Psichiatra uccisa, Calabria e Sicilia ad alto rischio: “tornare alle strutture di detenzione”

Calabria e Sicilia sono tra le regioni a più alto rischio a causa degli alti tempi di attesa delle Rems, per i detenuti con disturbi psichiatrici

Il caso di Barbara Capovani, la psichiatra uccisa a Pisa, ha acceso un faro sui rischi che la categoria corre giornalmente. La dottoressa è deceduta dopo essere stata colpita con una spranga da Gianluca Paul Seung, suo paziente. L’uomo è in stato di fermo con l’accusa di tentato omicidio premeditato.

L’uomo, 35enne, che si definisce uno sciamano, presentava “numerosi sintomi appartenenti allo spettro dei disturbi antisociale, narcisistico e paranoico“. Lo scriveva, nella sua diagnosi, la stessa Barbara Capovani.

I rischi, per gli psichiatri, sono numerosi. La proposta è quella di abolire le Rems (Residenza per l’esecuzione delle misure di sicurezza), che sono un “fallimento“. E’ la proposta che il sindacato della polizia penitenziaria Spp rilancia dopo l’omicidio della psichiatra pisana. L’ideale, secondo i rappresentanti sindacali, sarebbe il ritorno alle strutture psichiatriche di detenzione, soppresse 10 anni fa. Queste andrebbero però ripensate “nei servizi da garantire e con un numero di personale specialistico“. Si propone inoltre di istituire in ogni carcere “lo Sportello di aiuto psicologico“.

Troppi gli elementi che hanno determinato il flop sino a produrre omicidi e gravi atti di violenza che hanno colpito il personale penitenziario“. Lo sosttiene, riferendosi alle Rems, il segretario Aldo Di Giacomo. Tra le criticità si segnalano lunghe liste di attesa per l’ammissione. “Al 2022 sono oltre 700, secondo il Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, i detenuti in lista d’attesa per fare ingresso in una delle Rems, ma molti di più quanti hanno problemi psichici. Il tempo medio di attesa è di 304 giorni, con regioni come Sicilia, Puglia, Calabria, Campania e Lazio in cui l’attesa arriva fino a 458 giorni. Le regioni con più detenuti in attesa sono la Sicilia con circa 140 detenuti, la Calabria con 120 e la Campania con 100“.

La creazione delle Rems, dunque, che sulla carta dovrebbero disporre di non più di 20 posti letto si è rivelato un espediente per “scaricare detenuti con gravi problemi psichici senza tra l’altro disporre di risorse ed organici adeguati“. Secondo il sindacato “si continua a sottovalutare la presenza nelle carceri di detenuti con problemi psichici che costituiscono un terzo degli 84 suicidi dello scorso anno e aggrediscono gli agenti. La percentuale più alta dei detenuti con disturbi psichiatrici soffre di nevrosi; il 30% di malattie psichiatriche collegate all’abuso di droghe e di alcool; il 15% di psicosi“.