Come rispondere ai dazi di Trump? L’esperto reggino spiega la posizione UE con la teoria falco-colomba

Il prof. Domenico Marino spiega la teoria falco-colomba: come l'Europa dovrebbe rispondere ai dazi imposti da Donald Trump

I dazi introdotti da Donald Trump hanno scatenato il caos nei mercati internazionali. Una raffica di tariffe dal 10 al 49% che hanno colpito diversi “partner” commerciali USA dando un colpo netto al già flebile equilibrio delle Borse di tutto il mondo. Del resto, una decisione del genere, non può certo passare inosservata. La domanda ora è: come reagiranno i Paesi colpiti? L’UE sembra voler rispondere imponendo dei contro-dazi. Ma è la scelta giusta?

Sull’argomento è intervenuto Domenico Marino, professore associato di Politica economica presso il Dipartimento Pau dell’Università Mediterranea di Reggio Calabria, pubblicando un’interessante riflessione su “La Voce”.

La teoria falco-colomba

Il prof. Marino analizza la situazione commerciale USA-Europa attraverso la teoria falco-colomba (hawk-dove). I due attori in ballo possono scegliere se adottare una strategia aggressiva (quella del falco) o conciliante (quella della colomba). La scelta di ognuno porterà a degli scenari più o meno favorevoli per uno dei due o per entrambi. Per esempio: due “falchi” daranno vita a un conflitto che danneggerà entrambi; due “colombe”, a una situazione conciliante con scambi commerciali e vantaggi comuni.

Che succede, invece, se uno sceglie di essere “falco” e l’altro “colomba”? In questo caso il “falco” approfitterà dell’atteggiamento passivo della “colomba” ottenendo dei vantaggi a proprio favore.

I dazi di Trump e le risposte dei paesi ‘bersaglio

Donald Trump, con la sua politica aggressiva dei dazi, ha adottato un atteggiamento di tipo “falco”. I Paesi colpiti devono adesso fare la propria scelta: rispondere ai dazi come “falchi” o subire, evitando l’escalation, come “colombe”.

Rispondere con dei contro-dazi può portare a una vera e propria guerra commerciale con costi sempre più alti e diversi “round” di tariffe al rialzo. Non reagire, invece, rischia di compromettere la credibilità di un Paese al tavolo delle trattative.

D’altro canto, una risposta “falco” potrebbe spingere gli USA a fare un passo indietro, intimoriti dai costi di una guerra commerciale; una risposta “colomba”, potrebbe invece favorire una distensione della situazione e un accordo più conveniente fra le parti.

Falco o colomba? Come deve comportarsi l’UE

Secondo l’analisi del prof. Marino, il punto fondamentale è quello di rendere “costoso l’atteggiamento aggressivo“. Se Trump sceglie di comportarsi come “falco”, la risposta ottimale sarebbe quella di comportarsi a propria volta come “falco”. Questo atteggiamento di “muro contro muro” rappresenta una base di equilibrio stabile seppur dannoso a lungo termine e, sicuramente, non il migliore dal punto di vista della sostenibilità.

Una guerra commerciale fra Paesi potrebbe avere gravi conseguenze economiche e nei rapporti diplomatici fra gli attori in causa. “La strategia colomba può tornare vantaggiosa in un contesto di ripetizione del gioco a lungo termine, qualora gli accordi si dimostrino reciproci e possano dare vita a un sistema durevole di cooperazione commerciale. È ciò che in ambito economico e diplomatico si può definire come strategia di cooperazione condizionata“, fa notare il prof. Marino.

Se non c’è un forte meccanismo internazionale di sanzione che ferma il Paese che si comporta aggressivamente, la strategia “falco” risulterà vincente contro la strategia “colomba”. Una risposta “falco” può, invece, indurre a fare un passo indietro. Il tutto se si parla di un singolo round. La situazione cambia se il ‘gioco’ dovesse ripetersi su più round rischiando di dar vita a un ciclo di sistematica e prolungata ostilità.

Vantaggi immediati, rischio di escalation e credibilità futura dei Paesi vanno messi sul piatto della bilancia. “Senza un meccanismo internazionale forte che “alzi” i costi del conflitto per il paese che adotta sistematicamente la strategia falco, la risposta ottimale, almeno sul piano difensivo, è comportarsi a propria volta da falco. – spiega il prof. Marino – Se il giocatore che impone dazi pensa di riscuotere risultati senza subire conseguenze, l’adozione di contro-dazi può far comprendere che la strategia aggressiva è costosa. E ciò dovrebbe persuadere entrambe le parti a un accordo per evitare il crescere di quei costi che, nel lungo periodo, annullerebbero i vantaggi iniziali ricercati da chi ha imposto per primo i dazi“.

Tirando le somme, se Trump si comporta da falco, la risposta dell’Europa dovrebbe essere quella di comportarsi da “falco”, in modo tale da preservare la propria posizione al tavolo dei negoziati.