruppuscolo di tifosi ormai totalmente lobotomizzati che stanno bramando un ripescaggio indegno contravvenendo alle regole base della civiltà e del rispetto sportivo: augurarsi le disgrazie altrui. Fatto sta che da quando è finito il campionato, tutte le attenzioni reggine sono sui guai degli altri club professionistici (sigh!) con la speranza che possano liberare ben 5 posti per fare spazio anche alla Reggina. Su StrettoWeb lo abbiamo scritto in tempi non sospetti: si tratta soltanto di una grande illusione. Tra l’altro alimentata dai soliti professoroni che due anni fa hanno passato tutta l’estate a garantire che la Reggina di Saladini sarebbe stata riammessa in serie B. E adesso, anziché nascondersi, continuano a pontificare bufale…
I fallimenti di Brescia e Lucchese una batosta per chi sperava nel ripescaggio della Reggina: come cambia la graduatoria
Due squadre professionistiche sono saltate: si tratta di Brescia e Lucchese. Ma non hanno neanche presentato la domanda di iscrizione, quindi al posto loro non ci sarà alcun ripescaggio. E’ una brutta notizia per i reggini che bramavano il ripescaggio, a partire dai dirigenti del club e dai politici locali che lo hanno auspicato senza vergogna anche pubblicamente. Quando qualche club non presenta domanda di iscrizione, infatti, da regolamento si procede con le riammissioni delle squadre di serie C retrocesse sul campo la scorsa stagione. Ecco perchè stamattina Pro Patria e Caldiero Terme, le “migliori retrocesse” dello scorso anno, sono già tornate in serie C al posto di Brescia e Lucchese.
Con questa situazione, cambia anche la graduatoria degli eventuali ripescaggi, che scatteranno soltanto nel caso in cui qualche squadra tra quelle che ieri hanno presentato domanda, l’avesse fatto in modo incompleto. Si saprà ufficialmente soltanto venerdì prossimo (13 giugno), dopo che la Covisoc avrà completato i controlli su tutti i documenti, ma non sarà neanche un verdetto definitivo perchè i club eventualmente contestati potranno fare ricorso e sarà la commissione di vigilanza ad esprimersi definitivamente il giovedì successivo, 19 giugno.
Altri 12 giorni di illusioni, per gli allocchi di Reggio Calabria: affinché la Reggina venga ripescata, dovranno esserci altre cinque squadre tra quelle che hanno presentato domanda, che vengano escluse. La nuova graduatoria dei ripescaggi, dopo le riammissioni di Pro Patria e Caldiero Terme, è diventata la seguente:
- Inter U23
- Ravenna
- Sestri Levante
- Milan U23
- Reggina
- Legnago Salus
- Nocerina
- Union Clodiense
La Reggina, quindi, era quinta, resta quinta e rimarrà quinta anche nel caso in cui il Sestri Levante (retrocessa dalla C) dovesse rinunciare all’eventuale possibilità di essere ripescata, perchè al terzo posto salirebbe il Legnago Salus (o, in caso di ulteriore rinuncia, l’Union Clodiense). E’ uno slot riservato esclusivamente alle retrocesse della scorsa serie C.
Ovviamente, a prescindere dalla graduatoria e dai verdetti della Covisoc, già oggi filtrano molte indiscrezioni dai club. Quando, ad esempio, la Reggina di Saladini non si è iscritta regolarmente in serie B a giugno 2023, su StrettoWeb lo abbiamo scritto raccontando per filo e per segno tutti i dettagli, tutti gli errori e tutte le mancanze molto prima che si esprimesse la Covisoc. In tutte le altre città esistono giornalisti svegli, politici attenti e tifosi esigenti: infatti già questa mattina è noto pressoché ovunque chi è tranquillo per l’iscrizione e chi no. E l’unica società che sembrerebbe a rischio, in quanto non avrebbe presentato regolare domanda, è la Spal. Le altre dovrebbero avercela fatta tutte, o almeno così hanno dichiarato i club con tanto di consenso unanime e serenità assoluta da parte di Sindaci, giornalisti locali e tifosi.
Questo significa che alla fine con ogni probabilità andrà esattamente come un anno fa: ci sarà un solo ripescaggio e l’unica ripescata sarà l’Inter U23 (l’anno scorso fu il Milan U23). Questo significa che, ad oggi, rischia seriamente di rimanere fuori persino il Ravenna (così come accadde lo scorso anno per il Siracusa). Sarebbe l’ennesima conferma che i playoff di serie D non servono a nulla, in barba a quegli allocchi che nelle scorse settimane a Reggio Calabria li hanno vissuti come se fossero semifinale e finale di Champions League oltre ogni regolamento. E invece erano solo partite amichevoli. In cui tra l’altro la dirigenza reggina è riuscita a litigare barbaramente con gli storici amici della Vibonese.
L’unica verità è che la serie D si deve vincere sul campo. Ed è questo l’unico punto.
Il futuro della Reggina di Ballarino e quel Derby dello Stretto all’orizzonte…
L’unica cosa che conta oggi per il futuro del calcio a Reggio, è ciò di cui nessuno si sta occupando: che intenzioni ha Ballarino? Innanzitutto, salderà gli stipendi arretrati e iscriverà la squadra alla prossima serie D? E dopo averlo fatto, confermerà mister Trocini e rinforzerà la squadra costruendo una corazzata in grado di vincere il prossimo campionato, sulla falsariga di quanto hanno fatto negli ultimi tre anni Siracusa, Trapani e Catania?
Sarà ancora una volta difficile. Non solo per i ricchi e ambiziosi club della Campania e per la scalpitante Nissa. E’ sempre più forte il profumo di un derby dello Stretto all’orizzonte. A Messina, infatti, si lavora alacremente per rilevare un titolo sportivo e ripartire in serie D con una nuova società. Di giorno in giorno, le chance aumentano. E sarà il Derby dello Stretto più triste della storia, dopo 75 edizioni sempre e solo nel calcio professionistico: 6 scontri in serie A, 18 in serie B, 35 in serie C, 4 in Coppa Italia e 12 in Coppa Italia di serie C.
Dopo oltre un secolo di storia di calcio nello Stretto, e 20 anni dopo quelle straordinarie feste di sport e orgoglio in serie A, ci siamo combinati con due squadre che marciscono nei Dilettanti. Che tristezza tra Scilla e Cariddi.
