L’immediata scarcerazione per difetto di gravità indiziaria. E’ questa la richiesta avanzata al Tribunale del Riesame di Catanzaro presieduto dal giudice Mariarosaria Migliorino da parte dei difensori di Salvatore Ascone. Gli avvocati Salvatore Staiano e Antonio Caruso difendono Ascone, 57 anni di Limbadi, che secondo la Direzione distrettuale antimafia guidata da Nicola Gratteri è tra gli assassini di Maria Chindamo. L’imprenditrice di Laureana di Borrello è scomparsa il 6 maggio 2016.
Secondo quanto emerso dalle indagini e dalle dichiarazioni dei pentiti, Maria Chindamo sarebbe stata uccisa e data in pasto ai maiali. Ascone, detto “U pinnularu”, secondo gli inquirenti fa parte della cosca Mancuso. Per lui le manette sono scattate lo scorso 7 settembre durante la seconda tranche dell’operazione antimafia “Maestrale”.
Nelle due ore di udienza di oggi gli avvocati di Ascone hanno provato a smontare il piano accusatorio messo in piedi dagli uomini di Gratteri, puntando in particolare sulle dichiarazioni dei pentiti, che secondo i legali sarebbero troppo generiche. Il movente, secondo l’accusa, è doppio: la relazione tra la Chindamo e un poliziotto dopo aver lasciato il marito che si è suicidato, e l’interesse del clan Mancuso sui terreni agricoli ereditati da Maria. Entro questa settimana il Tribunale del Riesame dovrà decidere se Ascone torna libero.

