“Amici cacciatori, ancora una volta ho deciso di scrivere in difesa della nostra passione e di tutte quelle categorie a noi vicine. Come ben sappiamo, soprattutto nel territorio ricadente all’interno dell’Atc Rc1, la caccia al cinghiale è rimasta ferma per oltre due anni a causa della Peste Suina Africana. Sono tanti, ancora oggi, i cacciatori e gli agricoltori che si pongono varie domande, del perché tutto questo tempo senza poter cacciare il cinghiale, in quanto poche sono state le carcasse rinvenute infette sul territorio e solo per un breve periodo (fortunatamente), ma tanti (purtroppo), gli animali presenti che nel corso degli anni, indisturbati, si sono moltiplicati e hanno fatto danni per migliaia di euro mettendo in ginocchio il mondo agricolo”. Comincia così la lunga riflessione di Roberto Zerotti, lettore di StrettoWeb che ha deciso di scrivere alla nostra redazione.
“Fortunatamente, ad oggi questo problema sembra essere risolto, si è arrivati allo sblocco della caccia anche in tali zone, e si spera così facendo che si possa arrivare al depopolamento di tale specie diventata invasiva e pericolosa. Purtroppo mentre si ‘gioisce’ per una notizia positiva, tardiva ma che darà sollievo, ne giunge un’altra negativa che tende a mettere in ginocchio e a dura prova altre categorie”.
“La caccia ai tordi chiuderà il 9 gennaio”
“Il Consiglio di Stato, non ha accolto il ricorso presentato dalle AA.VV, quindi la caccia ai tordi al momento in Calabria si chiuderà il 9 gennaio. Ancora vi è una minima speranza in quanto il 19 dicembre, si dovrà discutere l’appello che ha fatto anche la Regione Calabria, speriamo che in tale circostanza i giudici approfondiscano bene la vicenda e i vari studi scientifici che dimostrano come i tordi sono presenti in Calabria e in Italia fino a quasi primavera. Parliamo di Tordi, specie migratoria presente in buon numero nella nostra Regione, per la quale tanti cacciatori, anzi la maggior parte rinnova la licenza di caccia”, aggiunge il lettore.
“D’altronde in questa regione tolti i tordi abbiamo ben poco da cacciare, non esiste quasi totalmente la selvaggina stanziale (fagiani, lepri, starne), che pur avendo habitat ideali, non trovano sviluppo e non riescono a portare avanti le nidiate a causa di ripopolamenti inesistenti o effettuati in periodi sbagliati e per la presenza di molti predatori, (gazze, cornacchie, volpi) per i quali non viene attivata nessun tipo di caccia di selezione (cosa diversa nelle altre Regioni)”.
“Da anni, purtroppo, si va avanti con queste chiusure improvvise, dopo che i cacciatori pagano per un calendario venatorio che prevede determinate condizioni e clausole, quindi scelgono se accettarle o meno, si vedono da un giorno all’altro stravolgere il tutto. Non è più plausibile che ciò accada e che nessuno di chi ci rappresenta, nel corso degli anni abbia pensato di limitare questo fenomeno, di mettere un freno in maniera definitiva, si è solo parlato, pubblicizzato soprattutto a ridosso delle consultazioni elettorali con qualche sterile articolo o commento e poi quando si doveva attuare nelle sedi opportune nulla è stato portato a termine, anzi cinsi è scontrati tra le parti amiche ler fare a gara di chi doveva prendere i meriti”.
“Ogni semplice ricorso fatto dalle associazioni animaliste, viene accolto dall’Ispra o dai Tar, bloccando l’attività venatoria, in questo caso parlando dei tordi, nonostante è tutto dimostrabile non solo da vari studi scientifici (telemetria) ma anche effettuando sopralluoghi sul territorio dove il tordo soprattutto nella nostra Regione è presente fino al mese di aprile, si decide per una chiusura in netto anticipo. Molto probabilmente viene da pensare che i giudici o l’Ispra neanche sanno cos’è un tordo, dove vive, cosa mangia, come e quando migra e non conoscono il territorio, altrimenti non si capisce bene perché decidere di chiudere tale specie al 9 gennaio, perché sia chiaro il tordo non migra, non nidifica e non effettua nessun ritorno prenuziale in tale periodo, tanto che in altre regioni italiane la caccia a tale specie rimane aperta fino al 30 gennaio e in altri stati come ad esempio la più vicina (Grecia) oppure la Spagna, addirittura si caccia fino a febbraio. E così succede anche per altre specie migratorie, tortore, quaglie, acquatici, che altrove si possono cacciare per periodi molto più lunghi rispetto all’Italia”.
“Si sta distruggendo l’economia locale”
“Detto ciò è evidente che basta avere disponibilità economica per andare a cacciare altrove queste specie migratorie, quindi, invece che incrementare il turismo nel nostro paese agevolando le attività commerciali presenti, pensiamo bene di espanderlo negli altri Stati che ne fanno tesoro. Si sta distruggendo l’economia locale, chiudendo 20 giorni prima la caccia per la specie tordo, la maggior parte dei cacciatori che pratica solo ed esclusivamente questa tipologia non andrà più a caccia, e tanti settori subiranno gravi perdite per la mancata vendita delle cartucce (armerie) e beni di consumo e prodotti tipici (benzinai, panifici, bar..)”.
“A queste condizioni la caccia è finita”
“Sembrerà strano detto da uno come me, soprattutto per chi mi conosce, ma bisogna constatare che a queste condizioni la caccia è finita. È impensabile pagare a fine agosto tasse per 400€ dopo aver letto il calendario venatorio (contratto), che prevede determinate clausole per poi in corso di stagione venatoria, vederlo stravolgere…oggi è toccato ai tordaioli, domani ai beccacciai…oggi alla Calabria, domani ad un’altra Regione… Chi rimborserà i danni per il periodo che non si può più effettuare una tipologia di caccia x cui abbiamo pagato? Chi rimborserà le armerie che hanno acquistato migliaia di cartucce sapendo che la caccia a tale specie chiudeva il 30 gennaio? Vogliamo veramente risolvere il problema? Teniamo veramente alla caccia? Basta poco, compattezza tra noi cacciatori e unione tra le varie AA.VV che purtroppo ad oggi non c’è”.
“Bisogna iniziare un dialogo con i cacciatori e compattarli, attuare un pressing sulle forze politiche in carica, e se non hanno voglia o non sono in grado di tutelarci, dimostrare alle prossime consultazioni elettorali la forza che abbiamo. Bisogna candidare cacciatori, volti nuovi che ci tengono e lottano per difendere la nostra passione e le categorie che ruotano attorno. Si è capaci di attuare tutto questo? Serve solo buona volontà. Questo mio sfogo, da semplice cacciatore non ha alcun valore, non ha alcun potere se fatto qui, dietro ad un semplice articolo, ma se fatto in sedi opportune, da chi ha o avrà un peso specifico e sarà affiancato/supportato da centinaia/migliaia di cacciatori battaglieri come me e dai tanti Settori che vivono di caccia o con la caccia, sono sicuro che si potranno ottenere grandi risultati, per farlo serve la forza di tutti. IO CI SONO….”, si chiude il pensiero.
