Una settimana davvero tribolata quella vissuta dal calcio italiano. Gare rinviate, polemiche e grandi disagi per giocatori, società e tifosi. È iniziato tutto con la morte di Papa Francesco, avvenuta lo scorso lunedì. Tutte le manifestazioni sportive previste in giornata sono state sospese, con scarso preavviso, mentre le società (e non si parla solo di calcio, né solo di massimi livelli) avevano già organizzato le trasferte, prenotato hotel, così come i tifosi già muniti di biglietti e che, essendo Pasquetta, avevano anche organizzato le proprie ferie per assistere alla partita della propria squadra del cuore.
Un secondo rinvio è arrivato per le gare del sabato, quelle da disputarsi nel giorno dei funerali di Papa Francesco (oggi, ndr). Il tutto da contestualizzare in un calendario saturo di impegni che ha reso complicata la ricollocazione di alcune gare, come per esempio quella dell’Inter che giocherà domani contro la Roma una gara delicatissima e avrà meno tempo per recuperare per la sfida di Champions League contro il Barcellona. Ma di fronte alla morte del Papa, il calcio italiano ha scelto di fermarsi, senza se e senza ma.
In questo contesto, il Lecce sta vivendo una situazione personale ancor più complicata. I salentini, nei giorni scorsi, sono stati scossi dalla morte di Graziano Fiorita, storico fisioterapista (da 20 anni nel club) scomparso improvvisamente a 38 anni. I salentini sarebbero dovuti scendere in campo venerdì sera contro l’Atalanta ma, a pezzi per la triste notizia, hanno chiesto e ottenuto di non giocare. La partita è stata posticipata però a domenica, nessun rinvio a data da destinarsi, la Lega si è opposta.
Il club pugliese aveva chiesto di disputare la partita dopo i funerali di Fiorita, la cui salma è ancora a Brescia in attesa dell’autopsia programmata per lunedì. Il Lecce, che fin qui non si è allenato, sarà costretto a partire alla volta di Bergamo in condizioni fisiche e soprattutto psicologiche non ottimali: i giallorossi arriveranno domani, in tarda mattina, giocheranno la partita e poi torneranno subito a casa. La speranza è che la Lega possa cambiare idea.
