L’emergenza Coronavirus sta arrivando là dove il buon senso, e soprattutto una buona amministrazione, sarebbero dovuti arrivare già da tempo. In base a quanto apprende la redazione di StrettoWeb sono stati inviati 30 telegrammi ad altrettanti operatori sanitari ai quali si chiede la disponibilità al reintegro in servizio. E’ altamente probabile che di questi molti diano risposta negativa, se non altro perché c’è chi sta già lavorando altrove, essendo stato licenziato da settimane. Gli operatori sanitari dovevano confermare la propria disponibilità entro oggi. Può darsi, dunque, che ci sarà un’altra tornata di telegrammi, per arrivare al giusto numero di operatori. “La cosa negativa – ci racconta uno di questi – è che molti tra gli infermieri con maggiore anzianità di servizio, che magari lavoravano al Gom da 2 anni prima del licenziamento avvenuto il 29 febbraio, non saranno richiamati, perché si sta attingendo ai nominativi della graduatoria presa in prestito dall’Asp“.
La solita confusione nostrana, dunque, che regna sovrana anche in piena emergenza. Eppure a fine febbraio si sapeva già che con molta probabilità saremmo arrivati a questo punto, si sapeva già che si sarebbe reso necessario un maggior numero di operatori sanitari per far fronte all’incremento di lavoro e di ricoverati per via del coronavirus. Perché non prevenire evitando di licenziare i 50 infermieri che avevano il contratto in scadenza? Sarebbe stato logico e giusto per tutti: per i pazienti che si sarebbero visto garantito un servizio essenziale, ovvero quello di essere curati e assistiti, e per gli operatori stessi che, dopo mesi e anni di precariato avrebbero avuto la gratificazione e la motivazione più importante per svolgere al meglio il proprio lavoro: la certezza di una continuità ben definita ed organizzata.
