Le reazioni alla notizia della maxi rissa che la scorsa notte ha scatenato il caos nella centralissima piazza Duomo, a Reggio Calabria, evidenziano il clima di alta tensione sociale che si respira nell’Italia del post-lockdown. Un episodio barbaro che dovrebbe indignare di per sè, scatena invece le reazioni degli psicofobici del contagio da movida. Un enorme paradosso, una contraddizione in termini perchè a Reggio Calabria di “movida” non c’è neanche l’ombra. Abbiamo parlato di “sciarra” nella nostra cronaca nera di una notte da far west, perchè è il termine più appropiato rispetto a quello che succede sempre più spesso nel centro storico della città. Prima e dopo del lockdown. Non è una semplice rissa tra ragazzini: si tratta di “sciarre” tra “figghiolazzi” accecati dai fumi dell’alcol e da un contesto di sottocultura profondo.
Ieri notte abbiamo visto giovani con la testa completamente ricoperta dal sangue, proprio come era già accaduto a metà Febbraio quando il Coronavirus era una notizia da trafiletto riferita a ciò che succedeva in Cina e tutti etichettavano i giornalisti che lanciavano l’allarme come “allarmisti“.

Il rischio del contagio è assolutamente ridicolo rispetto alle violenze, al degrado giovanile, all’alcolismo adolescenziale.
La rissa dovrebbe indignarci per la rissa in sè, come a Febbraio, come l’anno scorso, come due anni fa. Non certo per il rischio del contagio, ammesso che ci fosse.
Il Coronavirus ha mollato la presa, grazie al clima più caldo e secco in vista dell’estate. Infatti adesso la pandemia sta dilagando in Sud America e Sudafrica, dove sta iniziando l’inverno. In Italia tornerà in autunno, da Ottobre-Novembre in poi, con la seconda ondata. Ma in ogni caso saremo pronti e preparati per fronteggiarlo senza nuovi lockdown, grazie ai controlli (tamponi), all’isolamento dei focolai sul nascere e alla migliore organizzazione degli Ospedali che intanto hanno più che raddoppiato i posti letto di terapia intensiva in tutt’Italia, allestendo le aree Covid-19 isolate dal resto delle strutture nosocomiali per evitare il contagio interno che ha provocato questo disastro.
Movida o non movida, il contagio continuerà a diminuire.
E la Calabria, solo sfiorata dalla pandemia, adesso si risveglia da tre mesi in apnea e ritrova tutti i propri problemi ante-Coronavirus. Le risse dei giovani ubriachi. La spazzatura abbandonata fuori da ogni portone. Le strade devastate dal dissesto. La mancanza di servizi basilari per i cittadini. Altro che Covid-19: eppure nel disastro della triste normalità reggina e calabrese, c’è chi si indigna per una rissa soltanto perchè pensa che aumenterà il contagio. Non perchè ogni weekend i nostri giovani si ubriacano bastonandosi come se fosse uno scontro tra tribù.
Aspettiamo che ci scappi il morto per renderci conto che la pandemia è solo l’ultimo dei nostri problemi?
