Ha generato diverse reazioni a livello nazionale la lettera scritta nei giorni scorsi dell’Arcivescovo di Crotone-Santa Severina, Angelo Panzetta, il quale ha suggerito alla comunità diocesana di sospendere l’accensione dei fuochi d’artificio per rispetto della popolazione ucraina che vive o si è rifugiata nel territorio calabrese a causa della guerra provocata dalla Russia. “Ci sono bambini che quando sentono i botti si nascondono sotto i letti perché gli ricordano le bombe”, si legge tra le righe. Dopo due anni di limitazioni a causa del Covid, i pellegrini possono certamente tornare a partecipare alle processioni e grandi manifestazioni religiose, ma bisogna anche tener conto del periodo che si sta vivendo nell’Est Europa. E’ questo, in sintesi, il pensiero dell’Arcivescovo Panzetta, che nella sua missiva spiega: “bisogna tenere conto di come vive la nostra gente. Quella di Crotone è forse la provincia più povera d’Europa. Trattandosi di feste religiose, credo sia dovere del pastore considerare eticamente il modo in cui si spende il denaro”.
E’ chiaro quindi l’invito a sospendere la programmazione degli spettacoli pirotecnici. Una scelta che sarebbe anche un gesto di sensibilità verso i profughi ucraini “per i quali – scrive il presule – i botti ricordano il fragore delle bombe che stanno distruggendo il loro Paese”. Inoltre, Panzetta si sofferma sull’aspetto economico: “il mio è un invito a valutare bene. In diocesi ci sono piccole realtà che spendono 200-300 euro per i fuochi, e allora non c’è problema. Ma a Crotone si arrivava a spendere 20mila euro. Non posso far finta di non vedere. Però non ho detto no ai fuochi o alle luminarie, ho chiesto alla comunità di considerare che il territorio sta vivendo un periodo di povertà. Con in più la guerra”.
