Reggio Calabria, Associazioni: “non avere una casa dove abitare è come non aver alcun diritto”

Alcune associazioni della città chiedono un efficace intervento dell'Amministrazione di Reggio Calabria per sanare la problematiche degli alloggi popolari

Non avere una casa dove abitare è  come non avere alcun diritto: non poter riposare; non poter mangiare; non poter  studiare; non potersi curare; non avere una propria vita privata. Soltanto chi vive questa situazione di precarietà può probabilmente capirla pienamente. In  città  sono numerose le famiglie in disagio abitativo  e garantire loro il diritto all’abitare  dovrebbe essere al primo posto dell’agenda politica dell’Amministrazione Falcomatà.     Si potrebbe, prima di tutto, completare la prima azione avviata 18 mesi fa,  con l’approvazione della delibera di Consiglio Comunale del 10 febbraio 2017, azione  che non è stata mai portata a termine. In quasi 4 anni solo le prime otto famiglie vincitrici del bando comunale 2005 hanno avuto assegnato un alloggio da questa Amministrazione.  Le altre, qualche centinaio, attendono una risposta che non arriverà, se il Comune non modifica il suo orientamento inerte“. Lo scrivono in una nota stampa le associazioni Reggio Non Tace, Un Mondo di Mondi, CSOA, Società dei Territorialisti/e Onlus Collettiva Autonomia.

La società Hermes, ormai da mesi,  ha effettuato una parte delle verifiche necessarie per recuperare qualche decina di alloggi  che si potrebbero riassegnare. Ma le azioni successive previste dalla normativa non vengono effettuate.  Nell’incontro del 24 luglio scorso, il dirigente del settore alloggi popolari, architetto   A. Cristiano (in carica dal mese di novembre 2017), ha dichiarato in modo molto generico che le azioni del recupero alloggi  sono state avviate.  Ha giustificato il ritardo  con l’assenza di personale ed ha annunciato che a settembre ci sarà un nuovo dirigente destinato esclusivamente a  questo settore. Da mesi viene detto alle Associazioni e alle famiglie che queste azioni sono state avviate.  Ma se fosse vero,  data la tempistica prevista dalla legge,  sarebbero state già ultimate e  avremmo avuto qualche decina di  alloggi assegnati agli aventi diritto. Per quanto riguarda la carenza di  personale del settore erp la soluzione esiste: è  quella di impegnare il gruppo di lavoro che sta operando con i beni confiscati per il superamento del ghetto dell’ex Polveriera. Non si comprende  perché non si voglia utilizzare questo gruppo di lavoro, pur essendo l’azione più semplice e ovvia che consentirebbe di procedere nel percorso di legalizzazione del settore. Sulle forze mancanti c’è un altro aspetto poco chiaro da considerare. Il coinvolgimento della Prefettura e delle Forze dell’Ordine dello Stato per la costituzione della task force, prevista dalla delibera di Consiglio Comunale  di febbraio 2017, è stato costantemente annunciato ma non è stato mai realizzato” prosegue.

Per assegnare gli alloggi alle famiglie in situazione di bisogno abitativo  l’Amministrazione dovrebbe utilizzare anche i beni confiscati,  come sta facendo per l’ex Polveriera e come ha già fatto per la caserma Duca D’Aosta.  A questo proposito è utile ricordare la scadenza del 30 settembre 2018 del bando del Ministero dell’Interno  (PON  legalità 2014 /2020  Asse 3 – Linea di Azione 3.1.1 – Interventi di riuso e rifunzionalizzazione di beni confiscati alla criminalità organizzata – Calabria) con il quale si concedono ai comuni finanziamenti per  la ristrutturazione degli alloggi confiscati. Altri aspetti della vicenda alloggi andrebbero rivisti nell’ottica di favorire il diritto alla casa. Il regolamento comunale  per l’emergenza abitativa nella versione approvata  dal Consiglio prevede una Commissione che da mesi non si riesce nemmeno a costituire,  rappresentando un chiaro errore da correggere. Si dovrebbe prevedere la sostituzione della Commissione con la procedura informatica proposta dalle Associazioni e dai Movimenti nel luglio 2017. La decisione del  2016 (Delibere Giunta nr 98 e 99 del 18 maggio 2016 – Delibera Consiglio Comunale nr 70 del 31 ottobre 2016)  di utilizzare per altri interventi  ben 11 milioni di euro degli  11,5 milioni  del Decreto Reggio destinati per nuovi alloggi popolari,  è una scelta molto negativa, che dovrebbe essere corretta, perché  nega il diritto alla casa a decine di famiglie. Modificare l’orientamento dell’  Amministrazione Falcomatà è necessario per attuare da subito una politica degli alloggi popolari  indispensabile alla cittàconclude la nota.