Museo del Mare, Barozzi (Cobar) a StrettoWeb: “onorati di costruire questo grande progetto di Zaha Hadid, sarà un’opera d’arte”

Museo del Mare a Reggio Calabria, tutto quello che c'è da sapere: il fondatore di Cobar SPA, Vito Barozzi, parla dell'opera a StrettoWeb e spiega i tempi e i dettagli sui lavori appena iniziati

Vito Barozzi è un imprenditore pugliese, fondatore e già amministratore unico di Cobar SPA, la società che si è aggiudicata i lavori per la realizzazione del Museo del Mare a Reggio Calabria. Il cantiere, già operativo da qualche giorno, verrà inaugurato sabato mattina con la prima pietra. Barozzi, ovviamente, ci sarà, ma la redazione di StrettoWeb lo ha contattato in anticipo, qualche giorno prima. Era in viaggio, lo fa spesso su e giù per l’Italia, partendo da Altamura, città in cui ha sede l’azienda. Tanti i cantieri gestiti, da nord a sud, ma sullo Stretto è il secondo. A Reggio, infatti, la Cobar ha già realizzato il Waterfront – sempre progettato da Zaha Hadid – inaugurato qualche anno fa.

A StrettoWeb Barozzi ha parlato di tempi, ha svelato cosa sarà realizzato, si è detto molto ottimista su una fine non troppo in là della costruzione: “siamo nei tempi, abbiamo già iniziato, una volta partiti non ci saranno motivi per pensare a blocchi o impedimenti dei lavori. Assicuriamo alla città la nostra fermezza e decisione nel realizzare l’opera. Sono convinto e ottimista che si parta e si concluda senza intoppi. Anche perché altrimenti sarebbe una sconfitta per tutti, anche per il Ministero, che ci tiene tanto”.

Dunque, cantieri già avviati.

“Abbiamo già iniziato con la sistemazione dell’area, con la cantierizzazione, ci vorrà un mesetto. Poi passeremo alle opere a mare, alle scogliere che faranno da contenimento all’area in cui sorgerà l’immobile. In seguito le opere in cemento per delineare l’area e la bonifica dei serbatoi esistenti”.

Tempo stimato?

“Qualche mesetto, per tutto questo, perché poi contiamo – entro aprile-maggio – di cominciare con la fondazione dell’opera principale, con i lavori di elevazione del manufatto. In questi due mesi ci occuperemo delle opere in superficie”.

Si saprebbe sbilanciare sulla fine dei lavori totali? Ovvero: quando vedremo l’opera conclusa?

“Dovremmo concludere come da contratto, entro il 2026, ma tutto dipende dall’inizio, che però in questo caso è programmato. Una volta iniziati i lavori non ci sono motivi di blocchi o impedimenti. Abbiamo già realizzato i lavori del Waterfront a Reggio, il cantiere è partito ed è spedito”.

Di cosa vi occuperete? Sia della parte esterna che di quella interna? 

“Sì, costruiremo l’intero immobile interno ed esterno. All’interno ci sono le finiture che verranno completate, per gli allestimenti dovrebbe esserci una progettazione a parte”.

Un suo giudizio estetico sull’opera?

“Solo a guardare l’immobile sarà bellissimo, sul mare, un luogo da visitare. Già la costruzione del manufatto sarà l’opera d’arte. Le funzioni interne, tra acquario, sala congressi e sala esposizioni, completeranno il tutto. Realizzare le opere di Zaha Hadid è una bella sfida. In questo caso, direi complicata, ma non complessa”.

Ha seguito le vicende di questi anni? Lo sa che l’opera sarebbe già potuta essere in piedi da tempo?

“Sì, mi sono informato, so che è stata presentata tanti anni fa, ma non conosco quelle che sono dinamiche esterne a noi progettisti e costruttori”.

Su Reggio invece, da imprenditore e costruttore, che giudizio ha, anche architettonico ed estetico? 

“Reggio è baciata dalla natura perché sta sul mare, sullo Stretto, ha un clima strepitoso. Ha il lungomare più bello d’Italia, si potrebbero fare tante attività. E’ stata ricostruita dopo il terremoto ed è architettonicamente molto gradevole. La riqualificazione va sempre bene, come in tutte le città del Sud, e lo dico perché sono di Bari. E quando parlo di riqualificazione, non dico per forza architettonica, ma culturale, con la cura del verde, la pulizia dal degrado. A tal proposito mi faccia dire una cosa”.

Prego.

“Noi siamo di Altamura, vicino Bari. Più volte mi hanno chiesto di trasferire la sede centrale dell’azienda a Roma e Milano, ma io ho detto di no, perché se andiamo via tutti chi rimane? Noi siamo qui e ci spostiamo in giro per l’Italia”.

Tornando al Museo, cosa si sente di rispondere a chi dice che l’opera è un po’ fuori contesto rispetto allo stile architettonico della città?

“E’ un concetto da sfatare. Queste non sono solo opere architettoniche, le metterei nell’elenco dell’arte architettonica contemporanea. Può stare anche al Colosseo un’opera così. A Matera, per esempio, abbiamo realizzato un’opera, una stazione piccola realizzata da Boeri, in centro città. Ha avuto critiche anche lì, ma bisogna allocarla nell’elenco delle opere architettonica di arte contemporanea”.