La Corte Penale Internazionale, con le sue decisioni, continua a catalizzare l’attenzione del mondo. Allo stesso modo, però, continua a perdere credibilità agli occhi dell’Occidente. Il motivo? Paragonare Capi di Stato eletti dal popolo in democrazie sane a leader terroristici. Il mandato d’arresto a Netanyahu di qualche mese fa ne è la dimostrazione. A novembre, in tanti presero le distanze, non riconoscendosi nell’ente. Ora la stessa Corte ha deciso di aprire un’indagine contro il Governo italiano sul caso Almasri.
Il Ministro Antonio Tajani, che ha annunciato di aver interrotto i finanziamenti all’UNRWA (Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione dei profughi palestinesi nel vicino oriente) perché “condanniamo l’uso dei suoi uffici come prigione per ostaggi israeliani”, ieri si è anche soffermato in merito alla CPI, dicendo che bisognerebbe aprire indagini proprio su di loro, alla luce dei loro comportamenti.
La mossa di Trump
Trump, in tal senso, ha firmato un ordine esecutivo che impone sanzioni alla Corte Penale Internazionale, accusandola di “aver intrapreso azioni illegali e infondate contro l’America e il nostro stretto alleato Israele”. Il testo, diffuso dalla Casa Bianca, proibisce l’ingresso negli Stati Uniti ai funzionari, ai dipendenti e agli agenti della CPI, nonché ai loro familiari più stretti.
L’Italia, già ben prima del caso Almasri, così come tantissimi altri paesi, aveva affermato che non avrebbe mai arrestato Netanyau se fosse venuto in Italia, relativamente al mandato d’arresto al Premier israeliano. Tanti altri paesi, europei e non solo, si erano allineati alla scelta.
Von der Leyen difende la CPI
“La Cpi garantisce la responsabilità per i crimini internazionali e dà voce alle vittime in tutto il mondo. Deve poter perseguire liberamente la lotta contro l’impunità globale. L’Europa sarà sempre a favore della giustizia e del rispetto del diritto internazionale”. Lo scrive su X la presidente della Commissione Ursula von der Leyen, oggi in visita a Danzica, ospite della presidenza di turno polacca.
La reazione di CPI e ONU
“La Corte penale internazionale condanna l’emanazione da parte degli Stati Uniti di un ordine esecutivo volto a imporre sanzioni ai propri funzionari e a danneggiare il loro lavoro giudiziario indipendente e imparziale”. Lo dichiara la Cpi su X. “Sanzionare la Cpi minaccia l’indipendenza della Corte e mina il sistema di giustizia penale internazionale nel suo complesso” dichiara sui social il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa. “L’ordine esecutivo rappresenta una seria sfida al lavoro della Cpi con il rischio di influenzare le indagini e i procedimenti in corso, anche per quanto riguarda l’Ucraina, incidendo su anni di sforzi per garantire la responsabilità in tutto il mondo” afferma invece un portavoce della Commissione europea, che “esprime il suo rammarico per la decisione degli Stati Uniti di imporre sanzioni alla Corte penale internazionale”.
L’Onu ha chiesto agli Stati Uniti di revocare le sanzioni alla Corte penale internazionale. “Deploriamo profondamente le sanzioni individuali annunciate ieri contro il personale della Corte e chiediamo che questa misura venga revocata”, ha dichiarato la portavoce dell’Ufficio delle Nazioni Unite per i diritti umani Ravina Shamdasani.
