
“Purtroppo, la storia di Reggio ci insegna che la debolezza della politica e la sua corruzione identitaria sono state l’unica causa che ha consentito scippi e spoliazioni, a partire da quelle insanguinate giornate del 1970 per arrivare ad oggi. Ai vari protagonisti intervenuti a sollevare strumentalmente il problema va ricordato che esiste sui libri di storia una vicenda fatta di grandi contenuti politici e umani, territoriali e di sviluppo economico, che vanno bel oltre il campanilismo, ridicolizzata e banalizzata da ultimo da Sergio Rizzo accomodato nel salotto di Giletti, e che hanno trovato unanime riconoscimento nella storiografia ufficiale italiana. Ritirare fuori questa questione riducendola a mero motivo di risparmio economico costituisce non solo limitata e riduttiva visione della storia, ma soprattutto umiliante opera esegetica, mortificante ottica in chiave di ridimensionamento di un territorio e di una comunità. Il silenzio dei politici reggini è forse l’aspetto più preoccupante. Che nessuno abbia sentito il bisogno ed il dovere morale e politico di indirizzare con un intervento un chiaro messaggio di riscontro e opposizione ferma a qualsivoglia tentativo di far passare per buona e fattibile l’idea di privare Reggio di questo seppur minimo riconoscimento istituzionale è cosa che non ha facile spiegazione. Per questi motivi si auspica e si invita il Presidente del Consiglio Regionale, il reggino Nicola Irto, ad occuparsi formalmente della vicenda, rivolgendo a chi ha in mente questa malsana idea una categorica e motivata replica di disapprovazione. Il Movimento Nazionale per la Sovranità non esercita una lotta di “pennacchio”, come qualche faziosa interpretazione ha provato a catalogare; si batte per i diritti della collettività, per gli interessi economici e di crescita del nostro oltraggiato territorio e chiederà che una sua delegazione venga ricevuta proprio dal Presidente Irto nei prossimi giorni, per interloquire in merito alla paventata congettura“, concludono.
