Prima era malato terminale e gli restava poco tempo da vivere, poi lo avrebbero ucciso gli oligarchi, poi era un pazzo, poi… tanto altro. Oggi però Vladimir Putin viene “celebrato”. Quasi quasi è un eroe, un mediatore che resterà nella storia del mondo. “Putin come Kruscev, alla pari col leader Usa: il ‘successo’ dello zar che ha in mano le leve per trattare la sua pace” è il titolo di un articolo di oggi del Corriere della Sera, il principale quotidiano italiano che – dopo anni di ‘guerra’ al capo dello Stato russo – ora si “riallinea”, guarda caso il giorno dopo la telefonata con Trump e la volontà di dare inizio ai negoziati per far terminare il conflitto russo-ucraino.
E’ un dietrofront clamoroso, un “riallineamento” editoriale degno di un’altra epoca triste, quella del Covid. Lo ricordiamo tutti ancora, purtroppo, l’approccio dei media italiani alla pandemia: paura, terrore, allarmismo, disinformazione, tutti elementi che hanno “aiutato” il Governo di allora a prendere decisioni ai limiti del legittimo, sicuramente staccate dalla realtà di una malattia che nulla aveva a che fare con quelle decisioni. Poi, col tempo, dopo qualche anno, sono improvvisamente diventati tutti “liberi” e “aperturisti”, tutti scettici su quelle scelte intraprese e tutti arrabbiati perché le stesse stanno provocando danni – tanti danni – adesso.
