Capitale della Cultura, Castrizio a StrettoWeb: “quando hanno fatto le domande a Falcomatà mi sono vergognato. Via, aria nuova!”

Le parole dello storico Daniele Castrizio, che commenta con durezza i motivi per i quali Reggio Calabria non è Capitale della Cultura

E’ deluso, Daniele Castrizio. Deluso e arrabbiato. Ha tifato per Reggio Calabria Capitale della Cultura ma poi, lucidamente, dopo il risultato che ha premiato Pordenone, ha tirato le somme. “Abbiamo fatto il tifo per Reggio, ma poi quando le cose finiscono in questo modo, e quando si vedono i risultati, bisogna dire la verità. Io sono abituato a farlo”. Ha esordito così, lo storico, ai microfoni di StrettoWeb, a qualche ora dal durissimo post sui social in cui definiva l’attuale classe dirigente “imbarazzante”. 

“Quando ho visto la presentazione, e le domande fatte, mi sono vergognato, perché mi sono ritrovato nella parte del professore che sta interrogando degli studenti che non hanno studiato bene. Ci sono due problemi: uno amministrativo, di prospettiva culturale; uno sociale, con una cosiddetta classe dirigente che ormai è anziana, che non si apre ai giovani, che si addita su cretinate. Da reggino vero dico che io non sarei mai andato con il Bergamotto di Reggio Calabria in mano, ha aggiunto Castrizio.

Poi continua: “ho visto il manifesto pubblicato, ma è una caterva di errori storici. Reggio non è stata fondata da Aschenez. E poi dove sono i Bronzi, i greci, calcidesi, messeni, Anassila. E poi devo sentire dire che i Bronzi non sono stati messi perché sono troppo noti. Qualcuno sta sbagliando indirizzo. Quindi via, aria nuova, basta. Chi non ha più niente da dire da 10 anni basta, faccia il pensionato”. Di seguito l’intervista completa, in cui Castrizio parla anche degli errori per gli eventi sui 50 anni di Bronzi: “se non fosse stato per Giusi Princi…”.