Primo libro di una trilogia che vuole raccontare una Calabria libera dai tradizionali stereotipi e dai preconcetti negativi di cui la storia l’ha rivestita, “Era fame di vita” manifesta un’ampia fruibilità didattica da rintracciarsi nel realismo del suo impianto narrativo. Il periodo storico in cui si svolgono le vicende si inquadra all’interno di un più ampio contesto di fermenti internazionali: gli anni post-bellici della guerra fredda, infatti, offrono una cornice politica e sociale alla descrizione, particolarmente evocativa, di luoghi e personaggi. Le scelte stilistiche dell’autore, finalizzate all’elaborazione di un messaggio dai risvolti etici, consegnano al lettore il ritratto autentico di una Calabria fiera, capace di rivelare negli elementi naturalistici, nella ricchezza delle tradizioni, nella nobiltà dei valori, il fascino di una bellezza dimenticata. «Non è possibile avere solo stereotipi negativi nei confronti della nostra terra, perché altrimenti si rischia di emularli. Dobbiamo invece ispirarci al bene» dichiara Giovanni Suraci, motivando le premesse teoriche su cui si innesta la trama del racconto. Una curiosità vivace ed un notevole entusiasmo intellettuale hanno caratterizzato il momento di confronto preparato dalle domande che gli studenti dell’I.C. “Radice-Alighieri” hanno rivolto all’autore.«Voi siete le sentinelle della contemporaneità» ha affermato Giovanni Suraci rivolgendosi all’astante platea di giovani, cui ha affidato il compito di riscattare, attraverso la cultura, il destino della Calabria. «Un uomo senza cultura è come un corpo senz’anima» ha continuato l’autore, ribadendo la centralità dell’istruzione all’interno delle dinamiche di sviluppo ed emancipazione di un popolo. Sciogliendo la metafora contenuta nel titolo del libro ha aggiunto: «Quella che provavamo, noi ragazzi di quegli anni, era una fame di informazioni, di conoscenza, di cultura». Educare alla lettura significa favorire lo sviluppo di un pensiero critico tale da fornire nuove chiavi interpretative della realtà; pertanto gli obiettivi formativi di cui la scuola si fa carico confluiscono naturalmente nelle finalità didascaliche del volume di Giovanni Suraci il quale, prima di congedarsi, ha consegnato al suo pubblico di giovani lettori le parole del cantautore Francesco De Gregori, come sintesi poetica di una missione squisitamente democratica: «La storia siamo noi, nessuno si senta escluso».
