“Il Circolo Amici della Caccia esprime solidarietà agli agricoltori coinvolti e parte attiva dell’attuale protesta dei trattori in Italia, attualmente diretta su Roma e Sanremo”. Lo afferma in una nota il Circolo Amici della Caccia.
“Ricordiamo che la protesta dei trattori è un movimento di protesta che coinvolge gli agricoltori italiani e che ha preso piede in diverse parti del paese. Gli agricoltori stanno manifestando per esprimere il loro malcontento riguardo a diverse questioni che influenzano il settore agricolo italiano”.
“Gli agricoltori in particolare lamentano i costi elevati di produzione, che includono ad esempio i costi dei carburanti, dei fertilizzanti e delle attrezzature agricole. Questi costi rendono difficile per gli agricoltori mantenere la redditività delle loro attività. Un’eccessiva burocrazia e normative considerate troppo rigide che gravano sul settore agricolo (tali elementi negativi caratterizzano fra l’altro anche il settore venatorio, oggigiorno gravato da costi elevati di gestione e ulteriori limitazioni legislative imposte proprio in seno alla Commissione Europea) possono rendere difficile per gli agricoltori adempiere ai requisiti legali e amministrativi, aumentando i costi e le difficoltà operative del caso. Essi protestano anche contro le politiche europee che ritengono dannose per il settore agricolo italiano, la nuova Politica Comune Agricola. In particolare, si oppongono al Green Deal e all’Agenda 2030, che secondo loro potrebbero avere un impatto negativo sulle loro attività”.
“Il Circolo Amici della Caccia riconosce l’importanza del settore agricolo a cui è pienamente solidale e il suo legame indissolubile con l’attività venatoria. La caccia può svolgere un ruolo importante nella gestione della fauna selvatica e nella prevenzione dei danni alle colture agricole. Gli agricoltori che praticano l’attività venatoria possono contribuire a ridurre i danni causati dalla fauna selvatica alle loro colture e inoltre, piuttosto che pensare di incentivare i terreni incolti destinati ad attività non produttive in ambito agricolo dando spazio magari a ettari di pale eoliche o pannelli fotovoltaici non funzionali alla tutela della biodiversità, i burocrati europeisti potrebbero pensare maggiormente ad una possibile gestione funzionale della flora e fauna in collaborazione con l’intero reparto venatorio ed agricolo”.
“L’introduzione della caccia nell’ambito di una Politica Agricola Comunitaria richiederebbe senz’altro un’attenta pianificazione e una serie di considerazioni. In primo luogo, sarebbe necessario stabilire nuove norme aggiornate in ambito nazionale in tal senso con regolamentazioni unitarie di matrice europea riguardanti la caccia programmata in chiave di “bioregolazione faunistica”, ampliando nuove specie e gli stessi periodi di caccia tenendo conto del contenimento annuale delle specie in esubero particolarmente dannose per l’agricoltura e attualmente non cacciabili o cacciabili solo tramite particolari normative e regolamenti, adottando pertanto piani di prelievo di stampo europeo, con determinate quote di prelievo e misure di conservazione ad hoc tenendo conto delle singole condizioni locali e delle esigenze delle comunità coinvolte in termini di prevenzione e di risoluzione delle problematiche create dalla fauna selvatica”.
“L’introduzione della caccia in ambito PAC pertanto dovrebbe essere vista come un modo per gestire le popolazioni di specie selvatiche che possono causare danni alle colture agricole a prescindere dai dettami dell’attuale legge quadro 157/92 che prevedano la caccia di contenimento, la caccia di selezione per gli ungulati e la caccia in deroga, come nel caso di specie dello Stato Membro Italia. In tal senso, dovrebbero essere previste, oltre a maggiori misure di compensazione ed incentivi per gli agricoltori che subiscono perdite a causa della fauna selvatica, maggiori incentivi per i cacciatori visti in qualità di veri e propri operatori faunistici che in tal senso dovrebbero operare sulla base di una normativa Europa che riconosce a tutti gli effetti il ruolo di “bioregolatore” per tutte le specie “dannose” a prescindere da burocrazia e norme nazionali che andrebbero in quest’ottica seriamente riformate”.
“La Politica Agricola Comunitaria potrebbe quindi promuovere programmi di formazione generale e specifica, educazione e sensibilizzazione per promuovere in chiave futura una caccia sempre più responsabile e sostenibile tramite le buone pratiche di caccia, la conservazione della fauna selvatica e la gestione degli habitat in collaborazione con il mondo agricolo”.
“In conclusione, il Circolo ritiene che l’introduzione ufficiale della caccia nell’ambito di una Politica Agricola Comunitaria rappresenterebbe la chiave di volta per sviluppare internamente, con l’aiuto dell’Unione Europa, lo sviluppo del settore agricolo nazionale scongiurando il pericolo della concorrenza estera dei Paesi extra UE in quanto una migliore gestione della caccia, funzionale alla tutela delle attività agricole, implicherebbe automaticamente una migliore gestione del suolo favorevole alla biodiversità oltre che alle attività economiche e produttive connesse al settore agricolo”.
